PALERMO – OPERAZIONE DEI CARABINIERI AI DANNI DEL CLAN DI MISILMERI: 7 ARRESTI PER ESTORSIONI E MINACCE

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    “Si riafferma la presenza dello Stato in territori dove la mafia si rivela ancora proterva e sfrontata, ma le vittime cominciano a reagire”. Così, il Procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci, a proposito del nuovo blitz che, con 7 arresti operati dai carabinieri di Palermo, ha inferto un duro colpo alle attività criminose del temibile clan mafioso di Misilmeri. Associazione mafiosa, estorsione, minacce aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose, spaccio di sostanze stupefacenti e spendita di banconote contraffatte, i reati contestati. Questo perché, oltre alle ‘consuete’ azioni criminose del clan, si aggiungono anche un giro di banconote false (al costo di 4 euro per ogni banconota da 20 euro, provenienti dalla Campania), e di borse e oggetti con marchi contraffatti. Quest’ultima ondata di arresti prende vita dalla prosecuzione della precedente operazione, denominata ‘Jafar’, mirata a stabilire la mappatura delle cosche nell’ambito di un riassetto territoriale minato da diversi arresti, ricostruendo così “gli assetti e alle attività criminali del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, area urbana dell’immediato hinterland palermitano connotata da difficile penetrabilità investigativa e interessata, per ultimo, da numerosi atti di intimidazione a commercianti”. La consorteria sarebbe formata dalle famiglie mafiose di Misilmeri, Belmonte Mezzagno e Bolognetta, ed avrebbe visto succedersi al vertice nomi di spicco come quelli di Benedetto Spera e Francesco Pastoia (fortemente legati a Provenzano), Salvatore Sciarabba, Antonino Spera, Francesco Lo Gerfo e Giuseppe Vasta. Come spiega ancora il Procuratore aggiunto di Palermo, Agueci: “Le indagini hanno evidenziato come anche i contesti territoriali extracittadini subiscano le medesime incidenze malavitose proprie di Cosa Nostra che, secondo un ormai consolidato protocollo criminale, cerca di assicurarsi il controllo della più significative espressioni dell’economia locale attraverso eloquenti atti intimidatori (apposizione di colla attak, incendi ecc) di norma propedeutici a imposizioni estorsive. Le investigazioni hanno documentato responsabilità in ordine ad alcune vicende estorsive, tra cui quella che ha visto il titolare di un noto esercizio commerciale di Bolognetta, intenzionato ad effettuare lavori di ampliamento dei locali, destinatario della richiesta di pagamento di 10.000 euro qualora per svolgere le opere non fosse stato disponibile ad avvalersi di un’ impresa vicina a Cosa nostra”.

    M.