ROMA, RUBAVANO I-PHONE AI TURISTI PER POI RICICLARLI ALL’ESTERO

    carabinieriI Carabinieri della Compagnia Roma Centro stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Roma nei confronti di 18 persone. Nello specifico so tratta di 13 custodie cautelari in carcere, 4  obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 1 divieto di dimora nel Comune di Roma. I provvedimenti sono stati emessi per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, ricettazione e riciclaggio, con l’aggravante della transnazionalità. 

    Le attività investigative, durate circa 6 mesi, sono partite da un’attenta analisi delle denunce di borseggio sporte presso le Stazioni Carabinieri del centro  di Roma e  delle centinaia di arresti in flagranza effettuati nel corso dell’anno dalle pattuglie dell’Arma in servizio all’interno della metropolitana e dei mezzi pubblici di linea per contrastare tale tipologia di reato. Dall’incrocio dei dati è subito balzato agli occhi degli investigatori del Nucleo Operativo, l’elevato numero di furti di telefoni cellulari di ultima generazione commesso perlopiù in danno dei turisti in vacanza nella Capitale.  Tale dato investigativo ha consentito di indirizzare le indagini verso i canali di riciclaggio della refurtiva, fino a far emergere l’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminale  in cui borseggiatori, per la maggior parte di nazionalità rumena o sud americana, e ricettatori, tutti nord africani,  si erano associati tra di loro al fine di gestire il giro d’affari legato all’attività illegale.  Le indagini hanno consentito di accertare che gli associati avevano creato un vero e proprio “sistema d’allarme telefonico” in cui ogni borseggiatore o ricettatore a lavoro si premurava di informare tutti gli altri associati della presenza di pattuglie delle forze di polizia all’interno della metropolitana o dei mezzi pubblici  indicando  addirittura il reparto di provenienza ed in alcuni casi  i nomi dei militari in servizio.  Tutti i borseggiatori una volta in possesso della refurtiva si portavano verso Piazzale Flaminio o in alcuni casi a Piazza Vittorio Emanuele dove i ricettatori li attendevano per recuperare i telefoni di ultima generazione (cd. smartphone), tablet, macchine fotografiche o pc portatili. Gli investigatori sono poi riusciti a risalire ad un esperto informatico, italiano, che per conto dell’associazione si preoccupava di acquisire su internet i codici di sblocco dei telefoni che consentono di eliminare gli stessi dalle “black-list” delle compagnie telefoniche e della case di produzione, ostacolando in tal modo l’identificazione della provenienza delittuosa e garantendo la possibilità di rivendere la refurtiva che, in parte, veniva commercializzata a Roma (in particolare durante al mercato di “Porta Portese”), e, per il resto, veniva spedita nei paesi del Nord Africa. Il giro d’affari generato dall’attività illecita si attestava mediamente intorno ai 60.000 Euro mensili, considerando gli associati riuscivano a spedire all’estero circa 150 telefoni cellulari di ultima generazione, per un prezzo medio  di 300-400 Euro cadauno.  Nel corso delle indagini sono stati conseguiti i seguenti risultati operativi:

    –      sequestro di 80 telefoni cellulari, 5 computer portatili e 6 macchine fotografiche, di provenienza illecita, che stavano per essere trasferiti in Marocco tramite un corriere;

    –      sequestro di 60 telefoni cellulari, di provenienza illecita, esposti alla vendita durante il mercato rionale di “Porta Portese”;

    –      restituzione ai legittimi proprietari di oltre 70 telefoni cellulari recuperati;

    –      arresto in flagranza di reato di oltre 200 persone autori di borseggi a bordo dei mezzi pubblici;

    –      denuncia in stato di libertà di 26 persone per il reato di ricettazione e di 2 persone per il reato di riciclaggio.