VENETO FILOIMPERIALE E FILOTEDESCO: RIFLESSIONI SU MARSILIO DA PADOVA E PIETRO ARETINO, INVITO ALLA LETTURA.

     

    Una domanda storica e culturale si ripropone a distanza di secoli,nonostante l’esito delle ultime elezioni regionali che hanno visto la riconferma del governatore Zaia sostenuto dalla Lega Nord,partito antieuropeista e antieuro, il Veneto è stata una regione con radici culturali filoimperiali e,in ultima analisi, filotedesche? L’intuizione potrebbe provenire, a livello umanistico, dalla comparazione delle posizioni politiche e dall’analisi dei testi di due grandi scrittori e intellettuali veneti,senza arrivare a chiamare in causa le disquisizioni sulle origini genetiche dei Venetkens , sulla Volkerwanderung longobarda e i suoi insediamenti in Nord Italia o sul ruolo del fondaco dei tedeschi a Venezia e le origini prussiane-brandeburghesi di Johann Mathias Von der Schulenburg,uno dei più famosi generali della Serenissima Repubblica o, più recentemente, sulla particolare concentrazione,in età contemporanea,di aziende e insediamenti produttivi tedeschi in Veneto. I due scrittori sono Pietro Aretino (1492-1556) e Marsilio da Padova (1275-1342),entrambi filoimperiali, il primo seguace e fautore di Carlo Quinto, oltre che propagandista per la Serenissima Repubblica di Venezia,l’altro seguace di Ludovico il Bavaro, autore di un’opera cruciale per il ghibellinismo e il pacifismo universale come il Difensore della pace, morirà addirittura esule in Germania a Monaco di Baviera. Si tratta, tra medioevo e rinascimento, di due ponti culturali con la cultura tedesca che guardavano alla figura del Sacro Romano Imperatore come al reggente dell’Europa, del mondo occidentale ed al modello istituzionale e politico tedesco come al modello in assoluto cui fare riferimento. In realtà non si tratta di figure isolate,poiché lo stesso Dante Alighieri,come si evince dal De Monarchia e da altri passaggi delle sue opere, secondo la maggior parte degli studiosi, avrebbe ben preferito la reggenza tedesca e imperiale in Italia al continuo avvicendarsi di particolaristiche guerre intestine tra comuni e signorie (ai tempi di Dante era disceso in Italia Arrigo Settimo di Lussemburgo, ma basta anche fare riferimento ai passi della Divina Commedia su Manfredi,l’epilogo ghibellino di Tagliacozzo,ecc.) e non è un caso che il grande Goethe si ispirerà,almeno in parte, proprio a Dante,che è uno degli autori italiani più apprezzati in Germania, per il suo capolavoro Faust. Pietro Aretino, per quanto nato ad Arezzo, vivrà e morirà a Venezia,dopo l’esperienza politica e letteraria alla corte romana e, per quanto insignito anche di incarichi e onorificenze dallo Stato della Chiesa, nel suo epistolario descrive chiaramente il modello repubblicano del “giurisdizionalismo veneto”, come lo definisce lo storico Alvise Zorzi nel suo capolavoro “La Repubblica del leone”, cioè la capacità anche dello stesso patriarca di Venezia di comportarsi con una certa autonomia e spirito di indipendenza rispetto alla corte pontificia, come qualcosa di gran lunga preferibile alla vita cortigiana con le sue invidie e veleni e al sistema istituzionale di qualsivoglia altra corte o signorìa italiana (lettera 81 a Messere Bernardo Navaiero,lettera 79 al suo padrone di casa,sul Canal Grande nelle vicinanze del fondaco dei Tedeschi, Messere Domenico Bolani, lettera 96 a Messere Ambrogio Eusebio). L’ammirazione verso Carlo Quinto e la celebrazione delle sue vittorie,che lo porteranno addirittura a far prigioniero lo stesso antagonista Francesco Primo Re di Francia (lettera 5 a lo Imperadore riferita all’episodio del 1526 ed alla grazia della libertà concessa da Carlo al re francese), scandiscono l’attività propagandistico-letteraria dell’Aretino al pari della celebrazione delle tradizioni e del sistema di governo della Serenissima,suo rifugio e angolo di libertà repubblicana dopo esperienze travagliate in altre sedi. Culturalmente l’Aretino rappresenta un esempio molto moderno di libertà di stampa e di uso della stampa e della letteratura a fini politici e professionali,financo economici e, in questo modo di intendere il suo status e la sua dimensione intellettuale, non poteva non identificarsi positivamente nei valori della patria di Johannes Gutenberg,inventore della stampa,paese da sempre più sensibile verso l’attività divulgativa e informativa e i relativi diritti. Marsilio da Padova,da parte sua, rivela invece nella sua opera,il Defensor Pacis, l’abuso guelfo plurisecolare della Chiesa di Roma che si sarebbe arrogata, senza alcuna legittimazione (lo argomenta proprio da un’esegesi storica e filologica,cioè scientifica, dei testi delle sacre scritture e in anticipo addirittura sulla Riforma luterana, di cui, viceversa,Aretino non fu affatto fautore),poteri su altre diocesi o quantomeno una preminenza che è assurta storicamente al rango di una sorta di regime di monarchia teocratica assoluta. Egli rivela il carattere assembleare-conciliare,cioè popolare e democratico, della Chiesa delle origini e rivendica la primazia del soglio imperiale rispetto al ruolo ecclesiastico,che deve invece ritornare alla dimensione spirituale della religione piuttosto che alla corruzione del ruolo temporale,idoneo solo a seminare guerre e dissidi. Da queste teorie nascerà l’idea,nel periodo della lotta per le investiture e altro,che sia l’Imperatore a dover proporre o quantomeno asseverare le nomine delle prelature e non viceversa il Papa a poter scomunicare o scegliere i governanti terreni.  Il titolo dell’opera, il Difensore della Pace, richiama, in pieno medioevo, i governanti alla loro vera funzione di creare la pace come presupposto necessario per realizzare il benessere morale e materiale delle popolazioni amministrate e questo concetto anticipa l’idea dello Stato sociale o quantomeno di uno Stato di diritto che realizzi le condizioni per lo sviluppo della personalità umana individuale nelle sue attitudini e aspirazioni, capovolgendo il concetto autoritario tradizionale dell’esistenza dei sudditi in funzione delle esigenze e degli umori del Leviatano,per usare il termine di Hobbes. Si tratta di un’opera più che progressista,a dir poco avveniristica, in un’epoca che aveva conosciuto le Crociate e in cui la figura del Papa Urbano Secondo e  la forza disgregante dell’intolleranza religiosa avevano avuto un ruolo causale in tutto questo ( fondamentale il testo di Steven Runciman sulla storia delle Crociate). In tale ottica capovolta rispetto a quella tradizionale italiana è l’Imperatore, ed in particolare il Sacro Romano Imperatore Tedesco, ad incarnare il Sole, la forza centripeta unificatrice e pacificatrice atta a creare condizioni di benessere e sviluppo, mentre è la Chiesa, esattamente come nell’opera del giurista napoletano Pietro Giannone sull’Istoria civile del Regno di Napoli di circa quattro secoli successiva, a rappresentare la Luna, la forza guelfa disgregatrice e oscurantista causa di tutti i mali terreni! L’esegesi dei testi biblici in Marsilio da Padova anticipa e prepara il terreno alla Riforma Luterana e al relativo scisma,ma rappresenta un raggio di luce in un’epoca in cui il ruolo della religione, come spesso accade, ha rappresentato, per gran parte dell’Europa, il sonno dogmatico della Ragione generatore di guerre,Inquisizione e mostri. Si tratta di visioni illuministiche e illuminanti,nel vero senso del termine, come quelle di Pietro Aretino sul ruolo della libertà di stampa, sulla diplomazia, sul ruolo tradizionale delle cortigiane informatrici e agenti della Serenissima Repubblica e sul ruolo liberatore e gratificatore della sessualità e della buona tavola. Pertanto,oltre a suggerire in questo nostro breve articolo, la lettura delle lettere dell’Aretino e del Difensore della Pace,mi permetto di suggerire approfondimenti storici circa i parallelismi tra i loro rispettivi rapporti con Ludovico il Bavaro e Carlo Quinto, quelli di Voltaire e altri intellettuali con il Re di Prussia Federico il Grande e l’attuale ruolo scientifico e intellettuale, prima che politico, della Cancelliera Angela Merkel in Europa, continuando molti di noi italiani, non solo ad emigrare e visitare la Germania,ma anche a guardare a tale paese, amico e fratello, come la vera Repubblica delle arti e delle scienze,dello Stato sociale,oltre che del federalismo e della rappresentanza delle minoranze del tutto marginalizzate dai sistemi elettorali maggioritari di italica concezione,Italicum compreso, in cui gli spiriti più liberi, come Voltaire,Marsilio e Pietro Aretino riuscirono a trovare ricetto o quantomeno protezione politica e sostegno economico. Sotto tal profilo sarà bene ricordare, circa la visione liberale che vige in tale paese sulla libertà di stampa, di pensiero e di espressione e l’avversione storica all’istituto della censura in tutte le sue forme,l’aneddoto che dipinge l’autoironia e la saggezza di Federico il Grande che, passando di fronte a scritture od opere che lo attaccavano in prima persona, era solito ricordare ai suoi cortigiani che lo istigavano alla repressione e alla censura, che era giusto che fosse lui a dover tollerare, dal momento che i suoi sudditi, anche quelli più critici, dovevano sopportare che fosse lui a governare e,ancor più mi colpisce,per i tempi, sempre quell’altro aneddoto su tale sovrano che,una volta, passando a cavallo per il terreno di un contadino e avendogli rappresentato che avrebbe potuto espropriarlo per un’opera pubblica,non avrebbe battuto ciglio quando si sarebbe sentito rispondere fieramente dal contadino di fare pure,perché tanto lui si sarebbe rivolto ad un tribunale amministrativo, da qualche parte, che avrebbe annullato il provvedimento di esproprio del sovrano…. Rispolverare questi aneddoti del Settecento tedesco e di Federico o i testi dell’Aretino e di Marsilio da Padova ci serve a comprendere,ai nostri giorni, quanta strada debba ancora percorrere lungo il difficile cammino della democrazia il paese degli “editti bulgari”, dei mancati riconoscimenti di rapporti e matrimoni tra persone dello stesso sesso, dei continui consensi e apprezzamenti positivi al modello autoritario di Putin,della mancata approvazione di una legge sul conflitto di interessi,delle situazioni monopolistiche editoriali e delle posizioni dominanti radiotelevisive, degli ordini e delle corporazioni, dell’otto per mille e delle esenzioni fiscali alla Chiesa in un regime di debito pubblico esponenziale e di tagli alla sanità e dei privilegi complessivi di una casta dominante, i cui vari rampolli ritroviamo sempre ben piazzati in mansioni dirigenziali o comunque ben retribuite (recentemente sul figlio del Capo dello Stato Mattarella al vertice dell’ufficio legislativo del ministro Madia appare legittima l’osservazione o domanda su come si ritroverebbe il padre,nella figura di supremo garante della Costituzione e in certa qual misura di Supremo magistrato dello Stato, se dovesse ritrovarsi a valutare, anche ai fini della prerogativa costituzionale del rinvio alle camere piuttosto che della pura e semplice promulgazione, un’elaborazione legislativa o a cui comunque ha partecipato il proprio stesso figlio:  http://www.ilgiornale.it/news/burocrate-carriera-ora-pronto-grande-salto-1091193.html ), tutto questo non di rado a scapito della meritocrazia (vedi altri nostri celebri articoli sul tema: http://gianfrancoferrari2013.blogspot.it/2013/07/listituto-storico-della-raccomandazione.html, http://gianfrancoferrari2013.blogspot.it/2015/08/i-figli-di-dal-figlio-di-napolitanoalla.html  ), e quasi con una sorta di ereditarietà di ruoli e cognomi che riecheggia sempre più fedelmente il sistema dell’ereditarietà feudale delle cariche di medievale memoria.