Dl sicurezza, Roberto Fico prende le distanze

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    Il Dl sicurezza passa alla Camera, anche se tutti non hanno votato a favore. Infatti il Dl sicurezza, oltre a suscitare le perplessità delle opposizioni, ha provocato nuove tensioni all’interno della maggioranza parlamentare. Infatti al momento del sì sul Dl sicurezza nove parlamentari del Movimento 5 Stelle risultavano essere presenti. Eppure, a più riprese, i due capi delle due rappresentanze che comandano il Paese nonché vice premier Salvini e Di Maio avevano dichiarato la loro unità di intenti. Specie nei confronti della manovra economica che, nonostante la procedura di infrazione avviata da Bruxelles, i due leader di partito hanno detto che i punti cardini non saranno cambiati (quota 100 e reddito di cittadinanza). Ma molti esponenti di Lega e M5S, oltre che gli stessi Di Maio e Salvini, hanno tenuto a precisare che loro rispetto un contrato di governo, che non significa essere necessariamente alleati e quindi d’accordo su tutto. E il decreto sicurezza che è stato approvato ieri ne è la più diretta testimonianza. Tra i nove assenti vi è un alto rappresentante del partito grillino come Roberto Fico. L’assenza del presidente della Camera sul verdetto decisivo del dl sicurezza è stata vista come una presa di distanza dal provvedimento. “È stata interpretata bene” afferma alla stampa Roberto Fico, durante un convegno all’Accademia dei Lincei. “È una presa di distanza – sostiene il rappresentante M5s – non ne ho parlato prima perchè sono presidente della Camera e rispetto il mio ruolo istituzionale fino in fondo, difendo i diritti di maggioranza e di opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione di tutti i capigruppo e rimango fedele al mio ruolo istituzionale”. “Ma – tende a precisare – se poi parliamo nel merito del provvedimento dopo che è stato approvato, quello è un altro discorso”. Fico afferma dunque il suo dissenso nei confronti del provvedimento, così come altri otto deputati pentastellati che al momento della votazione risultavano “assenti ingiustificati”. In realtà la schiera degli “ortodossi”, legati al presidente della Camera, è formata da diciotto parlamentari.