LA MISTERIOSA MORTE DI UNA BAMBINA BRESCIANA DI 4 ANNI A CAUSA DELLA MALARIA: NON ERA STATA ALL’ESTERO

    Una morte surreale quella della piccola Sofia, una bimba bresciana di appena 4 anni, stroncata dalla malaria, senza che abbia mai viaggiato verso mete esotiche. Un caso senza precedenti che, oltre ad impressionare l’opinione pubblica, lascia attonito anche l’esperto infettivologo dell’università di Brescia, Giampiero Carosi. “Quello della bimba di 4 anni morta per malaria cerebrale senza essere uscita dall’Italia è un caso eccezionale, che richiederà un’attenta indagine epidemiologica. In 30 anni a mia memoria abbiamo avuto 3-4 casi di malaria autoctona, alcuni con ’zanzare d’importazione’. E’ possibile che una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari di rientro da un viaggio in Africa, perché questo sembra un caso da falciparum, plasmodio prevalente nel continente africano, e poi l’insetto abbia trasmesso il microrganismo alla piccola”. Carosi spiega che qualcosa di simile ha un precedente che ci riporta a trent’anni fa: “nel Grossetano: una zanzara aveva punto un portatore di falciparum e poi una persona. Ci sono stati anche – spiega ancora l’infettivologo – 2 casi di malaria aeroportuale: questa volta a viaggiare sono state le zanzare che, atterrate a Fiumicino, sono uscite dall’aereo e hanno punto delle persone. Ricordo anche un altro caso di malaria in cui le zanzare erano arrivate dall’Africa in un souvenir, una maschera africana. Casi del tutto eccezionali. Quello della bimba, anche per il periodo dell’anno in cui siamo, mi fa pensare a qualcuno rientrato da un viaggio nelle zone colpite, che abbia portato il plasmodio nel sangue e sia poi stato punto da una anofele, che in seguito ha punto la bambina”. Intervistato dall’Adnkronos Salute, il direttore generale degli Spedali Civili di Brescia, Ezio Belleri, spiega che “E’ stato fatto tutto il possibile, e anche a Trento i colleghi sono stati molto bravi. La diagnosi è stata precisa e la terapia corretta. Dall’ospedale trentino Santa Chiara, la bambina è stata portata da noi a Brescia perché eravamo la struttura più vicina dotata di Rianimazione pediatrica, e perché abbiamo un Centro per lo studio delle malattie tropicali. Purtroppo la bimba è arrivata da noi in fase terminale, sabato 2 settembre intorno alle 17. Le sue condizioni neurologiche erano gravemente compromesse e la piccola era in coma – racconta Belleri – Abbiamo solo potuto proseguire e potenziare la terapia antimalarica già avviata a Trento, ma da un punto di vista neurologico non c’è stato nulla da fare e la paziente è deceduta ieri intorno alle 12 a causa del danno cerebrale. La piccola era stata in vacanza in Italia – sottolinea ancora il Dg – sulla riviera veneta nella zona di Bibione, che come tutto il resto del Paese è indenne da malaria. Ora le autorità sanitarie regionali del Veneto e del Trentino Alto Adige, il ministero della Salute e l’Istituto superiore della sanità procederanno con tutte le attività necessarie a capire qual è stato il vettore dell’infezione”. In seguito alla prematura scomparsa della bimba, il ministro della Salute ha immediatamente chiesto all’assessorato alla Salute della Provincia Autonoma di Trento una relazione sull’accaduto, ed inviato un gruppo di esperti per accertare le modalità del contagio. “Del gruppo – ha specificato la Lorenzin – faranno parte anche esperti di malattie infettive e tropicali ed esperti dell’Istituto zooprofilattico”. Consultato dall’agenzia di stampa Adnkronos sull’eventuale presenza della zanzara anofele nel nostro paese, un esperto spiega che, “In Italia ci sono questi insetti. Sono stati rilevati in Appennino, nel Delta del Po. Le zanzare che circolano in Italia, però, non sono molto adatte a trasmettere il falciparum. Anche se, in teoria, potrebbero farlo. Occorrerà un’attenta analisi epidemiologica per chiarire questa vicenda”. Dal canto suo l’Azienda provinciale di Trento per i servizi sanitari tiene a sottolineare che “In Italia non sono presenti specie di zanzare che possono trasmettere la malattia ma, nei casi di origine non definibile, le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità consigliano di effettuare ugualmente una disinfestazione del reparto come misura di ulteriore profilassi – che verrà effettuata oggi – anche se non si ravvisano rischi per coloro che hanno frequentato il reparto nei giorni scorsi. Sono stati fatti tutti gli accertamenti necessari per escludere altre possibili fonti di contagio – spiegano ancora – ma senza risultati apprezzabili: rimane quindi di origine incerta. L’ltalia è tra i Paesi indenni da malaria, ma questa, come negli altri Paesi europei, continua ad essere la più importante malattia d’importazione, legata per lo più a viaggi in Paesi nei quali la malaria è endemica. Questo caso ha peraltro colpito una persona che non aveva frequentato Paesi in cui la malaria è endemica – ribadisce il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale, Paolo Bordon – E’ in corso la disinfestazione dell’ospedale e sono state poste trappole apposite per capire se la temuta zanzara anofele, che in Italia è non c’è, possa per qualche motivo essere in realtà presente. In maniera casuale, trasportata magari nelle valigie di qualche paziente. Il contagio può avvenire o recandosi nei luoghi dove la malaria è endemica, o attraverso un vettore o direttamente con scambio di sangue. La prima e l’ultima ipotesi devono essere escluse, dato che la piccola paziente non si era mai recata in viaggi del genere e che è stata sempre trattata con materiale monouso in ospedale. Resta in piedi l’ipotesi vettore, soprattutto considerata la presenza nello stesso ospedale di due bambini con malaria durante il ricovero. E dato che l’incubazione è dai 6 ai 15 giorni, il contagio potrebbe dunque essere avvenuto in questo modo”. La malaria, malattia infettiva causata da un microrganismo parassita, si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles che, come abbiamo sentito, nel nostro Paese è scomparsa intorno agli inizi deagli anni ’50. Dunque solitamente i casi registrati in Italia, risalgono ai turisti che rientrano da Paesi a rischio.
    M.