‘LO SCORSO ANNO PIÙ DELLA METÀ DEI PAESI UE NON HA RISPETTATO LE REGOLE SANCITE DAGLI ACCORDI DI MAASTRICHT’, SPIEGA UNO STUDIO ELABORATO DALLA CGIA

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    Un apposito studio elaborato dalla Cgia rivela che lo scorso anno 16 dei 28 Paesi di cui si compone l’Unione Europea non hanno rispettatole regole Ue sui conti pubblicisancite dagli accordi di Maastricht. Regole che prevedono il rapporto deficit/Pil sotto il 3%, e debito/pil entro il 60%. Ovviamente, ad incidere principalmente sul mancato rispetto dei vincoli di bilancio imposti dalle Ue, le drammatiche conseguenze di una crisi che sta mettendo a dura prova l’economia di molti Paesi. Entrando nello specifico, tra il 2009 e il 2016 solo Svezia, Estonia e Lussemburgo non hanno mai sforato la soglia del 3% del rapporto deficit/Pil mentre, di contro, Spagna, Regno Unito e Francia hanno violato i parametri di Maastricht 8 volte; Grecia, Croazia e Portogallo 7. All’Italia è invece capitato in tre occasionie, nel corso di questi anni, ha mantenuto un’incidenza percentuale media del disavanzo pubblico al -3,3, contro il -7,9 della Spagna, il -6,6 del Regno Unito e il -4,8 della Francia. Come spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia,  “Delle due l’una: o le disposizioni previste da Maastricht sono troppo rigide, oppure, le economie più avanzate d’Europa, dopo tutte le crisi economiche e finanziarie che sono scoppiate in questi ultimi anni, non ce la fanno più ad adeguarvisi. In entrambi i casi, comunque, è necessario intervenire, introducendo margini di sicurezza per debiti e deficit eccessivi meno stringenti”. A tal proposito il Centro Studi sottolinea che, dal 2009, il deficit italiano è sceso da 5,3% (pari a quasi 83 miliardi di disavanzo), al 2,3% nel 2016 (37,7 miliardi). “Più della metà dei Paesi nel 2016 – ha aggiunto Renato Mason, segretario della Cgia – ha avuto un rapporto debito/Pil superiore al 60% e 6 di questi 16, tra cui l’Italia, hanno visto aumentare tale rapporto rispetto al 2015, aggravando nel complesso la tenuta dei conti pubblici”. Tuttavia però, il debito pubblico italiano è ancora alto: al 132,8% nel 2016. Se, osserva la Cgia, con la fine del 2017 terminerà il Qe della Bce “corriamo il pericolo di vedere aumentare sensibilmente il costo del debito di alcune decine di miliardi di euro l’anno che in qualche modo dovremo coprire o attraverso maggiori tasse e/o minore spesa pubblica”. Teoricamente invece, aggiungono dalla Cgia, “il debito deve scendere a un ritmo in linea con quanto prescritto dal Fiscal compact: ovvero di un ventesimo all’anno, nella media di un triennio”. Infine, entrando nel merito dei 12 Paesi invece maggiormente virtuosi, ad eccezione della Polonia, nella maggior parte dei casi  si evidenziano stati di piccole dimensioni che rappresentano il 12% del Pil Ue. Tra questi anche Malta, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Bulgaria ed Estonia.

    M.