DOPO IL MALORE DI HILLARY ALLA CERIMONIA DI GROUND ZERO, ED IL CONSEGUENTE ANNULLAMENTO DEI SUOI IMPEGNI, USA COL FIATO SOSPESO: MA SE UN CANDIDATO SI AMMALA?

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    “Mi sento grande, è una bella giornata a New York”. Così, salutando la folla festante, Hillary Clinton Dopo l’incidente, mentre usciva dall’appartamento di sua figlia Chelsea. L’ex segretario di Stato ha tenuto a tranquillizzare i suoi democratici, partendo verso la sua villa di Chappaqua. D’altra parte l’improvviso malora che l’ha colta mentre partecipava alla cerimonia di Ground Zero per il quindicesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, ha lasciato moltissimi americani col fiato sospeso. Il suo staff aveva immediatamente annullato tutti i suoi appuntamenti elettorali in programma per oggi e domani: visite nella costa occidentale degli Stati Uniti, in California, per la raccolta di fondi per la sua campagna elettorale e doveva essere ospite nel talk-show di Ellen DeGeneres. Inizialmente il suo portavoce, Nick Merrill, aveva parlato di un “colpo di calore”. Più tardi è stata Lisa Bardack, medico curante della Clinton, a spiegare che il malore era stato causato dal caldo e dalla disidratazione dovuta a una polmonite che le è stata diagnosticata venerdì scorso, in seguito ad esami più approfonditi eseguiti per capire le cause di una tosse prolungata. “E’ stata curata con degli antibiotici, e le è stato consigliato di riposare e di modificare il suo programma”, ha detto Bardack. Una dichiarazione che fuga in qualche modo ogni dubbio all’elettorato americano, anche perché andavano montando sempre più speculazioni circa lo stato di salute di Hillary. Tra questi i sostenitori del candidato repubblicano Donald Trump che continuavano a sostenere l’esistenza di problemi di salute della ex first lady, che compirà 69 anni ad ottobre. Nello specifico si faceva riferimento alle recenti occasioni in cui la tosse l’ha costretta ad interrompere i suoi comizi. C’è da dire che né la democratica né il suo rivale 70enne hanno mai rilasciato le loro cartelle cliniche ufficiali, e nell’aspetto ‘mediatico’ che ammanta ‘lo show’ della battaglia elettorale, chissà che presto non si arrivi a dover rendere pubblico una sorta di certificato di robusta costituzione fisica! Certo è che il malore della Clinton ha aperto nuovi scenari: che succede se un candidato alla Casa Bianca, per motivi di salute, è costretto a ritirarsi prima delle elezioni o anche dopo l’eventuale vittoria elettorale? Nel caso ad esempio della candidata democratica, le regole del suo partito garantiscono la gestione di una tale emergenza. Lo statuto del Comitato nazionale democratico (Dnc) prevede che, nel caso di indisponibilità di uno dei due candidati del partito (alla presidenza e alla vice presidenza), il presidente del Dnc convochi una riunione di emergenza per la scelta di un nuovo candidato. La scelta viene effettuata secondo la maggioranza dei presenti. Altro scenario è quello nel quale un candidato alla Casa Bianca sia costretto al ritiro dopo che si sono svolte le elezioni, ma prima del giuramento come nuovo presidente. Se il ritiro avviene nel lasso di tempo che intercorre tra le elezioni e la riunione del Collegio elettorale degli Stati Uniti d’America, il corpo costituzionale di 538 grandi elettori che formalmente elegge il presidente e il vicepresidente Usa, entra in gioco la legge federale. La legge prevede che i 538 grandi elettori, che si riuniscono ciascuno nella capitale dei rispettivi Stati il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre (quest’anno il 19 dicembre), possano votare per chiunque desiderino. I vari stati hanno però la facoltà di varare proprie leggi al riguardo. Infine, se un candidato alla presidenza dovesse vincere le elezioni, ma rinunciare alla carica prima dell’Inauguration Day del 20 gennaio, la questione è risolta secondo quanto stabilito nel Ventesimo Emendamento alla Costituzione. In questo caso, infatti, a diventare nuovo presidente degli Stati Uniti sarebbe il vice presidente eletto.

    M.