Home POLITICA Piattaforma Rousseau, Di Maio ‘investito’ dall’ondata di protesta

Piattaforma Rousseau, Di Maio ‘investito’ dall’ondata di protesta

Inevitabilmente, la poco ‘democratica’ (rispetto alla vastità dell suo elettorato) idea di delegare agli iscritti della piattaforma Rousseau la scelta se partecipare o meno alle regionali di Calabria ed Emilia, ha acceso la – legittima – protesta all’interno del M5s. Ed oggi, a leggere i commenti in merito, che affollano i social, per Di Maio non sono certo momenti facili.

Paola Taverna: “Houston abbiamo un problema!”

“Ho votato sì e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema! Non ho mai scritto una sola riga per influenzare le nostre votazioni e ho sempre accettato l’esito delle medesime mettendo tutta me stessa nella direzione che la rete indicava. Questa, come altre, mi vede dalla parte di coloro che accettano una decisione diversa dalla loro posizione. Ho votato per permettere al MoVimento di fermarsi e ritrovarsi senza la frenesia elettorale che ogni mese vede impegnato il nostro Paese in una rincorsa, anzi in una eterna corsa. Ho votato affinché il MoVimento avesse il tempo di riflettere sui propri errori, sulla sua organizzazione, sulla sua azione di governo, sulle sue prestazioni elettorali e non“. Vicepresidente del Senato e storica militante M5s, attraverso la sua pagina Fb Paola Taverna invit tutti ad una riflessione. “Ho votato affinché il MoVimento avesse una chance di uscire dalle dinamiche elettorali per dedicarsi a un nuovo progetto di Governo con l’attuale maggioranza. Ho votato perché ci mettessimo in ascolto dei tanti, troppi, che anche a me hanno chiesto cosa dovessero aspettarsi dal MoVimento. Ho votato Sì e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema! Ma comprendo il desiderio reale e condiviso di coloro che hanno detto: ‘meglio un cittadino nelle istituzioni come presidio di legalità’”. Dopo aver assicurato il suo impegno alle prossime tornate elettorali, “resto comunque fortemente convinta che il MoVimento stia vivendo una fase che non può e non deve essere dimenticata dopo l’esito di questa votazione”.

Roberta Lombardi: “Ne abbiamo fatto uno scudo”

Come è giusto e ‘naturale’ che sia, dovrebbero essere gli elettori interessati dalle consultazioni elettorali a dover esprimersi in merito e, come ribadisce Roberta Lombardi, “Usiamo Rousseau per davvero, non come scudo dietro cui nascondersi! E non per procrastinare la presa di coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del Capo politico singolo ha fallito e che l’unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva, riconoscendola e rispettandola. Il piccolo principe ricordava a se stesso che l’’essenziale è invisibile agli occhi, perché non si vede che col cuore. Quello che abbiamo regalato e condiviso con il MoVimento fino ad oggi e che ci permette di vedere davvero se lo vogliamo!”.

Nicola Morra: “Un uomo solo al comando scoppia”

Secondo Nicola Morra, senatore del M5S, “Il voto di ieri su Rousseau dimostra che l’uomo solo al comando scoppia, c’è la necessità di gestire il Movimento in maniera più collegiale e plurale. Noi i voti li rispettiamo ma Emilia Romagna e Calabria sono realtà diverse. Le mele non si associano alle pere e per questo io ho deciso di non votare. Dobbiamo difendere la nostra identità, perché dovremmo sostenere Bonaccini? La richiesta degli attivisti è un’altra”.

Emanuele Dessì: “Governiamo il Paese ma non noi”

Molto più che esautorato piuttosto che sorpreso invece Emanuele Dessì, senatore M5S, che attraverso Fb si rivolge direttamente a Di Maio scrivendo: “Luigi, ora basta. Arriva sempre il momento, per ognuno di noi, di guardarsi allo specchio e ammettere che nonostante gli enormi sforzi fatti, il grande lavoro prodotto, stiamo fallendo. Abbiamo sbagliato? Sì, tutti e tanto, soprattutto quando abbiamo pensato che bastasse uno di noi, il più bravo, per condurre il Movimento. Non è cosi. Gli uomini soli al comando, nei gruppi come il nostro, non funzionano. Non mi piaceva Berlusconi, non mi piaceva Renzi, non mi piaceva Salvini… ma in quel ruolo non piace neanche Luigi Di Maio. Noi dovevamo e dobbiamo essere qualcosa di diverso. Dovevamo e dobbiamo dare un segnale di cambiamento, soluzioni innovative, nel merito ma soprattutto nel metodo. Certo – afferma ancora il senatore di Frascati – lo so benissimo che quando si governa non si ha troppo tempo da perdere in grandi discussioni con platee ampie, ma avremmo dovuto e dobbiamo trovare il modo per cui le istanze, le competenze, le passioni e le proposte circolassero tra di noi. Sai qual è il dramma Luigi? Non ci abbiamo nemmeno provato. E oggi siamo a questo punto, governiamo con enorme impegno un Paese in grande difficoltà ma non sappiamo come governare noi stessi. Vogliamo continuare a fare inutili e distruttive polemiche sui social che servono solo a renderci ridicoli tutti. No. Io non ho grandi soluzioni ma solo una proposta, la faccio qui e la farò al mio gruppo in Senato e nei territori: torniamo immediatamente alla gestione collegiale. Insieme. Questa deve tornare ad essere la nostra parola d’ordine“.
Max