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Albertone: ficton Raiuno per i 100 anni

Ultimo aggiornamento 20:51

Come abbiamo già avuto modo di anticipare in altre occasioni, il 2020 segna i 100 anni dalla nascita di Alberto Sordi (per l’esattezza il 15 giugno). Puntuale, Raiuno si prepara alla ricorrenza preparando una fiction che racconta la vita artistica, e non, dell’amato attore romano, che sarà interpretato da Edoardo Pesce, già Franco Califano nella Mia Martini di Raiuno (‘Io sono Mia’), e ‘criminale di razza’ (da ‘Romanzo criminale’ a ‘Dogman’, che gli è valso il Donatello), passando per commedie divertenti e di successo (come ‘Se Dio vuole’).
Prodotto da Sergio Giussani – Ocean Productions -‘Alberto‘, diretto da Luca Manfredi, si concentra negli anni (1937- 1954), che il giovane attore impiegherà per imporsi alla ribalta popolare, divenendo uno degli attori più acclamati.
Un periodo storico che ripercorre le fasi salienti della carriera di Sordi: si inizia con la deludente stroncatura milanese rimediata all’Accademia di recitazione dei Filodrammatici, per terminare sulla scena clou di ‘Americano a Roma’ (“maccherone, tu me provochi… ecc.), pietra miliare della sua cinematografia in termini di consenso di pubblico.
Nel bel mezzo vedremo i suoi primi passi radiofonici, il doppiaggio (quando rese immortale la voce di Oliver Hardy), il varietà, il rapporto con i genitori (Paola Tiziana Cruciani e Massimo Wertmuller), quello con i miti di allora come Vittorio de Sica (Francesco Foti), Aldo Fabrizi (Lillo Petrolo), o Fellini, ma anche con l’amore ‘complicato’ per una donna di 15 anni più grande: Andreina Pagnani (Pia Lanciotti).
Il regista Luca Manfredi, che con Dido Castelli ha scritto anche il soggetto, sa di avere una responsabilità enorme, Alberto Sordi è infatti una sorta di ‘patrimonio nazionale‘ e nulla può essere tralasciato o poco approfondito: “Cerchiamo di dare al pubblico un Sordi riconoscibile, senza fare la macchietta, sveliamo il suo lato privato – spiega il regista, figlio di un altro ‘mostro’ della nostra cinematografia – Molti amici di mio figlio, che ha diciotto anni, non sanno chi fosse mio padre, o lo conoscono poco. Era bello e doveroso rendere omaggio a un grande artista. Come è stato nel caso di ‘In arte Nino’, con Elio Germano perfetto nel ruolo di papà, anche in questo film abbiamo trovato l’interprete perfetto. Edoardo è diventato Sordi, con le sue fragilità e i suoi complessi”. Ed a proposito del protagonista, Manfredi rivela che “quando Edoardo ha fatto il provino, un anno fa, è stato eccezionale. Non era un provino, ha girato tre scene: era Sordi”.

Dal canto suo Edoardo Pesce non nasconde la grande apprensione provata per questa esperienza: “Quando mi hanno contattato per questo progetto ho detto: va bene, ma Sordi chi lo fa? Nel senso che mi sembrava una scommessa talmente enorme, ho pensato a ‘sto giro mi gioco tutto, anche se il faccione c’è”. Un ‘entrare nel ruolo’ certo in punta di piedi, con mille remore: “Mi sono fatto guidare dalla pancia. Penso che sia importante l’umanità. Non avendo avuto la fortuna di conoscerlo, cerco i punti in comune. Riconosco una certa romanità, le espressioni che ho sempre sentito in casa, è il modo di parlare dei miei nonni. Il film di Sordi che preferisco è Il vedovo”. Dicevamo del Sordi doppiatore, e dunque anche la voce gioco un ruolo importante, “era inconfondibile bassa, la mia più baritonale, non la imito certo – mette subio le mani avanti Edoardo – Mi sono limitato a vestire una maschera, ho fatto il mio Sordi. Mi sono buttato, non mi sono messo a studiare com’era, non volevo imitarlo. Ovvero indossando la maschera di Alberto Sordi come un napoletano indosserebbe quella di Pulcinella, senza andare direttamente verso Alberto Sordi che è un’impresa titanica”.
Tuttavia, già da diversi giorni sul set, l’attore rivela di trovarsi ogni giorno sempre più a suo agio: “Sto crescendo insieme al personaggio”. Inevitabile la domanda su quanto tema i giudizi e le critiche per questa sua interpretazione, ma Edoardo in verità rivela di temerne ‘uno’ soltanto: “Si, certamente quello di Carlo Verdone: è capace di stroncarmi, guai a chi gli tocca Sordi, speriamo bene…”.
Max