ALITALIA, LAVORATORI E CUPERLO IN PIAZZA CONTRO RISCHIO LICENZIAMENTI

    I lavoratori del comparto aereo-aeroportuale-indotto (Alitalia, Groundcare, Sea, Meridiana, società di gestione, di handling e di servizi aeroportuali) scendono in piazza per manifestare davanti alle stanze del potere la preoccupazione dell’intero settore sul futuro occupazionale. Il presidio e’ stato organizzato dal Cub Trasporti che in una nota trasmessa ai rappresentanti delle istituzioni sollecita la convocazione di una delegazione di manifestanti per avviare un tavolo di confronto sul riassetto del comparto. Presente in piazza una nutrita delegazione dei lavoratori Alitalia licenziati in 10mila nel 2008 (7000 tempi indeterminati e 3000 determinati che non hanno piu’ lavorato nella nuova azienda). “Il licenziamento prevedeva 4 anni di cassa integrazione straordinaria piu’ 3 anni di mobilita’. Siamo all’ultimo anno di mobilita’- dice una manifestante con indosso una pettorina con su scritto ’Alitalia Doc’- Sono sei anni che stiamo lottando con le istituzioni, non e’ stata rispettata la legge 223 dei licenziamenti collettivi perche’ nel nostro caso il governo derogo’ alla possibilita’ di essere richiamati seguendo i criteri di legge, in deroga ad un art. di legge. Adesso siamo in 4000 circa sul territorio nazionale che non abbiamo i requisiti per andare in pensione, io ho 50 anni. Io non voglio i soldi, voglio lavorare. Non posso partecipare ai concorsi pubblici perche’ non sono un disoccupato, ma sono in mobilita’, gli ammortizzatori ci stanno devastando- gli ex Alitalia lamentano l’assenza delle istituzioni- Abbiamo scritto a Poletti e non ci ha risposto, abbiamo scritto al ministro Lupi, non ci ha risposto. Ad appoggiare la manifestazione di oggi il circolo Pd Trasporto aereo Cesare Maiello. In piazza anchr Gianni Cuperlo che afferma: “Il pd affianca il lavoratori di Alitalia non solo per dire no ai licenziamenti, ma per dire che questo e’ un settore strategico, un investimento essenziale nella visione di un futuro economico competitivo per il nostro Paese- aggiunge- La solidarieta’ pero’ non basta piu’, i posti di lavoro vanno salvaguardati, la logica da seguire non puo’ essere quella della salvaguardia di una quota di lavoratori sacrificandone un’altra. Non e’ un ragionamento accettabile quello che dice: ne salviamo poco piu’ di 11mila ma dobbiamo dobbiamo sacrificarne 2250 perche’ stiamo parlando di vite di persone, professionisti e famiglie. Serve una politica industriale e di sistema, sono sicuro che il governo convochera presto un tavolo per mettere in sicurezza questi lavoratori-conclude- Io testimoniero’ questa richiesta al ministro e alle commissioni competenti di camera e senato affiche’ si lavori in questa direzione”.