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“Dalle toghe militanti all’uso politico della giustizia”: Berlusconi scrive le sue verità ‘in bozza’

Dopo aver incassato la fiducia del popolo italiano, ed essere assurto ai vertici della scena politica nazionale ed internazionale, negli anni ’90 Silvio Berlusconi ha scritto un ‘sostanzioso’ capitolo del nostro Paese.

Berlusconi: dai fasti dei ’90 alla ‘cacciata’ del 2013

Tuttavia è nel 2013 che le cose vanno d’un giorno all’altro peggiorando. Siamo nel bel mezzo di un anno per lui purtroppo indimenticabile, ed in una manciata di mesi, deve incassare la condanna dalla Cassazione per frode fiscale, fino ad essere  dichiarato ‘decaduto’ dal Senato per effetto della legge Severino.

“Allora – scrive il Cavaliere di quei giorni in un libro mai pubblicato, il cui contenuto è stato diffuso oggi da Vittorio Amato, dell’agenzia di stampa AnKronos – Non si sono visti né carri armati, né militari, né cortei di gente in rivolta nelle strade, ma come chiamare il capovolgimento della volontà espressa liberamente dai cittadini alle elezioni senza passare di nuovo dalle urne? Non c’è che una risposta: si è verificato un colpo di Stato. Questo è quanto è successo per quattro volte negli ultimi venti anni in Italia…“.

Berlusconi e quei ‘precisi’ quattro colpi di Stato

Dunque, colpito al cuore proprio nel suo momento di sua maggior maturità politica, nonostante tutto, il Cav inizia a scrivere un libro dal titolo – provvisorio – ‘La verità’ dove, in successione, parla di quel che definisce i ‘’quattro colpi di Stato’ vissuti e si sfoga contro certa ‘magistratura militante’’, più che altro di sinistra,  col Md in primo piano il quale, scrive Berlusconi, “fa un ‘uso politico della giustizia’,  provando a ‘rovesciare la volontà popolare imprimendo un salto di qualità alla gogna mediatica”, soprattutto a danno  del premier e numero uno dell’allora maggioranza di governo, fino a mettere a rischio la democrazia.

Impressiona poi nel dettaglio, leggere nell’ordine quelli che lui definisce i ”quattro colpi di Stato”: il primo (’92-’93), “con l’operazione Mani pulite“, il secondo (’94) con “l’avviso di garanzia recapitato in prima pagina dal Corserai” guarda caso proprio quando è a Napoli, presiedendo il vertice Onu contro la criminalità organizzata; quindi,  il terzo (2011), con ”l’imbroglio degli spread’’ e, infine l’ultimo (2013), che ha comportato la sua estromissione dal Parlamento.

Gli altri due capitoli del libro mai pubblicato del Cav sono: ‘Un generoso tentativo riformatore’ e ‘E andiamo avanti!’.

Berlusconi: denunciavo la ‘magistratura militante’

Quanto scrive il cavaliere sulla Giustizia, se letto oggi, alla luce di quanto accaduto, fa accapponare la pelle. ”Vittima di una frode”, ‘convinto’ di ‘’essere stato condannato e poi estromesso dal Parlamento sulla base di una sentenza ‘politica’ costruita scientificamente ed assolutamente infondata”, Berlusconi scriveva: “In questi venti anni la magistratura militante si è accanita contro di me, come è evidente a tutti coloro che non siano animati da pregiudizio. Me ne hanno fatte di tutti i colori. Sono stato colpito nei miei affetti, nella mia reputazione, sul versante aziendale, economico, personale. Sono stato intercettato e spiato a casa mia. Sono stato oggetto, sino a oggi, di 57 processi…”.

Berlusconi: “Diritti Mediaset, processo senza testimoni”

Ed ancora, siamo alla fine del gennaio 2014, ed il fondatore di Forza Italia annota: ”Nel processo sui diritti Mediaset i collegi giudicanti sono stati addirittura presieduti da magistrati che si erano messi in luce partecipando a manifestazioni pubbliche contro di me e contro i miei governi. In primo e in secondo grado sono stati rifiutati 171 testimoni a mio favore, vanificando del tutto il mio diritto alla difesa”.

Berlusconi: “Dal I grado alla Cassazione, un attimo”

Quindi, ricostruendo l’intera vicenda giudiziaria Mediaset, Berlusconi spiega che ”Dopo la condanna di primo grado, si è proceduto con una velocità tale che tra la sentenza di primo grado e il pronunciamento della Cassazione sono passati meno di otto mesi, un record assoluto. Ovviamente sono stati usati anche i vecchi metodi ben collaudati negli anni precedenti. La Cassazione fissò l’udienza il 30 luglio, affidandomi a un collegio feriale scelto ad hoc. Fui sottratto così al mio giudice naturale, cioè alla Terza Sezione penale della Cassazione, competente per i reati tributari, la Sezione che già il 6 marzo 2013, aveva confermato il mio proscioglimento per gli stessi fatti, ma riferiti ad anni diversi, così come aveva deciso anche la Sezione Seconda della stessa Cassazione un anno prima, nel 2012”. Quindi, scrive ancora il Cavalierie, “La Sezione cosiddetta feriale della Cassazione, composta con giudici ad hoc, emise la sua sentenza di condanna il 1° agosto confermando le condanne in primo e secondo grado, decise in base ad accuse risibili e inconsistenti”.

Berlusconi: “Io, estromesso da una sentenza politica”

“Dopo la sentenza – racconta ancora il leader di Forza Italia – alle incontestabili prove a mio discarico che erano state presentate dai miei legali nel processo, si sono aggiunte due ulteriori e insuperabili prove di innocenza: i documenti pervenuti alla Procura di Milano da Hong Kong e dall’Irlanda e la deposizione resa al fisco americano dall’ad del Gruppo Agrama (fornitore di diritti a Mediaset, Rai, ecc.) che, entrambe, escludono una mia partecipazione ‘occulta’ alle società off-shore dello stesso Gruppo Agrama”. Dunque, prosegue, ”In conclusione, io sono stato condannato e poi estromesso dal Parlamento sulla base di una sentenza ‘politica’ costruita scientificamente ed assolutamente infondata. Come ho sempre sostenuto, sono stato io la vittima di una frode. Del resto – Rimarca ancora Berlusconi – come avrei potuto, se davvero fossi stato socio occulto di Agrama, continuare a tollerare che in una azienda del mio Gruppo lui corrompesse il capo dell’ufficio acquisti e il nostro collaboratore che ci segnalava dall’America i programmi da acquistare?”.

Berlusconi: “L’uso politico della giustizia, una malattia”

In un passaggio, sempre relativo a quanto passato, il Cavaliere scrive: ”Per questo quando dico che la malattia che sta devastando la democrazia italiana si chiama ‘uso politico della giustizia’, non faccio che rendere un servizio alla verità. La mia forza politica e io siamo estremisti per questo? Forse sì! Perché amiamo all’estremo la libertà e non ci rassegniamo all’idea di vivere in un Paese in cui avvengono simili colpi di Stato“.

Berlusconi: “Le mie colpe? Aver vinto le elezioni”

Ad analizzare con attenzione quanto Berlusconi scriveva in quegli anni, traspare una profonda amarezza, quasi mai rabbia, sembra che in lui stesse comparendo una forma di rassegnazione: ’’È ancora democratico un Paese dominato da un nucleo di magistrati collocato nel cuore dello Stato, dotato di un enorme potere, non sottoposto ad alcun controllo, del tutto autoreferenziale e non legittimato da una elezione democratica?”.

Infine una riflessione che certo non tranquillizza circa il senso di democrazia che un Paese come il nostro ‘dovrebbe’ garantire: “L’unica colpa che mi si può attribuire, oggi come nel 1994 – riflette il numero uno di Forza Italia – è quella di aver saputo vincere le elezioni e di aver resistito negli anni di opposizione“.

Tuttavia nessuno può toglierli una certezza: ”Se non fossi sceso in campo io (certo, con il mio conflitto di interesse, evidente e perciò controllabile proprio perché sotto gli occhi di tutti), la democrazia italiana sarebbe stata dominata da un fortissimo sistema di potere politico, giudiziario, finanziario e mediatico”.

Max