’LA POLITICA SI ALLONTANA SEMPRE PIÙ DALLA GENTE CON LA CONSEGUENTE DISAFFEZIONE AL VOTO’, IL PRESIDENTE PER LE MIGRAZIONI DELLA CEI, MONS. LOJUDICE, SULLA QUESTIONE MIGRANTI: ’ROMA HA L’INCLUSIONE NEL DNA’

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    “La polemica fa riflettere su quanto si navighi nel buio su una questione sulla quale bisognerebbe lavorare coinvolgendo tutto quel mondo che ruota intorno al volontariato e all’associazionismo che non guarda ai bandi e non passa attraverso i fondi”. Al vescovo ausiliare del settore sud della capitale e presidente della Commissione Regionale per le Migrazioni della Cei, Monsignor Paolo Lojudice, non è piaciuta affatto la lettera attraverso la quale il sindaco Raggi ha chiesto al Viminale di porre limiti ai migranti nella Capitale che, a suo avviso, in termini di accoglienza è al collasso. Ma ” Roma ha l’inclusione nel suo dna. Ce lo testimonia la storia”, tiene a ribadire monisgnor Lojudice, che si professa “mareggiato” per queste polemiche finite sui giornali. Secondo l’alto prelato infatti il nodo della questione “è la gestione globale. Non c’è dubbio che il modello di accoglienza vada migliorato. Su questo si dovrebbe lavorare. Roma, lo dimostra la sua storia, ha nel dna l’inclusione. Il problema è la gestione globale: occorrerebbero tavoli seri e intelligenti utilizzando realtà di volontariato che già esistono e operano sul territorio. Possibile – aggiunge meravigliato il Vescovo ausiliare – che si vada su Marte e non si riescano a risolvere problemi che con la buona volontà e un’ intelligente organizzazione non sono insormontabili?”. Ma, onestamente, Monsignor Lujudice tiene anche a precisare di non avercela con Virginia Raggi, (“non è tanto colpa sua”, dice), ma contro una “certa tracotanza, per cui su temi come quello delle migrazioni si finisce per navigare nel buio”. E una cosa va comunque ribadita: “la Chiesa ha il diritto ma anche il dovere di fare sentire la sua voce: non si possono paragonare le buche, i disservizi, i rifiuti e tutto ciò che a Roma non funziona con la questione dei migranti e dei rom”. Ecco perché poi, osserva ancora il Monsignore, “la politica si allontana sempre più dalla gente con la conseguente disaffezione al voto. Sarebbe il momento di accantonare sterili polemiche che aggiungono solo amarezza per lavorare seriamente. Penso ad esempio a quanto sarebbe utile mettere insieme la filiera delle parrocchie e realizzare un modello di accoglienza ’mignon’, micro modelli che partano dal territorio in maniera capillare”. Ed il Monsignore torna ad ’antichi’ ma empre valide modalità di assistenza, come già accaduto molti anni fa con l’esperienza delle case-famiglia: “potrebbe essere un modello sostenibile, senza sperperi di denaro”.
    M.