L’UNIVERSITÀ STA PERDENDO IL SUO RUOLO ALL’INTERNO DEL PERCORSO FORMATIVO DELLE PERSONE

    “L’università è un mondo in cui vige la regola ’vendere e vendersi’. Per questo è un po’ come prostituirsi. Non c’è alternativa, devi per forza far parte del sistema anche se sei bravissimo. Dovrai piegarti ai giochi di potere. I concorsi, ad esempio, si fanno quando c’è già un vincitore non per trovarne uno”. Per circa 20 anni ha ricoperto il ruolo di dottore di ricerca in statistica a Milano poi, dopo aver scelto di uscirne, ha deciso di raccontarlo per come lo aveva vissuto e, certo, il quadro che ne esce non è certo edificante. Prima lo ha fatto attraverso Facebook dove, a fargli capire che parlare di certe cose non è una buona idea, ci hanno pensato alcune ‘denunce preventive’, poi la scelta finale di editarlo attraverso ’Priuli & Verlucca’, con l’inquietante titolo ’Università e puttane’. In realtà, avvicinato dall’agenzia di stampa AdnKronos, massimo Fini tiene a sottolineare che non si tratta di un’inchiesta ma di un romanzo. “Ho cominciato a scriverlo diversi anni fa e allora ho pensato di pubblicare su Facebook qualche paginetta e spunti – racconta Fini all’AdnKronos – Un giorno ricevo una diffida legale, girata anche all’editore, con cui aveva già fatto un libro (’Non è un paese per bamboccioni’), che mi intima di non pubblicare e di eliminare tutti i post ’allusivi’ dai social. Chi erano? Vecchi colleghi che avevano paura che potessi raccontare anche le loro storie. Ma io non volevo nessuna vendetta. Sono ormai dieci anni che non lavoro più in quel mondo. L’ho scritto come un diario. Con tanta passione e l’amore per l’insegnamento che mi è rimasto e ho portato anche in nelle mie nuove attività.. Chi non ha mai sentito o letto la parola ’barone’ riferita ad un professore universitario – spiega ancora Fini – ma ci si ferma alle apparenze o agli stereotipi. Io avevo un dottorato ma facevo il professore a tempo pieno e ho avuto anch’io il concorso tagliato su misura. L’ho aspettato per anni e si sapeva che avrei vinto. Così ti rimane addosso un inaridimento che leggi anche negli occhi dei colleghi. Un grigiore legato al fatto che pur avendo i titoli e il merito per quel posto il concorso era truccato per farti vincere”. Quando gli si fa notare che il titolo lascia intravedere anche accadimenti o situazioni ‘hot’ relative agli atenei, lo scrittore invita a non travisare. “Ho avuto relazioni e rapporti con alcune studentesse, ma mai nessuna mi ha chiesto un voto. Non gli passava per la testa. C’erano legami che andavano oltre a quelli docente-studente. E anche da un punto di vista lavorativo non ho vissuto o visto situazioni al limite, persone che si sono concesse o abusi di potere”. Dunque quale futuro, anche alla luce di quanto vissuto personalmente, rispetto al mondo universitario? “Sono pessimista – osserva l’ex docente – il percorso universitario è lungo e il sistema ti annienta. Non vedo la luce in fondo al tunnel. C’è un cancro gigante che per ora non può essere curato. La cosa grave è che l’università sta perdendo il suo ruolo all’interno del percorso formativo delle persone. Vent’anni fa non era così. Lo vedo ora che da anni sono fuori da certi ambienti. Le aziende non guardano il pedigree accademico ma scelgono il ragazzo con potenzialità e puntano a formarlo una volta all’interno”. Infine, traendo spunto dalla proposta lanciata da Pietro Grasso di abolire le tasse universitarie, Fini ha le idee chiare: “E’ solo politica. Il problema non è da dove arrivano i soldi per gli atenei ma come vengono spesi. La verità è che risolvere i problemi dell’università, riformarla veramente, non interessa a nessuno. Che fine ha fatto lo scandalo scoppiato a Firenze a settembre con i concorsi truccati? -Si parla di questo sistema corrotto solo quando c’è uno scandalo. Pochi giorni e poi tutto ritorna nel buio”.
    M.