OBAMA, LA MARCIA CONTINUA di Tatiana Pareti

    selma 

    Obama afferma: abbiamo ancora altri ponti da attraversare, nella consapevolezza che ’’basta aprire gli occhi per sapere che la storia razziale di questo paese getta ancora un’ombra lunga su di noi’’. Barack Obama prende la parola a pochi metri dal ponte Edmund Pettus, simbolo dei sanguinosi fatti saliti alle cronache come ’Bloody Sunday’, quando manifestanti pacifici scesero in piazza, cercando di attraversare il ponte, per rivendicare i loro diritti civili e furono assaliti dalla polizia. Le immagini scioccarono l’ America e aprirono la strada all’approvazione, in quello stesso anno, del Voting Rights, la legge che consentì ai neri di votare. Un discorso che ha toccato moltissime persone e che ha dato certamente una speranza alle generazione future, i cui toni ricordano quelli di Obama nel 2008, efficace, chiaro e diretto. Ma anche quelli di Martin Luther King. Un Obama emozionato nel ripercorrere uno spaccato di storia americana, che gli ha consentito di diventare il primo presidente afro americano degli Stati Uniti.  ’’Selma è uno dei posti che ha definito il destino di questo paese. Se Selma ci insegna qualcosa è che il lavoro non è mai finito perché ci sono ancora discriminazioni razziali’. ’’Dobbiamo riconoscere che il cambiamento dipende da noi, dalle nostre azioni, da quello che insegniamo ai nostri figli. Con questo sforzo possiamo assicurarci che il nostro sistema giudiziario funzioni per tutti, non per alcuni’’ mette in evidenza Obama, ammettendo che anche se c’è  ancora strada da fare, molti progressi sono stati compiuti. ’’Rifiuto l’idea che nulla sia cambiato. Chi lo ritiene, dovrebbe chiedere a qualcuno che è  vissuto a Selma, a Chicago o Los Angeles negli anni 1950. Nel perseguire la giustizia, non possiamo permetterci ne’ compiacenza ne’ disperazione’’. Obama guarda quindi al futuro. Lodando i manifestanti del 1965, ’’gente ordinaria che ha avuto il coraggio di fare cose straordinarie’’ e munita di ’’un’enorme fede in Dio e nell’America’’, il presidente lancia un nuovo fronte dei diritti civili, i gay. ’’Rispettiamo il passato ma non ci struggiamo per questo. Non abbiamo paura del futuro, cerchiamo di impadronircene’’ afferma. ’’Siamo i gay americani il cui sangue scorre per le strade di San Francisco e New York, così come è  scorso su questo ponte’’. Favorevole alle coppie dello stesso sesso, l’amministrazione Obama senza mezzi termini si rivolge alla Corte Suprema, che avvierà l’esame del divieto delle nozze gay imposto in quattro stati americani il 28 aprile. Il divieto è contrario alla costituzione e ’’invia un messaggio chiaro ’’, ovvero che le coppie gay e i loro figli ’’sono famiglie di seconda classe’’. Da qui il parallelo con i neri americani: ’’gli stati non possono proibire i matrimoni fra razze diverse, e non possono proibire neanche quelli fra lo stesso sesso ’’.