Riace, revocati gli arresti domiciliari a Mimmo Lucano

    Ultimo aggiornamento 00:00

    Continua a innescare polemiche e pareri contrari la vicenda del sindaco di Riace, Domenico Lucano a cui sono stati revocati gli arresti domiciliari nella giornata di ieri. Il sindaco, che era stato sospeso, ha lasciato Riace alle 6 di mattina, dopo la decisione del Tribunale del riesame di Reggio Calabria che ha però disposto, nei suoi confronti, il divieto di dimora. La compagna di Lucano, invece, resta a Riace: per lei il divieto di dimora è stato attenuato con la misura dell’obbligo di firma.

    Lucano si trovava ai domiciliari dal 2 ottobre scorso. Prima di conoscere la decisione del Tribunale del riesame, subito dopo l’udienza, Lucano aveva detto a chiare lettere, con decisione, che il modello di accoglienza e integrazione creato nel suo comune sarebbe andato avanti. Obiettivo che, certamente, Lucano perseguirà anche stando fuori, ma comunque bisognerà vedere quando la sua assenza influirà sui tanti migranti che a Riace vivono e che in lui hanno un sicuro, se non l’unico, punto di riferimento. E che ora si trovano a dovere decidere se rimanere ma senza i finanziamenti pubblici, o se pure accettare il trasferimento in un altro Sprar dopo la chiusura dell’esperienza riacese decisa dal Viminale.
    “Riace – ha detto ieri in tarda mattinata – rappresenta un’idea che va contro la civiltà della barbarie. Anche senza contributi pubblici andiamo avanti lo stesso, da soli, perché negli anni abbiamo costruito dei supporti all’integrazione che oggi fanno la differenza”. La chiusura dello Sprar, decisa dal ministero dell’Interno e la conseguente possibilità che i migranti che vivono a Riace – alcuni da anni – se ne possano andare, non lo spaventa. Anzi. Ha rivendicato lui la chiusura dello Sprar. “Voglio trasmettere questo messaggio – ha detto – al Governo: vogliamo uscire dallo Sprar. Lo voglio io come volontà politica. Non voglio avere a che fare con chi non ha fiducia e con questo Governo che spesso non rispetta i diritti umani”.