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Sindaci, in 13 scrivono a Conte: “Urge una manovra o salteranno i servizi essenziali”

Ultimo aggiornamento 19:51

La lettera: “Caro presidente, urge una manovra”

Caro presidente, questa lettera non è un elenco di rivendicazioni in nome dei Comuni, non è una sequenza di istanze relative a questo o a quel capitolo del bilancio, non è neppure una richiesta di incontro come tutte le altre. Noi sindaci delle città metropolitane oggi ti rivolgiamo una esortazione nell’interesse del Paese. Siamo convinti, più che mai, che senza una manovra di aggiustamento, urgente e indifferibile, salteranno i servizi essenziali di tutte le Città italiane.

“Pensavamo chiedesse il nostro apporto”

Il rischio potrebbe essere un drammatico lockdown delle attività che, quotidianamente, i Comuni svolgono in ogni angolo del nostro Paese per i loro cittadini. Se di ciò non si prende piena e profonda consapevolezza, a farne le spese saranno le Città d’Italia e cioè l’Italia stessa. Eppure eravamo certi che, proprio in una fase come questa, sarebbe stato il governo a chiedere il fondamentale apporto dei sindaci per centrare la strategia necessaria per il rilancio del Paese.

“Noi, testimoni delle realtà e dei bisogni”

Aspettavamo maggiore attenzione alle nostre richieste, perché i Comuni, le istituzioni di prossimità, quelle della frontiera quotidiana del bisogno e della assistenza alla cittadinanza, conoscono esattamente la realtà, vivono giornalmente le dinamiche sociali e avvertono gli umori della gente. Conosci, caro presidente, il senso di responsabilità che abbiamo manifestato nella fase più difficile e complessa, sia sul piano dei rapporti tra le diverse istituzioni che nei confronti delle nostre comunità.

“Abbiamo impedito l’insorgenza di tensioni sociali”

In quella fase, quella della reazione alla grande paura e al senso di smarrimento dei cittadini e, a volte, anche nostro, noi abbiamo da subito reagito collaborando con abnegazione e lealtà. Abbiamo perfino rinunciato all’esercizio del nostro potere di autorità sanitaria locale perché il governo potesse dare un indirizzo unitario per superare l’emergenza. Con determinazione ci siamo assunti la responsabilità di prevenire e gestire le tensioni sociali, distribuendo buoni spesa e kit alimentari in tempi rapidi e a tutti coloro che ne avevano urgente bisogno.

“Ci siamo confrontati col disagio economico”

Con fatica quotidiana continuiamo a far fronte comune con le altre istituzioni per evitare che il fortissimo disagio economico e sociale possa trasformarsi in rabbia. Non intendiamo cambiare ora: siamo sindaci e il senso di responsabilità è connaturato al nostro ruolo. Oggi, però, in vista di una ripartenza che appare complessa e piena di incognite, noi rivendichiamo il ruolo politico che il mandato diretto dei cittadini ci assegna. Vogliamo essere protagonisti di questa delicata fase del Paese per evitare che già alle battute iniziali possa risultare compromessa.

“Abbiamo un rapporto viscerale con i nostri cittadini”

Lo diciamo con orgoglio, che non è presunzione né ambizione. Lo diciamo perché sentiamo non il diritto, ma il dovere di essere accanto al governo in un momento così difficile. Vogliamo dare il nostro contributo, in termini di idee e azioni, per definire le strategie di rilancio economico e sociale. Siamo gli unici, tra le istituzioni rappresentative della nostra Repubblica, ad avere un mandato, pieno e diretto, dai cittadini e in virtù di questo abbiamo un legame viscerale con le nostre comunità e i nostri territori.

“Il Paese deve ripartire dando risorse ai Comuni”

Per queste ragioni, ti chiediamo di avviare con noi un confronto, leale e serrato, sugli aspetti fondamentali della ripartenza: risorse certe e sufficienti per consentire ai Comuni di assicurare continuità nei servizi alle comunità, perché le somme già stanziate non ci permetteranno di chiudere i bilanci a luglio; misure eccezionali di revisione e flessibilizzazione dei vincoli finanziari per i Comuni; semplificazioni per eseguire opere celermente e ridisegnare gli spazi urbani in vista della fase di convivenza con il virus. L’Italia ha bisogno di uno sforzo progettuale, di tutti, per rialzarsi e costruire il suo futuro. Senza gli occhi lungimiranti e la caparbia determinazione dei sindaci si rischia di ripartire con il piede sbagliato”.

Una forte presenza che merita l’attenzione del governo

E’ l’interessante e ‘legittima’ lettera che nei giorni scorsi tredici sindaci delle città metropolitane hanno fatto arrivare sulla scrivania del presidente del Consiglio. Una missiva attraverso la quale i primi cittadini inviato il governo ad un confronto, ai fini della rimodulazione di un rapporto di reciproca stima e fiducia. Del resto, proprio perché ‘fisicamente’ e continuamente impegnati ciascuno nel territorio di sua competenza, chi più dei sindaci conosce urgenza e bisogno dei cittadini? Dunque i sindaci chiedono al premier di essere finalmente considerati in questa difficile fase di rilancio del Paese. 

Lettera a Conte, ecco chi sono i 13 sindaci firmatari

Come dicevamo, la lettera è stata scritta e firmata da 13 sindaci: Antonio Decaro (Bari, e presidente Anci), Virginia Raggi (Roma Capitale), Giuseppe Sala (Milano), Luigi de Magistris (Napoli), Chiara Appendino (Torino), Leoluca Orlando (Palermo), Marco Bucci (Genova), Virginio Merola (Bologna), Dario Nardella (Firenze, e coordinatore dei sindaci metropolitani), Salvatore Pogliese (Catania), Luigi Brugnaro (Venezia), Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria), e Paolo Truzzu (Cagliari).

Ricevuto forte e chiaro: domani l’incontro con Conte

Ne pomeriggio, oltre che a ‘far girare la lettera’ dei sindaci, da Palazzo Chigi è stato riferito che letta la lettera, per domani – molto probabilmente intorno alle 15 – il premier ha convocato i 13 sindaci per un incontro.

Max