TEATRO SISTINA – PIPARO: ‘DIETRO IL MILIONE DI SPETTATORI PER JESUS CHRIST SUPERSTAR NON PUÒ CHE ESSERCI QUALCOSA DI MAGICO’

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    “Ogni sera il mio Gesù è sempre uguale ma allo stesso tempo diverso. Anche questa sera, sebbene le canzoni siano sempre le stesse, l’approccio con il mio personaggio sarà diverso”. Paroila di Ted Neeley, ’mitico’ Gesù di Jesus Christ Superstar, in scena al Teatro Sistina di Roma, fino al 31 gennaio. Si tratta di ‘una ripresa’ questa romana del musical firmato da Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, sicuramente – insieme a ‘Cat’ –  tra i più amati al mondo. Ormai ventennale, laversione italiana porta la firma di Massimo Romeo Piparo, e ad oggi ha raccolto qualcosa come “un milione e 400mila spettatori e oltre 1600 repliche”, dice il direttore del teatro capitolino. Ioho un po’ rinverdito l’impronta data dal regista della pellicola, mantengo il sapore anni ’70 con un’attualizzazione continua. Nella scena delle 39 frustate, a ritmo di musica su ogni frustata, faccio partire delle proiezioni di immagini di grandi drammi dell’umanità. In 20 anni che faccio questo spettacolo lo aggiorno purtroppo ogni mese. Quindi vuol dire che questo martirio di Cristo non ha portato ancora oggi il risultato che forse si sperava”. A suo agio nel Gesù uomo, conscio dell’imminente fine, e dunque spaventato, Neeley spiega come “Questo show, di cui il pubblico è un altro protagonista, ha qualcosa di davvero magico. Chi sarà qui questa sera avrà visto talmente tante volte il film da conoscere le canzoni meglio di noi. E questa energia la gente ce la trasmette durante tutto lo spettacolo”. In scena con Neeley, da non perdere in queste ultime repliche, un cast davvero interessante: Feysal Bonciani (Giuda), Paride Acacia (Hannas), Simona Distefano (Maria Maddalena), Emiliano Geppetti (Pilato), Claudio Compagno (Simone), Francesco Mastroianni (Caifa), Salvador Axel Torrisi (Erode), Mattia Braghero (Pietro). E un ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini. Sebbene il film sia uscito nel 1973, questa rivoluzionaria opera rock continua a piacere”. “Non pensavo davvero potesse avere un così grande successo – aggiunge Piparo – Il segreto penso sia nella geniale intuizione degli autori di raccontare il Vangelo in musica rock, linguaggio trasversale e universale. La miscela è incredibile. Resiste ed è attuale. Chiaramente vive molto del grande imprinting che il film ha dato nel 1973, quando in chiave hippie, in piena guerra del Vietnam, allargò il racconto e il valore della passione di Cristo ai drammi dell’umanità di quell’epoca”.

    M.