TRAPIANTI D’ORGANI: CREATO UN EMBRIONE IN IBRIDO PECORA-UOMO. LA CHIESA: E’ INACCETTABILE

    Le liste d’attesa continuano drammaticamente ad aggiornarsi di giorno in giorno, la compatiblità degli organi è una sorta di ’terno al lotto’ e, oltrettutto, rispetto alle richieste i donatori sono ancora troppo pochi. Dunque il settore dei trapianti necessità inevitabilmente di nuovi approcci e tentativi per colmare questo gap il quale, è bene non dimenticarlo mai, si traduce in milioni di morti premature nel mondo. Così, seguendo una serie di test estesi anche ad altri animali, un team di ricercatori ha lavorato su un’inedita quanto avveniristica possibilità: coltivare organi umani – da destinare poi ai trapianti – all’interno di altri animali. A tal proposito giunge ora da un equipe di ricercatori americani dell’università della California a Davis, che lo annunciato nell’ambito del meeting dell’American Association for the Advancement of Science di Austin, in Texas, che sono riusciti a sviluppare i primi embrioni di pecora con cellule umane. A rendere ’vincente’ la loro intuizione, non solo il fatto di poter far fronte all’immensa richiesta di organi ma, addirittura anche la possibilità di ’personalizzarli’ o meglio, poterli rendere compatibli con il sistema immunitario di chi li riceve. Utilizzando infatti le cellule del paziente in attesa, spiegano gli scienziati, è quindi possibile eliminare a monte il rischio di un rigetto, altissimo fattore di rischio sempre in agguato in questi casi. Come sottolinea uno dei ricercatori, Pablo J. Ross, dell’Università della California a Davis, “Ancora oggi gli organi meglio abbinati, con l’eccezione di quelli che provengono dai gemelli identici, non durano molto a lungo, perché con il tempo il sistema immunitario li sottopone a continui attacchi”. Gli ’embrioni chimere’ (così ribattezzati ispirandosi alle creature ’miste’ tra uomini ed animali della mitologia greca), hanno avuto un periodo di sviluppo di appena 28 giorni. Come tiene a precisare ancora Ross, “Circa una cellula su 10mila negli embrioni di pecora era umana”. L’annuncio della pecora-chimera non ha certo impressionato l’esperto Bruce Whitelaw, professore di biotecnologie animali presso il Roslin Institute di Edimburgo (dove venne creata la pecora Dolly), il quale si è limitato ad osservare che “è ancora lunga la strada prima di coltivare organi umani in altri animali” tuttavia, ha aggiunto, quest’ultima ricerca è comunque “un importante passo avanti per scoprire se le pecore offrono un’opzione” valida per il “progetto ’chimerico’”. A rendere tale approccio percorribile, è il fatto che, diversamente dallo xenotrapianto (quando l’organo di un’altra specie viene impiantato nell’uomo), qui sarebbe limitato il problema del rigetto. In questi anni sono stati fatti ripetuti tentativi, sondando anche diverse specie animali. Ad esempio l’attuale team di Ross, poco tempo fa aveva lavorato su un pancreas di ratto, sviluppato all’interno di un topo. Così come, poco tempo dopo, avevano spiegato di aver introdotto cellule staminali umane in embrioni di suini: ottenendo una sola cellula umana su 100mila. Dunque al momento, la pecora sembra l’animale in grado di assicurare risposte migliori. Come spiega Hiro Nakauchi, della Stanford University (che compone il team di ricercatori), per fugare maggiori perplessità sarebbe opportuno capirne gli sviluppi olte i 70 giorni, rispetto agli attuali 28. “Per i maiali in genere trasferiamo 50 embrioni in un ricevente – osserva ancora Ross – mentre per le pecore ne trasferiamo quattro”. Quindi si continuerà a testare i suini anche se, precisano gli studiosi, gli ovini hanno diversi organi (come cuore e polmoni), molti vicini ai nostri, anche rispetto alle dimensioni. Inevitabilmente però, come sottolinea lo stesso Ross (“Io ho le stesse preoccupazioni”), pesa il fattore ’etico’: ovvero, la fantascientifica – ma non troppo – eventualità di poter giungere un giorno a una chimera con una mente simil-umana. Inevitabilmente però, proprio le stesse perplessità avanzate dai ricercatori in merito ad uno scenario di ’animale pensante’, l’annuncio dello studio, ele sue conseguenze, hanno sollevato dure reazioni da parte della Chiesa. Commentando infatti l’annuncio della produzione di embrioni ibridi interspecie, il professore Roberto Colombo (membro della Pontificia Accademia per la Vita presieduta da monsignor Vincenzo Paglia e docente alla facoltà di Medicina dell’università Cattolica di Roma), ha affermato all’agenzia di stampa AdnKonos che “Queste ricerche sono moralmente inaccettabili, nessuno scopo anche molto positivo può giustificarle eticamente. Lo scopo di questi esperimenti è quello di verificare la possibilità di far crescere, in embrioni e feti animali, tessuti istocompatibili che compongono organi di cui vi è richiesta per i trapianti nei pazienti e scarsità di donatori umani. Le cellule staminali pluripotenti potrebbero provenire da embrioni umani cresciuti in vitro oppure dagli stessi pazienti in attesa di trapianto e quest’ultimo caso renderebbe possibile aggirare l’ostacolo del rischio di rigetto. Numerose perplessità sono state sollevate sul destino di queste cellule pluripotenti nel corpo embrionale in sviluppo dell’animale: esse potrebbero generare colonie di cellule differenziate anche in organi diversi da quelli attesi per il trapianto, non escluso il cervello – osserva l’esperto vaticano – suscitando gravissime preoccupazioni antropologiche ed etiche. Non si deve inoltre trascurare di considerare che cellule staminali embrionali umane utilizzate preliminarmente in simili esperimenti o come alternativa a quelle staminali multipotenti indotte di derivazione somatica dal corpo dell’uomo adulto provengono da embrioni umani generati intenzionalmente in laboratorio e distrutti per isolarne le cellule e coltivarle in vitro”. Tornando invece alla sperimentazione, la domanda che risuona nella mente di tutti è una soltanto: è davvero ipotizzabile per l’uomo, un giorno, poter ricevere organi coltivati all’interno di altri animali? Secondo Nakauch è possibile, anche se non è così semplice come sembra: “Potrebbero volerci 5 anni o anche 10 anni – osserva lo scienziato – ma io credo che alla fine saremo in grado di farlo. Il contributo delle cellule umane al momento è molto piccolo. Non si tratta di qualcosa come un maiale con una faccia o un cervello umano. Abbiamo pubblicato diversi studi che mostrano che possiamo selezionare il bersaglio, per evitare che le cellule umane si differenzino formando cervello o gonadi umane nell’animale”. Ad ogni modo, aldilà delle perplessità scientifiche ed etiche palesate, i ricercatori hanno assicurato che i loro studi andranno avanti comunque.
    M.