VATILEAKS – IN VATICANO LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO DELL’INCHIESTA SCATURITA DALLA PUBBLICAZIONE DI NOTIZIE RISERVATE

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    “In Vaticano è reato fare il cronista e raccontare i fatti. Ma io continuerò a fare il giornalista”, così Gianluigi Nuzzi, in diretta telefonica con Belpietro su Canale 5. Il giornalista, unitamente a monsignor Lucio Vallejo Balda, Nicola Maio, Francesca Immacolata Chaouqui, ed al suo collega Emiliano Fittipaldi (i loro libri, rispettivamente ’Via Crucis’ e ’Avarizia’, hanno praticamente scatenato l’inchiesta), si trovano oggi in Vaticano per la prima udienza del ‘Vatileaks’, che denuncia la pubblicazione di documenti della Santa sede altamente riservati. “Mi sto preparando per andare ad assistere a questa prima udienza – ha spiegato Nuzzi al telefono – Credo sia giusto essere presente a questo processo che si basa suleggi molto diverse da quelle italiane. Da noi c’è per fortuna il diritto costituzionale di cronaca e d’informazione che lì non c’è. Non sono stato nemmeno libero di scegliermi un avvocato, me ne è stato assegnato uno d’ufficio”  spiega l’autore di ‘Via Crucis’ il quale, non senza evidente preoccupazione aggiunge che in questo caso, per le leggi che determinano le accuse, le pene in Vaticano “sono abnormi,si rischia fino a otto anni. Si tratta di una reazione oscurantista al diritto miliare di ogni democrazia – ha aggiunto ancora il giornalista – Come alcuni giuristi, anche cattolici, hanno affermato, si rischia di mettere il Vaticano contro il diritto europeo ormai consolidato che afferma la libertà di stampa e di pensiero. Non è mettendo le manette a un libro che si risolvono i problemi”.

    M.T.