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“Via Poma, sconfitta del sistema giudiziario, non si è individuato un colpevole” denuncia il legale dei Cesaroni

Ultimo aggiornamento 19:04

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, sono decine i casi di cronaca  nera ad oggi rimasti insoluti (o parzialmente) nella Capitale, al punto da tornare ogni anno ‘auto-alimentando’ la suggestione rispetto agli eventi, fino a divenire quasi una ‘leggenda’, quelle mezze verità che, passando di bocca in bocca, spesso prendono vie ben distanti dalla realtà.

Per molte decine di anni ad esempio, ogni agosto tornava puntuale l’eco del misterioso ed efferato ‘delitto di via Poma’. Un caso che ha tenuto Roma col fiato sospeso perché lei, Simonetta era una ‘figlia del popolo’, una ragazza come tante, impiegata in un ufficio di un quartiere elegante; qualcuno che conosceva al termine di un rapporto la massacrò con un tagliacarte (gli inquirenti contarono 29 fendenti). Chi era l’assassino, e perché? Domande rimaste in sospeso per decine di anni, con cento colpi di scena, nomi, cognomi ma mai nulla di concreto. Poi Pietrino Vanacore, quel portiere ‘misterioso’ che forse qualcosa sapeva (o forse no), sospettato e poi scagionato, decise infine di farla finita in 50 centimetri di mare, con una corda al collo fissata ad un palo.    

Poi, dissero, la ‘svolta’: una vecchissima goccia di sangue trovata sullo stipite di una porta, rivelò un traccia di dna che aveva buone possibilità di appartenere a Raniero, l’allora giovane fidanzato di Simonetta. E questa fu la strada da seguire. Tuttavia, questa ‘improvvisa’ soluzione non contento in realtà nessuno, figuriamoci l’imputato, oggi padre lavoratore, una vita normale, preso ed additato come il  ‘mostro’.

Quel maledetto 7 agosto del 1990 in via Poma…

E difatti proprio anche quest’anno, puntuale (era il 7 agosto del 1990), il nome di Simonetta Cesaroni torna sulle pagine dei giornali. Ma stavolta a suggerirlo è l’avv. Fedrica Mondano, legale della famiglia Cesaroni, che davanti ai microfoni delle agenzie di stampa ha affermato. ”Sul caso di via Poma si sarebbe potuto fare molto di più, in particolare coinvolgendo esperti, anche stranieri. Tecnicamente si può sempre riaprire l’inchiesta, la possibilità processuale c’è ma servirebbe un passo da parte della Procura. Se lo Stato decidesse un approfondimento processuale dimostrerebbe un grande senso di civiltà”.

Legale Cesaroni: “una sconfitta del sistema giudiziario”

Dichiarazioni che ovviamente lasciano di sasso, anche perché poi l’avvocato ha ulteriormente ‘calcato la mano’: “Il caso di Via Poma è una sconfitta del sistema giudiziario italiano, non si è individuato un colpevole”. Dunque, stando a quanto riferisce con convinzione la Mondano, “con perizie di livello qualitativo superiore si sarebbero potuti fare passi in avanti verso la verità. Come parte civile avevamo chiesto di coinvolgere periti, esperti oltre confine, purtroppo tutto questo non è stato fatto ed oggi – conclude il legale – resta un grande dolore per la famiglia, il tempo non aiuta a superare le ferite”.

A questo punto cosa accadrà?

Max