Zingaretti contro la liquidazione del Partito Democratico

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    Ha scelto di rendere pubblica la sua proposta per la guida del Pd a Genova, Nicola Zingaretti, nella città ancora scossa dal crollo del ponte Morandi. E Zingaretti ha deciso di salvaguardare il partito “dalla denigrazione e dalla liquidazione, un partito con un leader, non del leader”, riferendosi direttamente a Matteo Renzi. “Io temo e combatto con tutte le mie forze contro la liquidazione, la denigrazione della storia e delle potenzialità di farcela di questo partito. Sono il primo a non nascondere quanto la situazione sia complicata però a me non piace l’ossessione a disarticolare, colpire, denigrare la nostra comunità. Per 12 anni ho fatto l’amministratore, sono stato fuori dalle dinamiche della politica nazionale: pur non avendo votato chi era stato segretario negli ultimi anni, ora darò tutto me stesso per salvare questo progetto rinnovandolo” ha dichiarato Zingaretti. La intermittenza a differenza degli ultimi tempi del Pd è il punto cruciale. “Il primo modo per creare un clima diverso all’interno del partito è non andare mai in tv o nelle conferenze stampa a criticare gli altri dirigenti del partito”. Ieri i 6 papabili rimasti ancora in lotta hanno presentato le loro nomine. Intanto da Roma giungono le prime indiscrezioni sulle firme che appoggiano le candidature. Sono 85 gli esponenti ’renziani’ che per ora hanno sostenuto la nomina di Maurizio Martina. Questi si uniscono ai 25 sostenitori della correnti di Martina, insieme a Graziano Delrio e Matteo Orfini e che avevano già aderito alla scelta. Assenti, almeno per adesso, l’appoggio di due renziani della prima ora: Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi. Ma la lista definitiva verrà pubblicata settimana prossima. Le diatribe rendono incandescente la corsa. Il parlamentare Roberto Morassut, a favore di Zingaretti, sostiene che la nomina di Martina sia “vuota e contraddittoria”. Matteo Richetti, in tandem con Martina: “Che peccato che ci sia ancora qualcuno che intende le primarie di un partito grande e plurale come il nostro come una competizione da provare a vincere delegittimando l’avversario”.