Caso Dj Fabo, la Consulta rimanda la decisione su Cappato a settembre 2019

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    È stata rimandata a settembre 2019 la decisione sulla sorte di Marco Cappato, leader dell’Associazione “Luca Coscioni”, accusato di istigazione al suicidio per aver aiutato Dj Fabo a morire in una clinica in Svizzera. La Corte Costituzionale ha dato un vero e proprio ultimatum alla politica, tirandosi dunque momentaneamente fuori da quello che è a tutti gli effetti più un caso etico che penale: “Il parlamento intervenga sul suicido assistito, faccia una legge entro un anno. Quella attuale ha vuoti di tutela”: questa la richiesta a chiare lettere.
    “La Corte – ha detto Marco Cappato – ha riconosciuto le nostre ragioni e dà un anno di tempo al Parlamento per fare ciò che chiedevamo da 5 anni. E’ un risultato straordinario, arrivato grazie al coraggio di Fabiano Antoniani e alla fiducia che Carmen e Valeria mi hanno dato per la mia azione di disobbedienza civile. Ora il Parlamento ha la strada spianata per affrontare finalmente il tema e per discutere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, come sta accadendo nel Parlamento spagnolo. Senza contare che nel contratto di governo si impegnano proprio a discutere le leggi di iniziativa popolare e quella sull’eutanasia lo è”. Un invito raccolto immediatamente dal presidente della Camera Roberto Fico, del M5Stelle che ha twittato: “La decisione della Consulta è un’occasione importante per il Parlamento. Serve più che mai adesso aprire il dibattito su un argomento delicato, rispetto al quale ci deve essere attenzione e sensibilità. La politica affronti il tema dell’eutanasia”. “Sul momento sono rimasta male, – dice Valeria Imbrogno la fidanzata di Fabo- mi sembrava l’ennesimo rinvio. Ed è doloroso per chi come me ha vissuto tutti gli anni di malattia accanto a Fabo, sapere di dover aspettare ancora per avere chiarezza, rispetto. Ma io sono una cittadina comune, i miei tempi sono diversi da quelli della politica. Spero solo che questa volta i partiti si muovano veramente senza perdere tempo andando incontro alle esigenze della gente comune, delle persone che soffrono. Perche nessuno debba passare quello che ha vissuto Fabiano, perche nessuno debba emigrare di nascosto per andarsene con dignita”. Sino ad oggi sono più di 650 le persone che hanno chiesto aiuto, informazioni alla Coscioni per andare a morire in Svizzera dove il suicidio assistito è legale.
    Ma andiamo con ordine: Il comunicato della Consulta arrivato dopo un giorno di dibattito, nota che “l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. E per consentire al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell’articolo 580 codice penale all’udienza del 24 settembre 2019.
    La vicenda arrivata nelle aule della Corte è quella di Fabiano Antoniani, che a causa di un incidente divenne tetraplegico, cieco e non più autosufficiente. Nel febbraio 2017 decise di ricorrere al suicidio assistito. Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell’associazione Luca Coscioni, lo accompagnò in una clinica svizzera e poi si autodenunciò.
    Per questo è finito sotto processo a Milano dove i giudici dopo averlo assolto dall’imputazione di istigazione al suicidio hanno chiesto l’opinione della consulta sull’articolo 580, approvato durante il regime fascista, che parla proprio di istigazione e aiuto al sucidio, ritenendola insufficiente, non più adatta a proteggere in modo bilanciato i diversi interessi e diritti all’autodeterminazione.
    “La Corte costituzionale – commenta il procuratore aggiunto milanese Tiziana Siciliano – sembra confermare appieno le valutazioni con cui la Procura di Milano aveva sottolineato come l’attuale normativa non consentisse un adeguato bilanciamento degli interessi costituzionalmente protetti”.
    Nella loro ordinanza, i giudici di Milano avevano infatti passato in rassegna le sentenze sui casi Welby ed Englaro, le pronunce della Corte europea dei diritti dell’Uomo sul fine vita, la legge sul biotestamento, che hanno via via ritoccato il perimetro dei diritti in quest’ambito. Chiedendo in qualche modo di abbattere un muro eretto intorno al “diritto a porre fine alla propria esistenza” quale “libertà della persona”.
    Parla così di “decisione storica” anche l’avvocato Filomena Gallo, difensore di Marco Cappato davanti alla Consulta e segretario dell’Associazione Luca Coscioni. “La Costituzione – afferma Gallo – ha trionfato sulle istanze paternalistiche del codice penale fascista e sulla grave inerzia del legislatore, che nonostante le varie sollecitazioni, non si è mai determinato a regolare la materia del suicidio medicalmente assistito” .