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    Cinema America, la replica di Carocci: “Triste vedere la strumentalizzazione di un momento drammatico”

    Intervista con Valerio Carocci, fondatore e presidente dell’associazione romana Piccolo Cinema America, che risponde alle accuse, mosse dalle associazioni di categoria dei distributori e dei gestori di sale, di fare concorrenza sleale con l'evento estivo "Il cinema in piazza".

    Ultimo aggiornamento 23:22
    Valerio Carocci, presidente dell'associazione Piccolo Cinema America

    Valerio, l’anno scorso in un’intervista, riferendoti alle tre arene estive del cinema in piazza, hai detto: “Abbiamo trovato una casa diffusa nella città”. Stando però al vostro ultimo comunicato, questa casa rischia di saltare. In un contro comunicato, l’ANICA ha detto che vi guarda con simpatia ma vi accusa, tra le righe, di concorrenza sleale. Perché?

    L’ANICA sostiene che la produzione di vecchi film sia un problema nei confronti della programmazione dei nuovi titoli. Come se l’Associazione Piccolo Cinema America levasse pubblico alle sale e arene a pagamento. Io non posso credere che la proiezione di un film di Tod Browning del 1933, o di un film già presente in dvd, possa essere concorrenziale con la proiezione di un film in uscita estiva o in programma nelle arene a pagamento. Il prodotto è diverso così come l’offerta culturale. L’importante è differenziare il prodotto per non creare contrapposizione. Anzi, in questo modo l’offerta gratuita diventa promozione stessa di quella a pagamento.

    Come si legge sul vostro comunicato, voi pagate i compensi dei film, ma garantite gratuitamente il servizio ai cittadini. Perché per voi è così importante il concetto di gratuità.

    Il nostro è un evento che prevede l’utilizzo del suolo pubblico in modo inclusivo, non esclusivo. Vuol dire che sono luoghi aperti, attraversabili da tutti. Rappresenta un servizio pubblico all’interno della nostra città, dove l’offerta culturale, in qualità di servizio pubblico, non è solitamente praticata. La gratuità è un elemento che nasce dalla nostra esigenza, da ragazzi cresciuti nelle periferie, di avere dei luoghi dove poter partecipare senza dovere per forza pagare.

    La polemica sulla gratuità non è nuova. Adesso però l’ANICA vi ha accusato di fare un’irresponsabile campagna di diffamazione in un momento drammatico per il cinema italiano. Cosa risponde a questa accusa.

    L’accusa cade proprio perché loro fanno questa polemica da oltre sei anni. Non c’è quindi una contestualizzazione temporale. È un rumore di sottofondo che va ormai avanti da anni ed è triste vedere che l’ANICA e l’ANEC stanno strumentalizzando il momento drammatico, causato dal Covid-19, per vincere una battaglia che non hanno mai vinto.

    Ha da poco riaperto il cantiere per la ristrutturazione della Sala Troisi e pochi giorni fa il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della proprietà dell’ex Cinema America per l’annullamento del decreto di dichiarazione di interesse culturale. Come procede la ristrutturazione della sala?

    Per l’apertura del Troisi siamo a lavoro. Il cantiere va avanti e speriamo che riesca ad aprire per ottobre. È un lavoro molto complesso, ma di cui siamo veramente soddisfatti. Sono stati mesi difficili ma tiriamo dritto per la nostra strada. Abbiamo ottenuto grandi risultati grazie anche al lavoro portato avanti dal ministero e dalle soprintendenze. Inoltre il Tar ha confermato il vincolo dell’ex Cinema America voluto dal ministero dei Beni Culturali in favore della tutela dei cinema storici. L’America è salvo e il Troisi sta per essere riaperto.

    Se dovesse ripartire il cinema in piazza, nonostante le polemiche, quali saranno le misure di protezione anti Covid-19 da rispettare?

    Stiamo aspettando la definizione dei protocolli di sicurezza. Saranno applicati pedissequamente, ma ad oggi non posso dire altro.

    Mario Bonito