IN MOSTRA AD EXPO “MOVEAT LE VIE DEL CIBO DALLA ROMA ANTICA ALL’EUROPA MODERNA” UN’ORIGINALE STORIA DEI CIBI E DEI LORO PERCORSI

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    La mostra “Moveat le vie del cibo dalla Roma antica all’Europa moderna” è approdata alla stazione di Rho Pero, destinazione Expo, lo scorso 25 maggio con tanto di parata di lottatori, Imperatori, senatori e danzatrici dell’Antica Roma, a bordo di un Frecciarossa arrivato direttamente dalla Capitale. E continuerà fino a tutto il mese di ottobre nel padiglione 112 di Fs Italiane allestito all’Expo di Milano, per la felicità di tutti gli appassionati di arte, archeologia e cultura gastronomica che potranno apprezzare un’inedita commistione di costume e storia dei cibi ma anche storia dell’evoluzione dei mezzi di trasporto usati per trasportare quei cibi. Si perché MOVEAT, promossa da Ferrovie dello Stato e allestita da Andrea Schiavo e dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’area archeologica di Roma, è un percorso esperienziale, interattivo che, attraverso mappe parlanti, filmati e ricostruzioni tridimensionali, risponde alla curiosità su cosa mangiavano i nostri antenati (con tanto di degustazione delle ricette dell’epoca), ma soprattutto attraverso quali vie e in che modalità quei cibi arrivavano sulle loro tavole. Dalle navi lungo le rotte del Mediterraneo, ai treni che nel primo ’900 erano in grado di connettere in tempi brevi luoghi di produzione e consumo anche distanti migliaia di km tra loro. Il trasporto delle vettovaglie su ferro dunque è un po’ il focus della mostra, per richiamare l’attenzione del visitatore sulla necessità di combinare tecnologia ed ecologia, attraverso mezzi di trasporto, come il treno , a zero CO2. MOVEAT che si può leggere sia come terza persona singolare del verbo latino “moveo”, sia nel più moderno inglese mov-eat del verbo mangiare, unisce due aree semantiche di grande interesse: quella della cultura enogastronomica ai tempi dell’antica Roma e quella del movimento, dello spostamento di uomini e merci, fattore indispensabile per lo sviluppo culturale, sociale ed economico di popoli e nazioni.  Forse anche per questo taglio così peculiare che va oltre il tema un po’ abusato negli ultimi anni, del cibo, MOVEAT ha riscosso grande successo tra italiani e turisti, soprattutto tra questi ultimi, visto che delle circa 3000 persone che hanno visitato il padiglione dall’inaugurazione ad oggi, circa il 70% sono stranieri, in particolare tedeschi, americani e giapponesi, interessati a riscoprire tradizione, civiltà e continuità nell’innovazione che da Roma antica a oggi rendono l’Italia una rete di eccellenze. La mostra attraverso filmati, ricostruzioni tridimensionali e un pannello interattivo accompagna il visitatore alla comprensione dei corredi ceramici esposti.  Ma è anche un racconto sulla centralità italiana nelle rotte europee e internazionali e sull’evoluzione del trasporto degli alimenti su ferro, dalle origini del treno fino a oggi: “All roads lead FOOD to Rome”. Rotte che hanno dato impulso al progresso dei territori e hanno visto le grandi linee ferroviarie sovrapporsi ai percorsi tracciati nei secoli dall’uomo, a piedi o a cavallo, con un effetto moltiplicatore nello sviluppo della civiltà occidentale, in termini di scambi, usi e costumi. Molti strumenti usati per attrarre l’attenzione del pubblico adulto ma anche dei più piccoli: una mappa parlante dell’Impero Romano con i luoghi di produzione dei principali alimenti dell’area Mediterranea e le rotte marittime e terrestri attraverso le quali tali cibi giungevano a Roma; un monitor dedicato alla riproduzione dei fogli della Tabula Peutingeriana, copia di una carta itineraria del mondo antico redatta alla fine del III o IV secolo d.C., che rappresenta il mondo come lo conoscevano i Romani; un puzzle interattivo che permette al visitatore di scegliere gli oggetti visualizzandone le relative schede per una personale visione a trecentosessanta gradi degli stessi. In mostra anche – per la prima volta dal suo recente rinvenimento in una tomba nel settore Nord Est del suburbio di Roma – un’anforetta attica a figure nere (500 a.C. circa), che testimonia sia i contatti con l’opposta sponda del Mediterraneo, sia la tradizione di tesaurizzare oggetti di valore, lasciandoli in eredità. Il visitatore viene, infine, introdotto nell’atmosfera di un’antica taverna: un settore della sala espositiva presenta infatti la ricostruzione del bancone di vendita di una caupona  allestito con riproduzioni di oggetti da mensa – lucerne, olle, piatti, bicchieri -, un’anfora vinaria da trasporto, un urceus per il garum (contenitore per condimento a base di pesce) e una macina per le olive.  Insomma, una testimonianza che la passione per la cucina, per il cibo e la necessità di farlo “viaggiare” da un capo all’altro dell’impero romano hanno contribuito alla grandezza di una civiltà di cui dovremmo essere orgogliosi eredi e custodi di tradizione, sapienza e ricchezza.