Matteo Salvini: “ Non possiamo trattare l’Islam come le altre religioni” -di Delia Marrone

    SALVINI.jpg

    Atteggiamenti contrapposti quelli del presidente del Consiglio, Matteo Renzi e del segretario della Lega, Matteo Salvini, in merito a quanto accaduto a Parigi lo scorso 7 Gennaio. Il primo infatti, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Bologna, si presenta fiducioso e dichiara: “Chi ha ucciso degli innocenti lo ha fatto per mettere in crisi la nostra identità, non dobbiamo essere in balìa della paura, ma guardare al futuro”. Al centro del discorso del premier c’è stata l’esaltazione dei valori tradizionali e della cultura italiana, fonte di vanto da sempre, contrapposti al terrore. “Abbiamo bisogno di simboli e di stare insieme in un Paese come l’Italia rannicchiata nella paura. Ne abbiamo bisogno in queste ore pensando a quanto sta accadendo in Europa”, è quanto concluso. Ben diversa invece la posizione di Salvini che afferma: ’’L’Islam è pericoloso: nel nome dell’Islam ci sono milioni di persone in giro per il mondo e anche sui pianerottoli di casa nostra pronti a sgozzare e a uccidere’’, sottolinea quindi la necessità di non considerare e non trattare l’Islam come le altre religioni. Punta il dito contro il presidente del Consiglio, imputandogli la colpa di aver favorito l’immigrazione di massa ed essersi dunque reso complice di un così tragico avvenimento. Tra i primi pensieri del segretario della Lega c’è stato in questi giorni quello di distribuire, insieme all’eurodeputato Borghezio, volantini che riprendevano la satira politica della casa editrice Charlie Hebdo proprio nei pressi della Palarshap, dove la Giunta Pisapia vuole autorizzare l’apertura di una moschea. Estremamente dure quindi le parole di Salvini che  non si smentisce e attacca direttamente anche il governo: ’’L’Islam è un problema e anche al governo abbiamo ministri che negano che le stragi di Parigi abbiano matrice islamica. Questi sono ministri pericolosi, in Italia abbiamo un governo pericoloso’’. Chiede quindi una risposta dura, efficace e immediata a questa “ guerra ormai in atto”, ritenendo attualmente esaurito il tempo per il buonismo, l’accoglienza e la tolleranza. “ Bisogna rispondere con la forza che la democrazia permette, non con il sangue. Ma non è il momento di cedere” è la sua proposta.