Milano in balia del tira e molla sul corteo per Ramelli

    Non sono certo ore serene per la città di Milano dove, da diverse ore infuria un’aspra diatriba tra il prefetto Renato Saccone  ed il comitato organizzatore della manifestazione che dovrebbe sfilare nel capoluogo lombardo il prossimo 29 aprile, in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani.
    L’intenzione da parte di saccone, è – così come accaduto negli scorso anni – di autorizzare una sorta di ‘raduno’ intorno a via Paladini laddove, nel 1975, l’attivista del Fronte della Gioventù, venne ucciso da alcuni militanti di Avanguardia Operaia.
    Al deciso dinniego del prefetto erano seguiti anche gli appelli firmati da 60 parlamentari, tra questi Giorgia Meloni (“L’unica ’colpa’ di questo ragazzo fu quella di avere aderito al Fronte della Gioventù ed è assurdo negare un momento di preghiera e riunione per un ragazzo ammazzato, nascondendosi dietro al fantasma del fascismo. I parlamentari di Fratelli d’Italia hanno firmato in queste ore un appello al prefetto perché non si vieti il corteo: non impediamo il giusto ricordo di Sergio per motivi ideologici, rispettiamo la sua memoria”), e di Ignazio La Russa (“Noi Sergio Ramelli l’abbiamo recentemente ricordatonel corso di un evento al cinema Odeon di Milano, con il giudice Salvini, il giornalista Luca Telese, e non ci sono stati problemi di sorta. E il motivo è che quando si commemora un caduto non ci sono incidenti, disordini, strumentalizzazioni. Non comprendo questa decisione se non alla luce del comportamento abituale e sistematico della sinistra che in questo modo pensa di raccogliere voti. Ma non capisce che, così facendo, i voti, anziché prenderli, li perde”). 
    Richieste di fronte alle quali il prefetto di Milano non si è convinto, confermando la sua decisione. Nel tardo pomeriggio però Marco Carucci, delegato del comitato, ha diramato una nota nella quale viene puntualizzato che “Il corteo si farà nonostante i divieti, questa è la nostra vera risposta ma abbiamo ancora desiderio e voglia di aprire un tavolo di confronto. A piazzale Susa a Milano arriveranno i camerati, che abbiamo chiamato da tutta Italia, come è nostro diritto e tradizione fare”. 
    Quindi, dopo aver tenuto a precisare che – per chi teme disordini o scontri – “non siamo una banda di scatenati abituati a fare casino e non è nostra volontà farlo questa volta. La nostra prima risposta è la locandina – già distribuita anche ai mdia,ndr – Vogliamo affermare con molta serenità il fatto che abbiamo tutto il diritto e anche il dovere di commemorare i nostri caduti in una forma che esiste da almeno 20 anni. Nel merito le prescrizioni del questore sono allucinanti e prive di fondamento perché sono ricostruzioni che non hanno nulla a che vedere con il corteo”.
    In risposta poi alle contrarietà al corteo espresse anche dal Questore milanese, Carucci replica: “In sintesi dice che vieta a noi la manifestazione dinamica per poterla concedere all’antifascismo milanese. Una dichiarazione che non è normale esca da una questura. In tutto il testo non viene mai citato il fatto che 60 rappresentanti istituzionali ci hanno messo la faccia, l’unica cosa che si cita è l’antifascismo milanese. Negli anni scorsi ci sono stati comportamenti, i saluti romani, che hanno generato dei processi, ma il dato è che l’unico di questi procedimenti che è finito in Cassazione ha visto tutti assolti. La nostra non è una parata nazifascista, è una sfilata fatta di tricolori, fiaccole e tanti cuori – tiene a ribadire il delegato del comitato – Noi non possiamo pensare di ammainare le bandiere e mettere da parte la memoria. In questi casi la forma è anche sostanza, sfilare per le strade della città, dove sono morti Ramelli e Pedenovi, non è un puntiglio. Sfilare in quelle strade ha sempre avuto il senso di far vivere la memoria nel quartiere dove sono stati uccisi, è un discorso che ha un senso profondo. Mamma Ramelli ha sempre vissuto lì finché non è morta”.
    In ogni caso manca ancora qualche giorno e si spera che si arrivi a un ragionevole compromesso tra le parti, così da non dover pensare ad una manifestazione preventivamente definita ‘pacifica’, come a una guerriglia annunciata…
    Max