PD ROMA: I RITARDI E LE PROMESSE MANCATE DELLA RAGGI RISPETTO ALL’EMERGENZA ABITATIVA

    Da decenni ormai si continua a discutere sui numeri dei quali si compone l’emergenza abitativa nella Capitale. Premesso intanto che attualmente sono ancora aperte ben 1.000 domande relative al precedente bando, risalente al 2000-2009, c’è da sottolineare che, l’ultimo bando relativo all’edilizia residenziale pubblica, è stato ormai aperto nel 2012, quando gli uffici preposti sono stati sommersi da qualcosa come 11.200 domande. Di queste, 5mila sono state inoltrate da nuclei (mediamente composti da 2/3 persone), circa 1.800 da nuclei formati da 4 persone mentre, le restanti circa 7.400 domande, da singoli. Ad oggi, di tutte queste domande ne sono però state evase nemmeno 2mila e, a sottolineare la penuria di alloggi disponibili, c’è anche da considerare che vi sono ben 1.268 persone che si trovano ancora nei cosiddetti CAAT (centri assistenza alloggiativa temporanea), in ’perenne’ attesa che il Comune si decida a valutare la loro richiesta per poter poi passare alla loro volta ai SAAT (Servizio Assistenza Alloggiativa Temporanea). Tutto ciò senza contare poi l’altra immensa piaga legata l’emergenza abitativa, che va di ano in anno ’autoalimentadosi’ anche in virtù dei crescenti provvedimenti di sfratto (ad oggi circa 7mila), l’80% dei quali notificati a seguito di morosità. Ma come ha risposto, e risponde, il Comune a fronte di tali difficoltà? Purtroppo con la leggi. Intendiamoci, non potendo fare altrimenti, l’intricato sistema burocratico che detrmina e disciplina tale materia,non può prescindere da una complicata serie di atti e provvedimenti ’preparatori’. Dunque, lo scorso luglio (il 25), il Comune di Roma ha approvato due delibere di Giunta Comunale: la prima (163/2017), riguardante le “Linee guida per il programma straordinario di interventi emergenza abitativa” mentre, la seconda (164/2017), incentrata sul “Piano generale assistenziale alternativo ai CAAT”. Poi, a seguire (il 28/12/2017) la Giunta Comunale, non essendo stata in grado di svolgere le attività individuate come prioritarie per l’emergenza, è stata costretta ad approvare la delibera 304/2017, che prevede lo slittamento di tutti i termini al 31/06/2018. Eco qui un esempio del principio ’diabilico’ di rimandi e reinvii (reiterate negli anni), che hanno poi finito per sedimentare una condizione surreale, tenendo conto che a monte di tali rimandi, nel frattempo si sono succedute varie giunte, ed aggiunti altri cittadini in condizioni a dir poco disperate. Entrando ora nello specifico delle delibere in questione, illustra il Partito Democratico di Roma in merito ai ritardi e alle promesse mancate, formulate dalla giunta guidata da Virginia Raggi, vediamo cosa è stato fatto e cosa no in relazione a quanto invece proposto: DELIBERA 163/2017: 1) Istituzione di un Comitato attuativo composto da: Gabinetto del Sindaco, dipartimenti interessati e municipi. Compito del Comitato avrebbe dovuto essere la stesura di un piano di azione per superare il disagio abitativo della Capitale d’Italia da far approvare dall’assemblea capitolina entro il 31/12/2017. Ebbene: il Comitato non è stato istituito e l’attività non è stata svolta. 2) Considerando il notevole numero di immobili grandi e che ci troviamo per lo più di fronte a richieste di nuclei familiari composti da pochissime persone, si è pensato a un frazionamento degli alloggi pubblici in particolare quelli di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). Anche qui, la procedura non è stata nemmeno avviata. 3) Potenziamento del ’bonus casa’, per consentire di rivolgersi al mercato privato. Manco a dirlo: non è stato fatto. 4) Avviso per reperire immobili di proprietà di enti pubblici (Inps, Anas e altri enti) da poter assegnare ai nuclei che non riescono ad essere sistemati per carenza di immobili. Non è stato fatto 5) Reperimento di immobili appartenenti a congregazioni religiose non più utilizzati. Non è stato fatto. 6) Recupero e auto-recupero di immobili pubblici con cambio di destinazione d’uso. La procedura non è stata nemmeno avviata. 7) Avvio di un censimento municipale su tutti gli immobili pubblici e privati liberi. Non è stato fatto. 8) Tavolo per l’utilizzo di caserme e immobili demaniali in disuso. Non è stato fatto. Passiamo poi alla DELIBERA 164 /2017: 1) Istituzione, mediante determina dirigenziale, di una ’cabina di regia’ per la realizzazione del piano. La cabina di regia avrebbe dovuto essere composta dai rappresentanti del Dipartimento per le politiche sociali, patrimonio e dei 4 municipi nel cui territorio insiste il numero maggiore di CAAT. La cabina di regia non è mai stata istituita. 2) Entro il 30/10/2017 la cabina di regia avrebbe dovuto predisporre una mappatura degli immobili del patrimonio disponibile e indisponibile di Roma Capitale e dei beni confiscati alla criminalità. L’aggiornamento dei dati non è stato svolto. 3) Incremento del personale del Dipartimento politiche abitative per l’applicazione del piano generale assistenziale alternativo ai Caat. Non è stato fatto. 4) In riferimento ai punti da 4 a 8 individuati per la delibera 163, e al punto 2 individuato per la delibera 164, questa stessa delibera prevede un cronoprogramma (pag 17) secondo cui ad oggi dovremmo trovarci nella fase di reperimento degli alloggi già effettuato da parte del Dipartimento Politiche Abitative, e il graduale trasferimento dei nuclei coinvolti dagli attuali CAAT ai nuovi alloggi. Ci troviamo in una fase di molto precedente. In sostanza allora cosa è invece accaduto? “Come previsto dalla delibera – spiegano da Pd di Roma – il Comune di Roma ha stanziato 12 milioni di euro per il reperimento di 800 alloggi nel proprio territorio per i quali paga ai nuclei che devono uscire dai CAAT l’affitto (1.250 euro a nucleo) per 24 mesi, trascorsi i quali le famiglie dovrebbero accedere alla casa popolare mediante una graduatoria. Trattandosi di un affitto, le utenze sono a carico degli inquilini. Si tratta di una tempistica irreale calcolando che il Comune non riesce ad assegnare nemmeno 500 alloggi all’anno. Il bando, come prevedibile, è andato in larga parte deserto, ad eccezione della partecipazione di 2 società: TEN IMMOBILIARE (che già gestiva i CAAT) e MORENO ESTATE di Ostia che hanno messo a disposizione, in tutto, circa 100 alloggi. L’impressione, peraltro confermata dalla partecipazione al bando della Ten Immobiliare – proseguono da Pd – è che si tratti di una mera modifica del nome, ma che nella sostanza il modello proposto sia una fotocopia di quello già esistente. Non solo le circa 700 famiglie che sarebbero dovute uscire dal sistema dei CAAT non ne usciranno, ma l’esborso del Comune di Roma per mantenerli nei CAAT continuerà ad essere estremamente considerevole, dai 2.500 ai 4.000 euro mensili. Ad aggravare la situazione c’è lo scarso numero di risorse di personale impiegato per la gestione delle pratiche relative alle domande di alloggio SAAT presentate da inquilini che attualmente si trovano ancora nel sistema CAAT (circa 1298). Come confermato dal direttore Paolo Cesare Lops, non è stato previsto un incremento di personale, stabilendo definitivamente il principio del peggior trattamento nei confronti dei richiedenti: infatti, nella determina del 02/01/2018 si legge testualmente che “alla data del 31/12/2017 non essendo giunta alcuna unità supplementare del personale richiesto, le domande dovranno essere lavorate con le energie disponibili e nei tempi non definibili, contraddicendo così a quanto stabilito dalla delibera di Giunta Capitolina 164 del 25/07/2017 prima ricordata”. E per quello che rigurda invece il ’bnus casa’, domandiamo. “Anche questo strumento del ’bonus casa’ si è rivelato poco efficace – replicano – solo 130 su 1.500 potenziali utilizzatori sono riuscaiti a procurarsi un appartamento sul mercato privato. È necessario ricordare che la manutenzione a carico del Comune di Roma non viene ormai più svolta. Sono tantissimi i casi di totale disinteresse da parte dell’amministrazione cittadina nei confronti di situazioni gravi e di pericolo per la sicurezza pubblica (come la sostituzione di caldaie che perdono o emettono fumo)”, spiegano aggiungendo di essere in possesso anche di una relativa documentazione fotografica. “Dal Comune ci si aspettava un maggiore interesse al tema dell’Abusivismo, delle assegnazioni di alloggi a soggetti che non ne hanno diritto in quanto proprietario di immobili o perché ha redditi alti. L’attività di recupero degli alloggi è nata con la precedente giunta che ha istituto l’USDPA (unità di supporto al dipartimento politiche abitative) unendo le competenze prima sparse tra i vari gruppi”. Illudersi che possa esserci una ricetta in grado di indicarci come poter uscire rapidamente da questo asfittico labirinto, e nel migliore dei modi, è a dir poco eufemistico, dunque: quali sono allora le vostre proposte, quelle del Pd di Roma? “Ne abbiamo diverse – replicano – ed abbiamo pensato di raccoglierle attraverso 12 distinti punti. 1) Svolgimento delle attività già previste dalla deliberazione 163/2017 di ricognizione degli immobili confiscati e in disuso, riconversione delle caserme in disuso ad uso abitativo ed assegnazione degli stessi. 2) Apertura di sportelli Ater per “reclami e informazioni”(front office) direttamente nelle sedi municipali. 3) Potenziamento della Task force anti abusivismo, dotandola di più personale e di maggiori mezzi utili anche relativamente alle indagini. 4) Ripensare ai censimenti Ater non più su reddito lordo ma sull’ISEE che consente una migliore valutazione delle reali necessità dei richiedenti. Questo metodo di calcolo è già stato introdotto a Milano e Torino. 5) Revisione della delibera 163/97 che prevede un ’Bonus Casa’ fino a 500 euro mensili per soggetti aventi diritto alla SAAT che cercano alloggi sul mercato privato. Questo strumento, come più volte denunciato, è scarsamente utilizzato (solo 130 domande su 1.500 disponibili) in quanto i redditi per l’accesso alla misura sono troppo bassi ( 18.000€ ISEE). La misura, cui si accede per il tramite dei servizi sociali, dovrebbe essere rifinanziata e dovrebbe essere consentito l’accesso a un maggior numero di soggetti. 6) Applicazione della delibera regionale 434 che prevede il rilascio dell’immobile se per due anni consecutivi si supera il doppio del limite normativo. Ad esempio, il lavoro dipendente prevede un limite massimo di 48.000€. Se per due anni consecutivi viene superato il doppio del limite (96.000€), l’alloggio deve essere lasciato. 7) Introduzione di forme premiali per inquilini modello, prevedendo una riduzione del canone di locazione (10/15% in meno) per chi è in regola contabilmente e gestionalmente. 8) Modifica della normativa sui cambi alloggi al fine di facilitare lo scambio tra famiglie che abitano nell’edilizia residenziale. È evidente infatti che le esigenze familiari possono cambiare nel corso degli anni, pur non modificando lo stato di necessità. Una più snella procedura di mobilità interna, di scambio controllato e regolamentato degli immobili, risponde al principio di giustizia cui si ispirò il sistema degli alloggi pubblici. 9) Nel prossimo bando per il piano dell’edilizia residenziale pubblica prevedere l’assegnazione di punteggi maggiori a chi si trovi ancora nelle abitazioni avendo ricevuto un’ordinanza di sfratto. 10) Favorire la vendita degli alloggi del Comune, bloccate da troppo tempo, in modo da poter investire soldi per la manutenzione. 11) Applicazione delle delibere regionali 18 del 2014 e DGR 110 di Marzo 2016 per utilizzare i fondi regionali al fine di liberare, sulla base della direttiva Minniti, gli immobili occupati e riassegnarli agli aventi diritto. 12) Sperimentazione anche a Roma del modello “lo.ca.re di Torino”. Il Comune di Torino ha messo a disposizione della collettività, durante la sindacatura di Piero Fassino, un centro servizi denominato Lo.C.A.Re. al fine di favorire l’incontro della domanda e dell’offerta sul mercato privato della locazione, a titolo completamente gratuito e intervenendo con incentivi una tantum ed a fondo perduto. Può iscriversi a Lo.C.A.Re. l’inquilino in cerca di una nuova abitazione a seguito di un precedente sfratto per finita locazione o per morosità incolpevole, per inadeguatezza del proprio alloggio o in presenza di particolari situazioni di emergenza abitativa. Alla stipula del contratto di locazione convenzionato, il Comune di Torino riconosce ai proprietari che accettano di mettere a disposizione dell’Agenzia Sociale Comunale il proprio alloggio per destinarlo a famiglie residenti, in emergenza abitativa e iscritte a Lo.C.A.Re. un incentivo economico e la garanzia sull’eventuale morosità, nonché un contributo a favore dell’inquilino. All’ufficio compete l’abbinamento dei proprietari ad inquilini idonei e selezionati tra gli iscritti, con un nucleo familiare compatibile con le caratteristiche dell’alloggio proposto, in condizioni di reciproca convenienza”. Questo in divenire ma, allo stato dei fatti in che modo vi siete già attivati? “Intanto, abbiamo attivato il Servizio S.O.S Casa che prevede un numero di telefono dedicato e un apposito indirizzo e-mail rivolto a tutti gli inquilini Ater e Comune di Roma che abbiano problemi con le manutenzioni, con le regolarizzazioni amministrative non regolarmente svolte oppure che necessitino di segnalare un uso improprio del patrimonio pubblico (ad esempio San Saba, Tor Bella Monaca ) e non trovino il modo per denunciare tali fenomeni. Anzi, ne approfitto per dare il numero di ’Sos Casa: 3924455067 pdromacasa@gmail.com”. Come funziona? “Alle richieste e segnalazioni rispondono direttamente i nostri consiglieri, con la propria attività politica, che si fanno portavoce di queste difficoltà confrontandosi con il Comune di Roma e con l’Ater. Oltre al servizio raggiungibile a distanza, le nostre sedi sono sempre aperte per ricevere segnalazioni e richieste di assistenza. Ma non solo – proseguono dal Pd – Abbiamo inoltre iniziato un confronto faccia a faccia, incontrando i residenti direttamente nei lotti Ater, dove ogni settimana andiamo per informare sulle attività e lavori predisposti dalla Giunta Zingaretti nei vari territori della Città: Torrevecchia, San Basilio, Ostia Nuova, e Garbatella. Abbiamo inoltre deciso di programmare una serie di incontri nei quali far incontrare e discutere tutti i comitati di inquilini e proprietari sparsi nella città, con Ater e dipartimento Patrimonio, coordinandoci con chi da sempre si occupa con serietà del tema Casa”. A dispetto della polemica circa la recente ’latitanza’ della sinistra rispetto alle reali esigenze sociali… “E’ un PD dunque che ritorna a parlare direttamente ai cittadini che vivono nell’edilizia residenziale pubblica, perché l’emergenza abitativa non è solo una teoria Politica ma è lo stato in cui si trovano migliaia di famiglie nella città di Roma”.

    M.