ZINGARETTI: SOLO FANGO CONTRO DI ME

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    “Non posso più accettare di essere vittima della macchina del fango messa in moto da Buzzi. Non posso più accettare menzogne e bugie che tentano di delegittimarmi pubblicamente”. Lo scrive il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti sul suo profilo Facebook. “Ne va del mio nome e soprattutto dell’enorme lavoro di pulizia, trasparenza e buon governo che in meno di tre anni siamo riusciti a realizzare alla Regione Lazio. E che forse dà fastidio a molti” conclude Zingaretti su Facebook. “La macchina del fango di un indagato per mafia non fermerà l’impegno di Zingaretti per il buon governo, la trasparenza e la legalità”. Lo scrive su Twitter il commissario del Pd Roma e presidente del partito nazionale, Matteo Orfini. I rapporti con le amministrazioni locali, le mazzette distribuite a politici di tutti gli schieramenti per aggiudicarsi gli appalti. In lunghi interrogatori Salvatore Buzzi, una delle figure di spicco di Mafia Capitale e numero uno delle coop a Roma, fa nomi di politici (dal sindaco Ignazio Marino al presindente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti) e ricostruisce il giro di mazzette con cui si assicurava le commesse. Verbali che compaiono oggi su alcuni quotidiani e da cui emerge l’intenzione di Buzzi di difendersi dalle accuse sostenendo di essere stato vittima di un sistema corruttivo. L’ex capo della Cooperativa 29 giugno, parlando dal carcere in Sardegna dove si trova detenuto dall’inverno scorso, elenca fatti, nomi e circostanze ammettendo però “che molte cose gli sono state raccontate da Luca Odevaine” (altro personaggio coinvolto nella maxinchiesta). Buzzi racconta dei rapporti con l’attuale giunta capitolina. “Nell’anomalia del Comune di Roma – afferma – i 78 milioni di euro con Marino li decisero in maniera vaga addirittura senza appalto, quindi c’abbiamo questi meccanismi, capito? Cioè io le vorrei dire una cosa che sembra banale, i vuoti si riempiono, quindi se io non mi occupo delle cose il mio posto viene preso sicuramente da qualcun altro, quindi qual era il nostro problema quotidiano tutti i giorni? Era sbattersi tra la politica e tra i dirigenti, passa’ sui corridoi, assumere persone”. Nel corso dei colloqui con i pm, Buzzi tira in ballo anche Zingaretti tornando sul maxi appalto per il Recup, il numero unico della sanità laziale, vicenda in cui compare anche un altro indagato: l’ex capo di gabinetto del governatore, Maurizio Venafro. Buzzi, inoltre, individua in Peppe Cionci, “l’uomo di Zingaretti”, come “la persona dei soldi”. “Se uno deve fare una campagna elettorale – sostiene Buzzi – e se deve dare i soldi al comitato di Zingaretti si rivolge a Cionci, se devi dare i soldi a Marino, ti rivolgi a Cionci, tutti a Cionci. È un uomo abbastanza conosciuto a Roma”. Infine il presunto braccio destro di Massimo Carminati racconta anche della vicenda legata all’acquisto della sede della Provincia. Buzzi, riportano alcuni quotidiani in edicola oggi, specifica di non avere conoscenza diretta della vicenda “non gli so dire tutti i passaggi, glieli dico così”. “La sede della Provincia fu comprata da Parnasi con contratto di acquisto praticamente prima ancora di costrui’ l’immobile… Quindi viene bandita la gara, vince Parnasi, si incazza tanto con Caltagirone, tant’è vero che il Messaggero fa campagna per giorni e giorni su questa storia, perché ovviamente Caltagirone se perde un metro cubo si arrabbia e anche perché Parnasi facendo questa operazione si salva dal fallimento. Operazione che vale 180 milioni di euro”.