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    “A Bergamo la gente muore in casa. I malati sono un’infinità”, rivela il medico

    Ultimo aggiornamento 17:05

    Nel mondo oltre 18mila i decessi, 11mila in Ue

    Mentre a livello mondiale, stando ai dati raccolti dall’Ecdc (Centro europeo per il controllo delle malattie), nel mondo ad oggi il Covid-19 ha già fatto qualcosa come 18.565 morti (e 416.916 contagi), nella sola area Europea si parla di 204.930, e 11.810 i decessi. Una situazione a dir poco inquietante che indica come la pandemia stia rapidamente essendosi a macchia d’olio.

    Tuttavia, ma è presto per dirlo, per quel che riguarda i nostro Paese, avendolo subito prima, forse il momento peggiore – seppur impercettibilmente – si starebbe forse avviando a passare. Almeno, osservando la curva degli ultimi giorni così potrebbe sembrare.

    Il medico: “A Bergamo i numeri fanno paura”

    A sottolineare che è ancora troppo presto per poter tracciare un primo bilancio, è l’allarme lanciato oggi dalla segretaria lombarda della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Paola Pedrini, la quale rivela università agghiacciante: “La situazione a Bergamo, una delle province lombarde più colpite dal nuovo coronavirus, al momento non è cambiata. Per vedere gli effetti delle misure di distanziamento sociale ci vorrà del tempo. I numeri fanno ancora paura”.

    “Stimiamo un numero di malati 10 volte più alto”

    Noi medici di famiglia – prosegue la segretaria regionale della Fimming – abbiamo parecchi malati a domicilio da seguire: ognuno riceve da 70 a 100 telefonate al giorno di persone che hanno tutti sintomi compatibili con la Covid 19, chi in forma più lieve e chi più severa. I contagi sommersi, che non entrano nelle statistiche dei casi confermati, sono tantissimi visto che i tamponi non si fanno. Se nelle prime settimane potevamo stimare che i malati reali fossero 5 volte di più, ora sono 10 volte di più senza dubbio”.

    “Tanti muoiono in casa. Anche i 30enni si ammalano”

    Quindi la Pedrini denuncia una situazione a dir poco raccapricciante: ”I numeri reali sono tutt’altra cosa. Pure tanti decessi sfuggono alle statistiche ufficiali. Sono i pazienti che muoiono a casa. Anche i giovani si ammalano e non è una novità – tiene a rimarcare esperta – A Bergamo ogni medico di famiglia ha indicativamente una media di 3 pazienti trentenni con sospetta polmonite bilaterale. Ormai i casi li identifichiamo bene solo con il dato clinico. E’ attendibile stimare circa 1.800 pazienti di questa età. Ovviamente i giovani pazienti con polmonite sono molti di meno rispetto a chi ha da 50-60 anni in su, ma anche i rianimatori hanno detto da subito che capitavano casi. Questo – avverte infine al Pedrini – è solo per dire che tutti devono mantenere l’allerta e tutti devono seguire le indicazioni per il contenimento del contagio. Nessuno si può sentire tranquillo o immune”.

    Max