Home NOTIZIE LOCALI Ciociaria, ancora i goumier: “stuprarono ed arsero viva una donna”

    Ciociaria, ancora i goumier: “stuprarono ed arsero viva una donna”

    Ultimo aggiornamento 17:08

    Non fu tanto il libro, perché parliamo di un momento storico del Paese (1957) dove imperversava ancora molta ignoranza e la lettura – in proporzione – era ad appannaggio dei ceti più fortunati, quanto invece il film che, grazie al regista Vittorio De Sica (e all’inarrivabile interpretazione di Sophia Loren), fece di quel libro una storia ‘epocale’. ‘La Ciociara’ (nella foto), arrivò infatti anche all’Oscar.
    Purtroppo, c’è da dire, che quanto narrato dalla pellicola è la punta di un iceberg rispetto alle inaudite ed atroci violenze commesse dalle truppe coloniali francesi  – composte da soldati africani – nel basso Lazio. Del resto, avendoci considerati ‘traditori’, i francesi nutrivano un forte odio nei nostri confronti, e quando si trovarono a combattere i tedeschi in ritirata lungo la Linea Gustav – nel frusinategli ufficiali francesi nulla fecero per arginare le barbarie dei ‘goumier’ i quali, a fronte dell’ardore profuso nei combattimenti, chiesero ed ottennero il permesso di saccheggiare i paesi circostanti. In realtà queste truppe composte da veri e propri selvaggi non si limitarono ai soli saccheggi (anche perché parliamo di luoghi di guerra, con tutta la povertà che ne consegue), ma si produssero in violenze di inaudita ferocia.
    Una pagina nera della nostra storia, per pudore, quasi ‘tenuta nascosta’.

    L’orrendo stupro subito da don Alberto Terrilli

    Come si evince dalle cronache di allora, il sindaco di Esperia (Fr) circa 2.500 abitanti, denunciò ad esempio le violenze sessuali subite da 700 donne, alcune delle quali in seguito a ciò, morirono. Terribile poi l’orrenda fine del parroco della cittadina laziale, don Alberto Terrilli il quale, scoperto dai goumier’ mentre cercava di dare riparo a tre donne ‘dalla spietata caccia’ dei soldati francesi, fu legato nella piazza e sodomizzato tutta la notte, morendo due giorni a causa delle gravi sevizie subite. Ma non soltanto il sacerdote subì questa atroce umiliazione, oltre alle donne e alle bambine furono stuprati e torturati anche numerosi uomini, rei di aver difeso le proprie mogli, figlie e parenti.
    Non solo Esperia, ma tutti i paesi incontrati dai francesi: Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant’Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Coreno Ausonio, Morolo e Sgurgola. Stessa cosa anche nella Provincia di Latina, dove le truppe marocchine si macchiarono di identici delitti a Lenola, Campodimele, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze. Migliaia di ragazze e bambine furono ripetutamente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitori.

    La penicillina Usa scongiurò un’epidemia da sifilide

    Violenze doppiamente letali in quanto, a seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da sifilide, gonorrea e altre malattie a trasmissione sessuale. Se questa terribile situazione non sfociò in una vasta epidemia lo si deve soltanto all’intervento dei medici statunitensi e allo loro generosa disponibilità di penicillina. E’ triste dirlo ma, finito il conflitto, gran parte dei residenti dei comuni assaltati dai marocchini, risultarono disabili a seguito delle violenze fisiche e psicologiche subite, e perciò fu concessa loro la pensione civile.

    ‘Soldati’ in Francia celebrati come martiri ed eroi

    Dette agghiaccianti scorribande truci ed assassine vennero definite ‘marocchinate’, e a distanza di decenni nacque l’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, che ha iniziato una ‘personale’ guerra per ottenere giustizia, affinché venissero rintracciati e condannati quanti di quei soldati francesi ancora in vita, per le atrocità commesse. Tutt’altra cosa invece in Francia, dove ancora oggi queste bestie sono addirittura considerati degli eroi. Come ha denunciato l’associazione stessa, basti pensare che il 15 agosto, a Saint-Raphael, durante il suo intervento in occasione del 75esimo anniversario dello sbarco alleato in Provenza, Macron (Capo dello Stato francese), ha chiesto ai sindaci francesi di intitolare vie e piazze ai soldati africani inquadrati nell’esercito francese e che parteciparono alla liberazione della Francia nel 1944. “Questi soldati africani, inquadrati nell’esercito francese, si macchiarono di crimini inauditi – spiega il presidente dell’ANVM Emiliano Ciotti, tra l’altro anche nipote di un ragazzo che nel 1944 fu brutalmente assassinato dai coloniali francesi – in Francia possono definirli eroi, in Italia sono conosciuti come degli stupratori e degli assassini, poiché molti di loro si macchiarono di violenze di ogni genere contro la popolazione civile. Invece di esaltare le gesta dei coloniali, il Presidente Macron chieda scusa all’Italia e alle vittime”.

    Scoperto l’ennesimo stupro… seguito dal rogo

    Ed oggi la notizia che l’associazione ha scoperto l’ennesimo caso di violenza perpetrato dai goumier a danno di donne italiane: “Nella zona di Cassino non ci furono solo gesta eroiche legate alle famose battaglie – rivela l’infaticabile Ciotti – abbiamo accertato che le truppe coloniali francesi si macchiarono di quattro stupri e in un caso la donna, dopo essere stata violentata, venne arsa viva dai suoi aguzzini. È un documento sconvolgente – prosegue il presidente – che attesta una violenza terribile ai danni di una donna italiana, prima violentata e poi data alle fiamme. Durante le nostre ricerche abbiamo accertato numerosi casi di stupro, soprattutto in Sicilia, Campania, Lazio e Toscana, ma questo è il caso più aberrante. Credo che la magistratura debba avviare un’indagine – conclude Ciotti – gli autori potrebbero essere ancora in vita e vanno perseguiti dalla legge italiana. Serve la collaborazione delle autorità francesi, affinché aprano i loro archivi, se non agli studiosi italiani almeno alla magistratura“.
    A riprova di quanto denunciato, la lettera rinvenuta nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, che un patronato locale spedì all’Ambasciata Francese di Roma e al ministero degli Affari Esteri italiano, sollecitando un risarcimento per la figlia della signora Carmela V., fu Antonio, “violentata e arsa viva dalle truppe marocchine di stanza a Monte Caira (Cassino)”. Ma non riusciamo a capire perché su queste vicende regni da sempre un vergognoso silenzio istituzionale…
    Max