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Confcommercio denuncia: “Chiusa un’attività su 4, chi ha riaperto lamenta perdite del 70%

Ultimo aggiornamento 20:50

Prima Confindustria, poi Bankitalia hanno ‘deluso’ il governo (molto ‘suscettibile’), analizzando una situazione economica disastrosa, le cui speranze di ripresa sembrano al momento soltanto un’utopia.

Ed oggi anche Confcommercio, in virtù di un’analisi condotta in collaborazione con Swg, sullo stato di salute delle imprese a due settimane esatte dalla Fase 2, ci ha messo del suo per far ‘rosicare’ il governo.

Ha aperto solo l’82% delle 800mila imprese

Ma c’è poco da prendersela quando si viene a sapere che, delle circa 800mila imprese impegnate nel commercio e più in generale nei servizi di mercato, pur potendolo fare di queste ne sono invece ripartite l’82%.

Stesso quadro per attività come bar e ristoranti dove, anche qui hanno rialzato le saracinesche poco meno di 3 su 4 (73%).  Ma non solo: benché abbia ‘sfidato la sorte’ riaprendo, il 30% delle imprese è conscio che potrebbe chiudere nuovamente per poi non riaprire mai più.

Crisi a parte, ad incidere negativamente, permangono fattori ‘determinanti’ come le tasse eccessive, la  burocrazia e, soprattutto, la carenza di liquidità.

Ed ancora, chi ha riaperto si sta misurando con una tragica perdita di ricavi che varia dal 50 al 70%.

Entrando nello specifico, delle circa 800mila imprese che hanno riaperto, il 94% riguarda l’abbigliamento e le calzature.

Ed i ‘famosi’ aiuti, il ‘bazooka’? Al momento, spiega ancora il sondaggio, soltanto il 44% delle imprese è riuscito a beneficiare di indennizzi, ma nella maggior parte dei casi è riferito al bonus da 600 euro. Per quel che riguarda gli ‘agognati’ prestiti garantiti invece la media è davvero bassa. Poi onestamente, tornare a lavorare sapendo di non poter contare sulla liquidità, per andare ulteriore ad ‘indebitarsi’ con le banche, non è certo una soluzione vantaggiosa.

C’è inoltre da dire che, specie per quel che riguarda le micro imprese, soltanto 2 su 5 di queste vantano ‘addetti’, dunque direttamente interessati  alla cig in deroga.

Ad ogni modo ciò che più fa male è proprio la scelta di non riaprire di molte imprese. Tra le varie, hanno riferito quest’ultimi, anche il peso economico dato dall’adeguamento in base ai neo protocolli di sicurezza igienico-sanitaria.

Insomma, non solo Bonomi, ma che Confcommercio, tra le righe (ma non troppo), con i fatti… boccia di fatto la politica economica seguita dl governo…

Max