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Covid: ”Basterebbe ‘isolare’ gli over 80 per dimezzare la mortalità”, spiega uno studio dell’Ispi

Ultimo aggiornamento 20:09

Con il passare delle ore i nuovi contagi continuano ad aumentare, rendono pressoché impossibile poter applicare il tracciamento. Il governo attende con ansia gli eventuali sviluppi – che spera siano ‘positivi’ – legati alle recenti misure contente nel novo Dpcm tuttavia, visto che c’è attendere ancora almeno una decina di giorni, è ovvio che non si può rimanere inermi in attesa davanti a questa inarrestabile recrudescenza.

Burioni: “Cosa aspettate a chiudere?” Forse lockdown per alcune regioni

E se attraverso Twitter, il virologo Burioni esorta: “Oltre 31mila casi e 199 morti. Io vi faccio solo una domanda: cosa state aspettando?”, l’idea di un lockdown generalizzato continua a lasciare il governo in piena impasse. Molto probabilmente, di qui a poco, è invece possibile che si proceda subito alla chiusura di alcune ra l regioni messe peggio, come Lombardia, Campania, Veneto, Toscana o Lazio.

L’interessante studio realizzato dal’Ispi sul numeri dei contagi

Oggi intanto è stato reso noto uno studio, condotto dal’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), visibile online. In poche parole, il motto che calza al meglio quanto espresso dall’Ipsi al termine del suo studio, è riassumibile in un concetto: “Isolare per salvare”.

Nello specifico, lo studio dimostrerebbe che, limitando il ‘regime’ di lockdown, più che altro imponendolo esclusivamente a determinate fascia d’età, tutte le altre finirebbero per giovarsene.  Come spiegano infatti gli esperti che hanno teorizzato questa loro convinzione: ”Sarebbe sufficiente isolare gli ultra 80enni per dimezzare o quasi la mortalità diretta del virus. Se poi riuscissimo a isolare efficacemente gli ultra 60ennni, la mortalità scenderebbe allo 0,07%, circa 10 volte inferiore”.

L’influenza dell’isolamento per fasce d’età rispetto alla mortalità

Ed ancora. Lo studio prosegue spiegando che ”Anche in uno scenario di diffusa circolazione virale nella popolazione più giovane, si scenderebbe da un eccesso di mortalità diretta per Covid-19 di 460mila persone senza isolamento, a 120mila (-74%) se si isolassero gli ultra 70enni e a 43mila (-91%) se si isolassero gli ultra 60enni”. Diversamente, rispetto alla mortalità totale, nel ciclo dell’anno solare, ne è ipotizzabile addirittura un aumento: “E’ come dire che la mortalità totale, nel corso di un anno solare, in Italia aumenterebbe del 71% senza isolamento, ma solo del 18% con isolamento degli over 70 e appena del 7% con isolamento degli over 60″.

Il ricercatore: “Una soluzione da prendere subito in considerazione”

Stando infatti ai dati ufficiali, spiega Matteo Villa, uno dei ricercatori dell’Ispi, “in Italia (ma pressappoco la stessa cosa avviene in tutto il mondo), l’82% dei deceduti per Covid aveva più di 70 anni e il 94% ne aveva più di 60 anni. E’ d’altronde naturale che sia così. E’ ormai noto che la letalità plausibile del virus cresce esponenzialmente con l’età, uccidendo meno di 5 persone su 10mila nella fascia d’età 30-39… . anni, ma oltre 7 persone ogni 100 tra gli ultra 80enni”. Se ne deduce quindi che “pur con tutti i dubbi etici e le questioni politiche – prosegue il ricercatore – quella dell’isolamento è una soluzione che crediamo debba essere presa in considerazione da subito, vista la fase grave in cui si trova oggi la pandemia”.

A riprova dell’efficacia o meno dell’isolamento, lo studio ha anche ipotizza eventuali e differenti scenari ‘pessimistici’, rispetto all’evoluzione della virulenza.

Il primo – “il 70% della popolazione italiana si contagia, la mortalità diretta causata dal virus sarebbe equivalente a poco meno dello 0,8% della popolazione, facendo quasi raddoppiare il tasso di mortalità annuo che nel 2019 è stato dell’1,1%. Aggiungendo il probabile sovraccarico delle terapie intensive, i decessi salirebbero intorno all’1% e l’età mediana delle persone decedute scenderebbe notevolmente”. Dunque, allo scopo di evitare tali, drammatiche conseguenze, ”una volta che l’epidemia ha aggirato i controlli e sta risalendo la curva esponenziale, è praticamente inevitabile un lockdown che costringe a fermare la gran parte delle attività lavorative, infliggendo un pesante colpo economico al Paese. Ed  anche se il rimbalzo successivo fosse rapido – prosegue Villa – non è affatto detto che si recupererebbe l’intero terreno perduto nel corso del lockdown; anzi, a oggi così non è stato e neppure le previsioni più rosee precedenti alla seconda ondata prevedevano una ripresa senza contraccolpi. Ma cosa accadrebbe se, invece di decretare un lockdown nazionale, superato un certo livello di guardia decidessimo di isolare in maniera perfetta le persone più anziane? In altre parole, cosa accadrebbe se fosse decretato un lockdown solo per le fasce d’età più a rischio?”.

Il secondo – “Anche in uno scenario di diffusa circolazione virale nella popolazione più giovane, con un lockdown per fasce d’età si scenderebbe da un eccesso di mortalità diretta per Covid-19 di 460mila persone senza isolamento, a 120mila (-74%) se si isolassero gli ultra 70enni e a 43mila (-91%) se si isolassero gli ultra 60enni. E’ come dire che la mortalità totale, nel corso di un anno solare, in Italia aumenterebbe del 71% senza isolamento, ma solo del 18% con isolamento degli over 70, e appena del 7% con isolamento degli over 60”. C’è poi da aggiungere, spiega il ricercatore, che economicamente parlando, un lockdown ‘selettivo’ distribuito  per fasce d’età “permetterebbe di evitare i contraccolpi più severi. In Italia nel 2019 la forza lavoro era composta da 25,9 milioni di persone. Di queste, 2,3 milioni (il 9% della forza lavoro) erano ultra 60enni. Salendo di soli 5 anni, i lavoratori ultra 65enni si riducono già a circa 600mila persone (il 2,4% del totale), mentre se considerassimo solo gli ultra 60enni ci fermeremmo a circa 130mila (lo 0,5% del totale). Oltretutto, per una certa fetta di queste persone isolamento non deve necessariamente significare assenza di lavoro, perché rimarrebbe disponibile l’opzione del remote working (che sarebbe comunque cruciale estendere il più possibile all’intera forza lavoro)”.

Max