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Covid, scandalo Ue: l’Italia ‘ignorata’, i Dip rubati nei porti: ecco l’imbarazzante inchiesta del The Guardian

Ultimo aggiornamento 18:37
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Mentre l’Italia affrontava il disastro, alle sue richieste di aiuti alla Ue rispondevano con un silenzio scioccante”. Già dal titolo, abbastanza inquietante, così stamane ‘The Guardian’ è tornato sull’emergenza sanitaria da coronavirus che ha toccato in primis il nostro Paese. Un’inchiesta cruda e realistica quella pubblicata dal prestigioso quotidiano che, sottolinea come “La richiesta italiana di aiuto urgente fu ignorata mentre il coronavirus si diffondeva in Europa“. Il giornale britannico elenca poi quelli che si sono rivelati un vero e proprio “susseguirsi di fallimenti”, per colpa dei quali, come ha spiegato – intervistato in merito – Janez Lenarcic, il commissario europeo per la gestione delle crisi:  Nessuno Stato membro ha risposto alla richiesta di aiuto dell’Italia e della Commissione. Questo significa che non solo l’Italia non era preparata…Nessuno era preparato…La mancanza di risposta alla richiesta italiana era non tanto una mancanza di solidarietà, ma una mancanza di equipaggiamento“.

L’allarme della Commissione sicurezza della salute Ue

L’Italia non era presente alla riunione, via conference call, del 17 gennaio della Commissione sicurezza della salute Ue dedicata alla nuova emergenza covid in Cina e alle misure da adottare negli aeroporti. Anche altri 14 Paesi europei non lo erano. Londra e Parigi si sono scambiate informazioni sulle misure che avrebbero adottato negli aeroporti, ma non c’è stato alcun aggiornamento da parte del governo italiano.

L’Italia ‘marinò’ la Commissione sicurezza della Salute

Poi ‘The Guardian’ riporta particolari anche ‘imbarazzanti’. Ad esempio, scrive, ”Il rappresentante italiano non si era accorto della mail che lo invitava all’incontro“, riferendosi alla conference call del 17 gennaio, nel quale la Commissione sicurezza della Salute (fondata nel 2009 per far fronte alle emergenza sanitarie), è intervenuta circa la ‘politica’ di prevenzione e sicurezza sanitaria da adottare negli aeroporti. Ad ogni modo, non è stato trovato nessun accordo, benché si fosse ‘ancora in tempo’ per cercare di organizzare qualcosa tutti insieme. Una distanza poi acuitasi nelle settimane a seguire, quando ciascun paese ha iniziato a ‘reagire’ ciascuno in piena autonomia, senza raffrontarsi a livello europeo.

Covid: ciascun paese ha pensato per se senza coordinarsi

Ma non solo: i Paesi membri – tra quelli che ne avevano – non mostravano garanzie circa il numero di mascherine e ventilatori, quelle poche ‘racimolate’ erano infatti vecchie e scadute, e sono state quindi distrutte. Da parte sua la Commissione Ue non è così stata nemmeno in grado di stilare un inventario sulle specifiche capacità nazionali. Alcuni Paesi non avevano una idea chiara sulle proprie scorte.

Quindi, scrive ancora ‘The Guardian’ nella sua inchiesta, giunta la pandemia in Europa, ciascun paese – nel bene e nel male – ha pensato alle proprie esigenze, senza minimamente coordinarsi a livello europeo.

Covid: lo scandalo della mascherine rubate nei porti

Cosa poi altrettanto scandalosa, denuncia il giornale, numerosi carichi di mascherine e dispositivi destinati ad altri paesi, che transitando nei porti tedeschi e francesi  “sono stati semplicemente rubati”.

Quindi, a corto di ‘riserve’ di dispositivi sanitari, la richiesta è partita con molto ritardo, con ciascuno stato che pensava per se, cercando di rivolgersi direttamente a fornitori e compagnie internazionali – per lo più cinesi –  creando così enormi difficoltà all’intero mercato.

Covid: la commissione Ue investirà ben 9 mld di euro

Ora, imparata la lezione a spese della salute dei propri cittadini, è stata finalmente ‘centralizzata’ la Commissione Ue che, in vista del prossimo bilancio dell’Ue, ha deciso di aumentare i fondi destinati alla sanità, passando da 400 milioni a nove miliardi di euro.

Janez Lenarcic, il commissario europeo per la gestione delle crisi spiega infatti che “La logica è quella di dare alla Commissione gli strumenti per sostenere di più i Paesi membri. Perché quando l’Italia ha chiesto aiuto, nessuno poteva darle aiuto. E anche noi non potevamo farlo“.

Max