Home ATTUALITÀ Ddl Zan, Buttiglione: “Pericolosa intolleranza di alcuni attivisti”

    Ddl Zan, Buttiglione: “Pericolosa intolleranza di alcuni attivisti”

    Il ddl Zan “manifesta una pericolosa intolleranza da parte non degli omosessuali, ma di alcuni attivisti Lgbt, che sembrano non voler ascoltare le ragioni degli altri. Esistono già norme che puniscono la violenza omofoba”, ma con il provvedimento approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato, si corre “il rischio che alcuni magistrati ideologizzati” arrivino “a condannare l’opinione come se fosse incitamento alla violenza”. A dirlo all’Adnkronos è il professor Rocco Buttiglione, più volte parlamentare e ministro nelle file del centrodestra, che nel 2004 fu costretto a rinunciare al ruolo di Commissario europeo dopo aver dichiarato, durante le audizioni all’Europarlamento precedenti l’assunzione dell’incarico: “I may think, io posso pensare, ovvero, anch’io ho il diritto di pensare che l’omosessualità sia un peccato ma questo non ha nessun effetto sulla politica”.  

    Buttiglione non torna su quell’episodio che lo vide protagonista diciassette anni fa, ma non rinuncia ad approfondire gli aspetti relativi al ddl Zan da settimane al centro di accese polemiche. Un provvedimento, afferma, che “manifesta una pericolosa intolleranza da parte non degli omosessuali, ma di alcuni attivisti Lgbt, che sembrano non voler ascoltare le ragioni degli altri”.  

    Per il filosofo cattolico “c’è il problema di combattere la violenza omofoba, dubito che lo strumento sia una nuova aggravante penale: in Italia quando si vuol dare l’impressione di prendere una cosa sul serio, sempre si inventa un nuovo reato o una nuova aggravante”. 

    In realtà “esistono già norme che puniscono le fattispecie che ricadono sotto il ddl Zan: la legge dovrebbe essere uguale per tutti, perchè fare una norma specifica per gli omosessuali quando l’incitamento alla violenza è già punito da norme che, per la verità, un certo indirizzo giurisprudenziale ha lasciato cadere in disuso ma che comunque esistono?”  

    “C’è la legge Mancino, ci sono nel codice penale i reati di istigazione alla violenza: per la verità una volta -ribadisce Buttiglione all’Adnkronos -la giurisprudenza di sinistra era ferocemente contraria e tentava di non applicare quelle norme, ma questa storia è passata”.  

    “Non c’è molto bisogno di nuove norme, certi comportamenti non si dissuadono con aggravanti penali, si dissuadono con una maggiore efficienza degli organi di Polizia nella sorveglianza prima e poi nella repressione: significa metterci del tempo, della fatica, dei soldi, meglio allora fare una norma che dà l’impressione di aver fatto qualcosa senza in realtà aver fatto niente, salvo mettere in pericolo la libertà di espressione”.  

    Questo significa che se il ddl Zan entrasse in vigore così come è formulato attualmente, lei rischierebbe di finire in tribunale se di nuovo pronunciasse frasi come quelle che le costarono l’incarico di commissario europeo?  

    “E’ una questione delicata, ogni norma -risponde Buttiglione- viene interpretata e ci sono alcuni giudici che mostrano nei loro atti un pregiudizio, tale che potrebbe spingerli a condannare l’opinione come se fosse incitamento alla violenza. Una società libera è una società in cui i peccatori hanno diritto di peccare e i parroci hanno il diritto di dire che il peccato è peccato”. 

    Potranno farlo ancora senza finire indagati in base a certe norme contenute nel ddl Zan? “C’è questo rischio, bisogna stare molto attenti nella formulazione delle norme, perchè a volte ci sono dei magistrati ideologizzati che leggono nella legge più di quello che c’è scritto, bisogna pesare ogni parola”. 

    Perciò, propone l’ex ministro e parlamentare, “se proprio vogliamo fare la norma, facciamola: è così difficile scrivere che si punisce l’incitamento alla violenza e naturalmente c’è libertà di giudizio morale e che il giudizio morale non può includere l’incitamento alla violenza?”  

    Buttiglione non rinuncia poi a intervenire sul punto relativo alla celebrazione della Giornata contro l’omotransfobia e alle iniziative da organizzare nelle scuole: “Attenzione: vogliamo che ci sia una giornata in cui nelle scuole si propaganda che cosa? Il rifiuto della violenza? Benissimo. Una ideologia transgender che è messa in discussione da molti? Questo forse non è opportuno, sicuramente non unifica la popolazione italiana e le sue basi scientifiche sono più che dubbie”. 

    Infine il filosofo cattolico commenta all’Adnkronos anche la nota verbale consegnata dalla Santa sede al Governo italiano: “Le note verbali -sottolinea- si chiamano così perchè dovrebbero essere riservate, comunicazioni verbali che non vengono formalizzate come tali. Che una comunicazione verbale finisca davanti alla pubblica opinione e assuma l’aspetto di un intervento improprio non è bello”.  

    “Il cardinale Parolin è intervenuto con parole sagge e misurate per mettere le cose al loro posto. Una comunicazione verbale, infatti, è praticamente una richiesta di informazioni, un invito a fare attenzione, non è un’intromissione”.  

    “Le note verbali -spiega ancora Buttiglione- non sono passi ufficiali da sbattere sulle prime pagine dei giornali. Le note verbali si fanno continuamente tra gli Stati e i Governi e sono delle comunicazioni. Si dice: ‘stai facendo una cosa che potrebbe danneggiare i miei interessi, mi spieghi? Stai attento. Potrebbe, non è detto che sia così’, non è un passo: ‘se tu fai questo ci saranno delle rappresaglie, ti farò la guerra'”.  

    “Qualcuno evidentemente -conclude il professore cattolico- l’ha mandata alla stampa enfatizzandola, non so se da parte italiana o da parte vaticana”. (di Sergio Amici)