E’ ANCORA PRESTO PER CANTARE VITTORIA MA L’ECONOMIA CONTINUA A CRESCERE

    Incontrando stamane i media, il presidente della Bce ha affermato che, “Non possiamo cantare vittoria, non ancora”. Mario Draghi ha quindi tenuto a precisare che, al momento, “non è ancora realmente iniziata una discussione” nell’ambito delle eventuali misure straordinarie da intraprendere, e che “non ci sono nuovi elementi”, tali da poter giustificare un eventuale cambio di rotta. Riguardo poi al futuro del programma di acquisti, il presidente ha spiegato che “nel Consiglio direttivo la discussione non è davvero iniziata: abbiamo valutato eventi da ottobre ad oggi e non ci sono stati molti cambiamenti tranne un rafforzamento, anche superiore al previsto”. Dunque viene sottolineata la “robusta espansione dell’economia, che ha accelerato più di quanto previsto nella seconda metà del 2017”, e dunque, secondo Draghi, “il pil è aumentato dello 0,7% nel terzo trimestre del 2017 rispetto al trimestre precedente, dopo una crescita simile nel secondo trimestre. Inoltre – aggiunge – Gli ultimi dati economici e i risultati dei sondaggi indicano un costante e forte impulso di crescita a fine anno”, questo anche grazie anche alla politica monetaria attuata della stessa Bce, che “ha facilitato il processo di deleveraging, continuando a sostenere la domanda interna”. L’unica incertezza, lo ’scoramento’, è riservato alla stagnazione all’inflazione di fondo, che “resta modesta, in parte a causa di fattori speciali, e deve ancora mostrare segni convincenti di una sostenuta tendenza al rialzo. E i tassi dovrebbero oscillare intorno ai livelli attuali nei prossimi mesi. Anche se, guardando avanti, si prevede che aumenteranno gradualmente nel medio termine, sostenute dalle nostre misure di politica monetaria, dalla continua espansione economica, dal corrispondente assorbimento del rallentamento economico e dalla crescita salariale”. Una panoramica della situazione, per la quale, spiega ancora il presidente della Bce, appaiono chiare due indicazioni. Nella prima, “le analisi monetarie confermano il bisogno di un ampio livello di accomodamento monetario per assicurare un sostenuto ritorno dell’inflazione ai tassi inferiori ma vicini al 2%”; la seconda, invece, indica che ci sono “poche chances che i tassi possano essere alzati quest’anno”. Poi le domande dei giornalisti (in maggioiranza ’stranieri’), inevitabilmente, hanno virato sullo stato di salute di ciascun Paese ’traballante’ e, soprattutto in imminenza delle elezioi politiche del 4 marzo, di quello italiano, condannatro alla perenne rincorsa del debito pubblico. A tal proposito Draghi ha tenuto a spiegare che, visto che la crescita economica è ciclica, ed anche i tassi smetteranno di essre così bassi, a quel punto” conterà ’lo spazio fiscale’ sul quale i governi potranno contare. Il consolidamento è una cosa buona da fare – ha concluso il mumero uno della Bce – non solo in Italia ma dappertutto, che i tassi sono bassi. Così come una piena implementazione del patto di stabilità e crescita resta essenziale per accrescere la resilienza dell’area euro”.
    M.