Home ATTUALITÀ BREAKING NEWS Egitto: l’appello della famiglia per Zaky: “Paura per la sua vita”

Egitto: l’appello della famiglia per Zaky: “Paura per la sua vita”

Ultimo aggiornamento 16:20

Patrick è tornato in Egitto per una breve vacanza dai suoi studi in Italia, per venire a trovare noi e i suoi amici e per passare un po’ di tempo insieme prima di tornare alla sua intensa vita accademica. Non avremmo mai immaginato che potesse essere trattato in questo modo, né che avremmo vissuto anche solo per un giorno con una paura e un’ansia senza precedenti per la sicurezza e il benessere di nostro figlio. Non sappiamo nemmeno quando o come finirà questo incubo. Noi, la famiglia di Patrick, chiediamo a tutti di stargli vicino e di sostenerlo in questa situazione di difficoltà e dichiariamo il nostro pieno sostegno alle richieste dei suoi amici e colleghi dentro e fuori dall’Egitto, che insistono sull’immediato e incondizionato rilascio di Patrick e sulla caduta di tutte le accuse, oltre alla garanzia che non ci saranno ulteriori persecuzioni nei confronti di Patrick o dei suoi familiari e che gli sarà permesso di continuare i suoi studi“.
Sono a ragione disperati i familiari del 27enne Patrick George Zaky (ricercatore egiziano presso l’Università di Bologna), portato via dal suo alloggio lo scorso venerdì al Cairo, attorno alle 4 del mattino dagli agenti, e incarcerato presso la città di Al-Mansoura, dove si dice sia stato più volte torturato.

Di Maio: “Sembra la storia di Regeni”

Ma a sostegno di Patrick non soltanto tutti gli italiani, che si sono ‘appassionati’ al suo caso, ma anche diversi esponenti delle nostre forze politiche, come Di Maio, il quale ha tenuto a precisare che “Il ragazzo è egiziano. Comunque, al di là della nazionalità del ‘prigioniero’, l’Italia è sempre impegnata per il rispetto dei diritti umani. Abbiamo chiesto che l’Italia possa seguire tutti i passaggi del processo. Stiamo attivando tutti i soggetti per conoscere che cosa è successo“, ha quindi il titolare del Viminale, che ha aggiunto “Una storia che sembra ripetere quella di Giulio Regeni. Ho avuto modo di incontrare i genitori di Giulio Regeni e pubblicamente ho detto una cosa molto chiara: l’obiettivo che ci siamo dati fin dalla nascita di questo governo è la riattivazione del dialogo tra le procure, che era rimasto interrotto per un anno. Il 14 gennaio c’è stato un primo incontro tecnico, adesso – quando Roma avrà nominato il suo nuovo procuratore capo – dovrà esserci un vertice ai massimi livelli. Quella sarà la prova del nove delle disponibilità. Non sono Alice nel Paese delle meraviglie, so che non sarà facile, ma mi aspetto concretezza. Vogliamo che i colpevoli siano individuati e puniti. Questo processo di conoscenza e di richiesta di giustizia però può essere portato avanti solo avendo un ambasciatore lì. Lo stesso vale per l’aiuto che possiamo dare a Patrick Zaky proprio per il fatto che al Cairo l’Italia c’è“.
Max