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Il Colorado ha abolito la pena di morte

Ultimo aggiornamento 18:27

Martedì 24 marzo il governatore democratico del Colorado, Jared Polis, ha firmato un disegno di legge che abolisce la pena di morte. Il Colorado è il ventiduesimo stato ad abolire la pena capitale negli USA (su 50). Il decimo dal 2004. La legge era stata approvata a gennaio dal Senato e il 26 febbraio dalla Camera dei rappresentanti dello stato, dopo un dibattito di undici ore, con 38 voti favorevoli e 27 contrari. Anche se la legge entrerà in vigore dal primo luglio 2020, è stata concessa la commutazione della pena nei confronti di tre condannati a morte, ai quali è stato disposto l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. I tre uomini sono Nathan Dunlap, Mario Owens e Robert Ray, che uccisero varie persone tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila.

Non sono mancate le critiche: le più autorevoli sono state quelle della senatrice democratica del Colorado, Rhonda Fields, e del procuratore generale della contea di Arapahoe, George Braucheler, che ha definito le scelte del governatore Polis figlie di “opportunismo politico”.

Nel 2005 Mario Owen, su ordine di Robert Ray, uccise il giovane Javad Marshall Fields e la fidanzata Vivian Wolfe. Javad era il figlio della senatrice Rhonda Fields. “Questo è un giorno triste perché la giustizia è stata dirottata e il nostro sistema giudiziario è stato minato. Il governatore ha preso la sua decisione, quindi immagino che dovrò vivere con tutto questo proprio come ho dovuto vivere con la morte di mio figlio”, ha detto la senatrice. La pena di morte “non può essere, e mai è stata, una pena equa nello stato del Colorado”, ha chiosato il governatore Polis.

Le proteste, numerose, rispecchiano la divisione dell’opinione pubblica americana in materia. Secondo un sondaggio del 2019 dell’agenzia Gallup, il 56% della popolazione è favorevole alla pena capitale, il 41% contrario.

In realtà in Colorado l’ultima (e unica) condanna a morte risale al 1997, quando fu spedito “al boia” Gavy Lee Davis, ucciso con iniezione letale per il rapimento, lo stupro e l’uccisione di Virginia May, sua vicina di casa, con quattordici spari di fucile nel luglio del 1986.

La pena di morte è stata ripristinata negli Stati Uniti nel 1976 dalla Corte Suprema. Gli Stati Uniti sono uno dei 76 paesi nel mondo, ma unico occidentale, in cui è prevista l’applicazione della pena capitale. A livello federale è avvenuto solo tre volte: nel 1988, nel 2001 e nel 2003.

Gli stati americani invece decidono autonomamente se ricorrere o meno alla pena di morte nel loro sistema giudiziario. Dal 1976 a oggi le sentenze capitali inflitte sono state 1515. Il triste primato spetta al Texas (569), dove è concentrato circa il 30% delle esecuzioni. A seguire Virginia, Oklahoma, Florida, Alabama e Georgia.

Gli ultimi due casi risalgono a gennaio e febbraio scorso. Donnie Cleveland Lance, 66 anni, ha ricevuto un’iniezione letale nella prigione di Jackson, in Georgia, il 29 gennaio. L’uomo aveva ucciso nel 1997 l’ex moglie e il suo nuovo compagno. Lance non ha lasciato alcuna dichiarazione finale e ha rifiutato le preghiere del cappellano.

Il 5 febbraio è toccato a Abel Revill Ochoa, 47 anni, ispanico, ad Huntsville, in Texas. Nel 2002, sotto effetto di crack, uccise cinque membri della sua famiglia. Era condannato a morte dal 2003.

Nei vari stati americani le condanne a morte sono sempre meno. Il numero annuo delle sentenze capitali è diminuito dell’85% dal ’98 ad oggi.

Anche l’Unione europea ha accolto con favore la decisione del Colorado. “Altri dodici stati (USA) non hanno avuto esecuzioni negli ultimi dieci anni. La pena di morte è una punizione crudele, disumana e degradante e non esistono prove convincenti che dimostrino che essa sia un deterrente per i reati, mentre eventuali errori giudiziari sono irreversibili”, ha affermato l’Alto rappresentante dell’Unione Josep Borrell.

Mario Bonito