Home POLITICA ECONOMIA Imprese: nell’Italia dei laureati mancano 1 mln 200mila ‘specializzati’

Imprese: nell’Italia dei laureati mancano 1 mln 200mila ‘specializzati’

Ultimo aggiornamento 16:55

Ci sono notizie che a volte suscitano moti di rabbia, in quanto sembrano come piovere da ‘un mondo incantato’ distante anni luce dal nostro dove, tra la disoccupazione in aumento tra i laureati, e la continua ‘fuga all’estero, certo non ci si aspetta di leggere tali cose. In particolare ci riferiamo al numero ‘astronomico’ relativo all’urgente bisogno di manodopera nelle imprese italiane: quasi 1.200.000 unità! A quanto pare non si tratta di uno scherzo, esperti digitali ed ingegneri in testa, nel 2018 molte aziende italiane hanno lamentato enormi difficoltà a reperire complessivamente 1.198.680 persone, a causa dell’esiguità di candidati ‘attrezzati’ per determinati ruoli.
E’ quanto rivela Confartigianato che oggi ha presentato nella Capitale un apposito rapporto nell’ambito della ‘Convention dei Giovani Imprenditori’. Nello specifico, si legge, sarebbe proprio la mancanza degli under 30 a far traballare l’equilibrio della manodopera, visto che lo scorso anno all’appello con il lavoro ‘specializzato’, hanno mancato all’appuntamento in 352.420, in rappresentanza del 27,8% del fabbisogno. Un ‘allarme’ che secondo il rapporto pesa ancor di più sulle piccole imprese le quali, lo scorso anno, hanno dovuto rinunciare a contrattualizzare 836.740 persone, 245.380 dei quali giovani under 30.

“Più avvocati a Roma che in tutta la Francia”

Come spiega il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, “Il paradosso dell’alto tasso di disoccupazione giovanile da un lato e del gap di manodopera dall’altro denunciato oggi da Confartigianto Giovani, si spiega perché “in Italia ci sono molte più persone che consumano rispetto a persone che producono. Questo scenario è terribile – osserva Merletti – perché è la dimostrazione di una disaffezione nel nostro Paese al voler fare e al saper fare. Se guardiamo alla Germania, scopriamo una banalità che dovrebbe però farci paura: i tedeschi la formazione duale – la nostra alternanza scuola-lavoro- la chiamano cultura duale, ovvero per loro il lavoro è cultura. Al sistema Paese – conclude il numero uno degli Artigiani – servirebbe che ci fossero più studenti agli Istituti tecnici che non alla facoltà di Giurisprudenza, tant’è che il numero degli avvocati del solo foro di Roma è pari a tutti gli avvocati della Francia”.
Come conferma anche il presidente dei Giovani imprenditori di Confartigianato, Damiano Pietri, “Gli imprenditori italiani sono a caccia di giovani neodiplomati o neolaureati con competenze ma queste competenze non riusciamo a trovarle e parliamo di giovani tecnici qualificati, di ingegneri informatici ma anche di impiantisti o di elettricisti da inserire nei nostri settori artigianali ormai coniugati nel solco delle tecnologie digitali”.

Per la Ascani: “Urge un’educazione finanziaria”

Come dicevamo, al momento ciò che il mercato del lavoro sta cercando sono le professionalità preparate nel settore digitale e nell’Ict. Il rapporto segnala inoltre anche la scarsità di giovani analisti, di progettisti di software, e di tecnici programmatori. Parliamo di competenze digitali che, al di là delle specifiche esigenze, da sole rappresentano oltre il 60% delle figure professionali ricercate dalle imprese.
Una situazione per certi versi come dicevamo paradossale, alla luce della preoccupante stagnazione della disoccupazione giovanile. A questo punto il problema va spalmato includendo anche gli stessi atenei, che evidentemente non riescono a veicolare la domanda rispetto all’offerta. Abbiamo infatti migliaia di laureati in cerca di lavoro ma, vista la realtà, un dottore in filosofia allo stato dei fatti ha la stessa possibilità professionale di chi possiede soltanto la terza media!
Ed infatti, a ragione, Anna Ascani, viceministro all’Istruzione, Università e Ricerca, intervenendo al convegno ha giustamente fatto notare l’enorme ‘gap’ tra l’offerta del mondo delle imprese e la Scuola, a suo avviso colmabile “introducendo a scuola un po’ di ‘educazione finanziaria’, ovvero educazione all’imprenditoria, cioè bisogna allargare l’idea che il lavoro, in questa fase del nostro sviluppo al livello mondiale, si crea prima ancora che cercarlo”. Una distanza, quella tra scuola ed imprese, che per la Ascani di può sicuramente ridurre anche “con una migliore Alternanza scuola-lavoro, cioè con dei percorsi che, dopo esser stati indeboliti dal precedente Governo, ridiano dignità al rapporto fra mondo della scuola e ondo del lavoro”.
Max