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Migranti: i permessi di soggiorno potranno divenire permessi di lavoro, recita la bozza del nuovo dl

Ultimo aggiornamento 17:19

E’ di ieri la notizia che, domenica prossima, nel Cdm ‘dovrebbe’ approdare la bozza del nuovo dl immigrazione. Il testo però, ‘riveduto e corretto’ rispetto al precedente firmato da Matteo Salvini, re-introduce la protezione umanitaria, un passaggio che, a quanto pare, non sarebbe gradito ai pentastellati i quali, non hanno perso tempo ad ingaggiare l’ennesimo duello con il Pd.

Oggi intanto le agenzia di stampa, AdnKronos in primis, hanno pubblicato in anteprima qualche passaggio della bozza. Tra le novità spicca ad esempio che ”Sono convertibili in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ove ne ricorrano i requisiti”.

E, a quanto pare, per permessi di soggiorno sono annoverati praticamente tutti: ”per protezione speciale, per calamità, per residenza elettiva’, per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide’, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi, e per assistenza minori’’.

Ma non solo, all’interno del nuovo decreto legge è stata ‘ripescata’ anche la formula relativa al rispetto degli ”obblighi costituzionali e internazionali dello Stato in materia di rifiuto o revoca del permesso di soggiorno’’.

Nuovo dl immigrazione: respingimenti ed espulsioni meno ‘facili’

Ed ancora, per ciò che riguarda invece i ‘divieti, ’’Non sono ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell’esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani”.

Così come “Non sono altresì ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica”. In questo caso, spiega infatti la bozza, ”si tiene conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato, del suo effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine”.

Insomma un decreto che sicuramente, già dalle prime righe lette, specie da parte dell’opposizione, non tarderà a scatenare polemiche…

Max