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“Ospedali vicini al collasso, la realtà è molto più drammatica di come raccontano”, denunciano medici ed infermieri

Ultimo aggiornamento 17:17

La situazione sanitaria è drammatica, e noi medici e infermieri di Area medica, sia nei nostri reparti sia in altri reparti ultra-specialistici rapidamente riconvertiti in Unità Covid, ci prendiamo cura di oltre il 70% dei malati Covid ricoverati in ospedale, garantendo tutte le cure, compresa l’ossigenoterapia e la ventilazione non invasiva, cercando di strappare il paziente all’intubazione o alla morte. Per questo sentiamo il dovere di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla reale situazione che viviamo ogni giorno negli ospedali”.

Così, attraverso una lettera aperta dai toni giustamente drammatici, le società scientifiche degli come quella degli internisti (Fadoi e Simi), dei geriatri (Sigg e Sigot), e l’associazione degli infermieri di Medicina interna (Animo), tengono a sensibilizzare l’opinione publica, denunciando “drammatica situazione ospedaliera” dovuta alla pandemia da Covid-19”.

Gli internisti e specialisti: “Ormai gli ospedali sono vicini al collasso”

Gli esperti sanitari rimarcano che “Gli ospedali italiani sono ormai vicini al collasso a causa di due fattori concomitanti: carenza di personale sanitario e mancanza dei posti letto, a fronte dell’abnorme afflusso di malati per la rapida e vertiginosa diffusione dell’infezione virale”.

Gli internisti e specialisti: “Impossibile garantire cure qualitative agli altri malati”

“E’ corretto e logico monitorare la crescente saturazione dei posti letto nelle terapie intensive, ma in tante regioni i tassi di occupazione dei reparti di Area medica sono ormai superiori al 100%, considerando anche la presenza dei malati non Covid che continuiamo ad assistere, ma le cui possibilità di accesso agli ospedali si stanno riducendo. Una conseguenza probabile, se non certa – ribadiscono i presidenti delle società – sarà l’incapacità di garantire gli standard qualitativi per le cure a tutti i malati cronici e ai malati acuti non Covid, oltre a ulteriori criticità e ritardi nel campo della prevenzione”.

Gli internisti e specialisti: “Ogni giorno arrivano malati, in numero superiore alla nostra ricettività”

Ed ancora: ”Siamo ora passati dalla discussione pubblica, oziosa e inutile sulle caratteristiche del virus – spiega la lettera aperta – a una analisi continua dei dati che indirizza l’opinione pubblica verso fallaci rassicurazioni, portando a sottostimare il reale grado di saturazione dei posti letto che va ben oltre il 30 o 40% che viene usualmente comunicato. Infatti la realtà non è quella rappresentata e tutti noi viviamo ogni giorno grandi difficoltà ad accogliere, curare e trasferire i tanti malati che giungono ai pronto soccorso in numero superiore alla capacità ricettiva delle nostre strutture”.

Gli internisti e specialisti: “I cittadini vanno informati sulla realtà dei fatti, no sminuire le cose”

Dunque, spiegano le società degli esperti sanitari, ”Non è di aiuto per nessuno sottovalutare, sminuire, fingere che la situazione sia quasi normale o che a breve si possa normalizzare. Pertanto chiediamo un maggiore impegno verso la diffusione di una informazione che accresca la consapevolezza dei cittadini sulla realtà che stiamo vivendo. Come società scientifiche dell’Area medica, pensiamo che serva una posizione chiara e univoca di fronte alla circolazione di notizie contraddittorie che rischiano soltanto di alimentare dissensi, confusione e malumore nella popolazione“.

Gli internisti e specialisti: “Le altre società scientifiche condividano queste nostre preoccupazioni”

Infine, i presidenti Dario Manfellotto (Fadoi), Antonello Pietrangelo (Simi), Raffaele Antonelli Incalzi (Sigg), Alberto Pilotto (Sito), e Gabriella Bordin (Animo), concludono la lettera-denuncia lanciando un monito: ”Facciamo appello alle altre società scientifiche per condividere queste nostre preoccupazioni, e alle Istituzioni per aiutarci ad affrontare in tutto il Paese la gravissima emergenza sanitaria, sostenendo il lavoro di tutti gli operatori del servizio sanitario”.

Max