Pd e governo, Gentiloni: sovranisti senza sovranità

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    Che nel Pd tirasse un’aria di grande belligeranza (politicamente parlando, ovviamente) nei confronti dei nemici dall’altra parte della barricata politica era chiaro da parecchio. Che il Pd stesse navigando in acque tortuose e intricate al proprio interno, anche. Ma certo, era anche abbastanza scontato che lo stesso Pd potesse sfruttare la potenza di alcune tematiche focali come quelle di queste ore in relazione alla manovra economica ed alle risposte di Bruxelles (che ovviamente non sono piaciute ai vertici Pd) per poter abbassare le tensione interna con le tante, e per alcuni troppe, voci discordanti in ore in cui il Pd sta decidendo il suo futuro tra candidati che si sfidano senza mandarsele a dire.
    In questo senso potrebbe essere letta la veemente presa di posizione che il precedente primo ministro e uno dei leader del Pd stesso, ovvero Paolo Gentiloni ha deciso di cavalcare via social network sul tema delle risposte che Bruxelles ha dato alla manovra di governo italiano.
    Gentiloni è perentorio: “Sovranisti senza sovranità”, sintetizza.
    E’ per bocca di Gentiloni dunque che il Pd attacca. “Per la prima volta – dichiara su Twitter Paolo Gentiloni – la legge di bilancio italiana viene varata a Bruxelles. Sovranisti senza sovranità. Lo sforzo economico di sei anni liquidato in sei mesi”.
    “Non è assolutamente vero – ha risposto con acredine Francesco Urraro, senatore del M5S, a Radio Cusano Campus -. C’è un dialogo molto fitto con la Commissione Europea, come è giusto che sia e come è sempre stato”.
    Intanto anche i sindacati sono sul piede di guerra e annunciano una “mobilitazione” per l’inizio del prossimo anno. “Se non ci risponderanno entro il mese di gennaio busseremo più forte, ma se non aprono butteremo giù la porta”, tuona il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “Se non ci sarà confronto useremo tutti gli strumenti in nostro possesso e la mobilitazione sindacale”, ha ribadito la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan. Serve “un confronto a partire dalle questioni fondamentali: creazione di lavoro, fisco, ciò che determina la prospettiva del paese”, aggiunge Susanna Camusso, leader Cgil.” Se non ci saranno risposte cominceremo a domandarci come rispondere con la mobilitazione”.