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Smart working dai Caraibi: cos’è, come si fa, da quando, quanto tempo, qual è la paga, chi può presentare la domanda

Ultimo aggiornamento 10:51

Per qualcuno ricorda molto da vicino un classico ‘sogno’ a occhi aperti, di quelli che si raccontano magari nelle pause pranzo o all’uscita da turni estenuanti di lavoro: quello di lavorare ai Caraibi. Ma adesso, addirittura, si possono raggiungere i Caraibi per lavorare addirittura senza spostarsi, insomma, lavorando da remoto, da distanza. Quello che oggi, è definitivamente divenuto noto come smart working.

Ma in che cosa consiste lo smart working ai Caraibi? E’ tutto vero? Cosa prevede per esattezza? Si tratta di una vera proposta di lavoro? E se sì, a chi è rivolto? Come si può fare per accedere e per presentare la domanda? E in che modalità si svolgerebbe il lavoro e quale sarebbe poi, alla fin fine, la paga? Andiamo a capirci qualcosa di più, al riguardo.

Smart working, dai Caraibi,il progetto per il turismo con i lavoratori da remoto

Smart working, dai Caraibi: proprio così. Si tratta di un’idea per rinnovare il turismo del territorio tramite l’uso di lavoratori da remoto. Il Governo dell’isola lancia un appello agli smart worker: l’occasione che in molti (o tutti, in un certo qual senso) stavano aspettando. Lavorare da remoto con permessi di soggiorno particolari che prevedono un periodo massimo di 12 mesi. Ecco come funziona.

Va detto che l’emergenza coronavirus ha creato un boom, per milioni di persone, di uso dello smart working mostrando come sia possibile in questo senso tenere alta la produttività. E c’è chi ha pensato di rendere più attraente ancora questa modalità di lavoro incentivando, allo stesso tempo, la ripresa del turismo.

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Negli anni del’evoluzione della tecnologia ha abbattuto i limiti e i confini tra paesi, infatti, oggi basta un computer e una connessione internet per essere operativi e per lavorare per chiunque e da dovunque. Così, Mia Amor Mottley, primo ministro delle Barbados, ha chiesto agli smart worker di ogni parte del globo a “cambiare il panorama che vedono dalla propria finestra” e lavorare dalle spiagge dell’isola situata tra il mar dei Caraibi e l’oceano Atlantico.

“Non avete la stretta necessità di lavorare in Europa, o negli Usa, o in America Latina. Potete venire qui e lavorare per un paio di mesi alla volta. Venire e tornare” ha proposto la premier dell’isola delle Piccole Antille. Come? Semplice: tramite un “bollino di benvenuto alle Barbados” i lavoratori stranieri potranno lavorare in questo piccolo paradiso senza restrizioni di alcun tipo. Per i cittadini britannici, per di più, non c’è neanche bisogno del visto dal momento che Barbados, indipendente dal 1966, fa parte del Commonwealth.

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Un progetto, questo, che mira ad aiutare la ripresa economica dell’isola afflitta dal blocco del turismo dovuto alla pandemia, favorendo, in vista della riapertura dei confini prevista per il 12 luglio, gli arrivi internazionali, andati a picco.

Nel merito sarà possibile passare fino a un anno di fila nel Paese o scegliere di uscire e rientrare. “Vivere sull’isola durante l’anno permetterà a chi viene da fuori di scoprire la nostra cultura e assistere ad eventi locali che i normali turisti estivi si perdono. Sarà anche un’occasione per noi, come nazione e come settore d’accoglienza, di metterci alla prova e migliorarci” ha chiarito la Mottley.

Nella sola Italia, stando a quanto viene fuori dal rapporto Istat sulla situazione e le prospettive del Paese, con l’emergenza Covid-19, il 90% delle grandi imprese (250 addetti e oltre) e il 73,1% delle imprese di dimensione media (50-249 addetti) ha inaugurato o esteso lo smart working. A fare ampio ricorso al lavoro da remoto sono state anche le imprese di minori dimensioni. Il 37,2% delle piccole (10-49 addetti) e il 18,3% delle microimprese (3-9 addetti) ha, infatti, adottato questa tecnica di lavoro.

Anche dopo la conclusione del lockdown (maggio-giugno 2020), – sempre stando l’Istat – la quota di lavoratori impiegati a distanza resta ancora importante (5,3%), specie nelle grandi e medie imprese (25,1% e 16,2%). Ciò implica che, tramite il miglioramento di soluzioni informatiche e di pianificazione, una buona parte delle imprese italiane è riuscita nel giro di poche settimane a estendere forme lavorative in precedenza limitate a larghe fette di personale.

Una vera rivoluzione nel mondo del lavoro che potrebbe a modificare del tutto lo scenario professionale futuro. Se la proposta del Governo delle Barbados riscuoterà successo l’idea potrebbe essere copiata anche da altri Paesi.

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