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Strage Bologna: “Fioravanti e la Mambro sono innocenti, non erano stragisti”, afferma Mimmo Pinto

Ultimo aggiornamento 18:58

E’ una storia lunga la sua, fatta di ‘impegno’ e di grandi lotte, maturate negli anni attraverso molteplici esperienza politiche, che lo hanno portato fino in Parlamento. Mimmo Pinto ‘nasce’ con Lotta Continua, poi abbraccia Democrazia Proletaria, per finire poi  tra le fila del Partito Radicale.

In questi giorni che ricorre il quarantennale dell’orribile strage della stazione di Bologna (era il 2 agosto del 1980), i cui mandanti ed esecutori sono tutt’oggi sconosciuti, qualcuno ha tenuto a riaprire sì la pista dello stragismo della destra eversiva, ‘coinvolgendo’ però ancora una volta i nomi di Fioravanti e della Mambro.

Pinto: “Fu Sofri a convincermi sul garantismo”

Sospetti ed accuse che proprio Pinto, allora schierato dalla parte opposta, oggi rigetta raccontando in esclusiva all’agenzia di stampa AdnKronos: “Io feci il comizio quando il 30 settembre del 1977 venne ucciso a Roma Walter Rossi, giovane militante comunista appartenente a Lotta Continua, ed era quel giro lì che l’aveva fatto fuori, quindi prima di schierarmi per l’innocenza di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (nella foto) ci pensai molto. Però un giorno venne nel mio ufficio Italo Mambro, fratello di Francesca, e mi disse che se ero davvero un garantista, dovevo difendere anche sua sorella. Allora presi tutte le carte dell’inchiesta, le lessi e poi chiesi un consiglio anche ad Adriano Sofri, e lui mi disse di farlo, perché bisognava essere garantisti anche con i nemici di sempre”.

Pinto: “Io, di sinistra, difendevo i fascisti: mi odiarono”

Dunque, co-fondatore del comitato ‘E se fossero innocenti’, Pinto domanda e si domanda “perché Mambro e Fioravanti, dopo essersi assunti la responsabilità di tanti omicidi, pubblicando anche un libro, avrebbero dovuto mentire proprio sulla strage di Bologna? Le contraddizioni in quella inchiesta erano enormi, ed era chiara, bastava leggere bene le carte, la presenza dei servizi segreti, e allora decisi di schierarmi, perché ero e sono ancora convinto dell’innocenza di Mambro e Fioravanti. Mi dispiace per i familiari delle vittime, perché io sono uno di sinistra che si schiera in questo senso, però si è di sinistra anche se si ha il coraggio di difendere un fascista”.

Pinto: “Dietro le stragi ci sono sempre i ‘servizi’”

Una scelta difficile e coraggiosa la sua, appartenente alla sinistra estrema, che in quegli anni ‘pesava’, tanto è, ricorda ancora Pinto “non potevo girare per Roma. Una volta i ‘compagni’ mi sputarono anche in faccia, mi minacciarono, per fortuna io venivo dalla strada e sapevo come rispondere”. Poi l’ex deputato racconta: “Parlai a lungo con Mambro e Fioravanti, loro avevano altri obiettivi, non erano stragisti, non lo erano, e poi questo è un Paese che puzza, dietro le stragi c’è sempre lo zampino dello Stato e dei servizi segreti”.

Pinto: “Se un pm si affeziona ad un’idea sono guai”

Ad ogni modo, tra criminalità, servizi segreti e terrorismo, fatto sta che, seppure fra mille dubbi, alla fine giudici e pm hanno sempre addossato le colpe agli ex Nar. E Pinto ‘spiega’: “Dopo la sua scarcerazione, io feci il giro dell’Italia con Enzo Tortora, e i magistrati erano convintissimi della sua colpevolezza. Poi venne fuori che non era vero nulla. Il magistrato, in questo Paese, è l’unica persona che se si affeziona a una sua idea, a una sua sensazione, può diventare tragedia, ecco perché penso che sia necessario un uso più discreto e più dubbioso del loro ruolo, perché le scelte dei magistrati hanno conseguenze sulla vita delle persone. Avere dei dubbi non è un reato”.

Pinto: “Non un colpevole, ma la verità a tutti i costi”

Dunque, “la strage di Bologna non solo deve rimanere etichettata come fascista, ma deve anche diventare un capitolo chiuso, perché questo Paese non si può permettere di avere capitoli aperti – denuncia Pinto – E quindi hanno liquidato così la vicenda. Credo sia giusta una revisione del processo che ha condannato Mambro e Fioravanti anche, nel caso, per emettere una condanna più certa, più chiara, oppure per assolverli. Sempre che si abbia voglia di conoscere la verità. In nome delle vittime e dei loro parenti”, tiene a sottolineare Pinto, che poi conclude: “Se io fossi parente di una delle vittime della strage  non vorrei un colpevole a tutti i costi, ma la verità a tutti i costi”.

Max