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Woody Allen: “Accuse insensate. Non dovevo spiegazioni a nessuno”, in un libro i suoi tormenti

Ultimo aggiornamento 18:20

Voglio chiarire che non ho la sensazione di essermi difeso. Non avevo bisogno di alcuna difesa. Ho scritto la storia in modo obiettivo. Ho usato citazioni di altre persone: investigatori, medici, giudici, testimoni. Non ho mai incluso me stesso. Poiché sentivo di non aver bisogno di una difesa, ho voluto scrivere la storia in modo obiettivo e lasciare che il lettore arrivasse alle sue conclusioni. Non volevo entrare nel ‘lui ha detto, lei ha detto’. Questa non è la mia versione, ma la versione dell’investigatore, dello psichiatra e della governante. Vorrei non aver occupato tutto quello spazio – dice riferendosi al libro –  ma per raccontare tutta la mia storia ho dovuto includere anche questa parte. Essendo innocente, non mi sentivo in dovere di dare una spiegazione a nessuno. Forse il mio silenzio ha fatto sì che la gente dubitasse”.

Nelle librerie il suo ultimo libro, al pari dell’altrettanto generosa produzione filimica, continua a riscuotere un grande successo. In ‘A proposito di niente’, il grande regista-attore Woody Allen, non lesinando in ricordi emozioni ed aneddoti, ripercorre la sua lunga e fortunata vita. Eppure, in molti, leggendo il libro non hanno potuto fare a meno di indugiare sul capitolo nel quale l’artista forse il suo periodo ‘nero’, quello delle presunte violenza sessuali in casa.

Allen: “Quando macchiano il tuo nome va oltre”

Ci ha provato così ‘El Pais’, tabloid spagnolo, ad affrontare con il regista quanto sofferto, o subito. E lui o si tira indietro anzi, ribatte: ”Le persone non vedranno mai la ragione. Quando macchiano il tuo nome, non importa se sei innocente o colpevole. Ma quando sei innocente, non ti importa – tiene a precisare Allen – Non volevo perdere tempo a pensarci. Non sentivo di dover dare una spiegazione a nessuno. Dall’inchiesta è emerso che non avevo fatto nulla, quindi mi sono concentrato sul mio lavoro e sulla mia famiglia. Ho pensato che fosse una perdita di tempo rilasciare interviste televisive o scrivere articoli. Ma, forse il mio silenzio ha fatto dubitare le persone che si sono chieste ‘Perché è così silenzioso?‘”.

Allen: “Era insensato poter credere a quelle accuse”

Nel libro l’artista descrive la dolorosa parabola: dall’essere un’icona,  per poi divenire “un paria”. A complicare ulteriormente le cose quando, in pieno MeToo (e l’ondata di violenza sessuali denunciate nel mondo del cinema), la figlia Dylan accusò il padre di violenza sessuale. “Non l’ho vissuto come qualcosa di difficile – confessa oggi Allen – Quando è successo tutto ciò, ho continuato a lavorare. La vicenda era su tutti i giornali, ma gli altri erano più interessati a me di quanto non lo fossi io. Era insensato che qualcuno potesse credere che io avevo fatto una cosa del genere a mia figlia di 7 anni, insensato credere che io avessi potuto abusare di lei in qualsiasi forma. L’idea era così assurda che non ne ho parlato mai. Ho lavorato e continuato a lavorare, e non me ne sono mai interessato. Era solo una questione di tabloid, che fondamentalmente vivono di questo“.

Allen: ‘accuse’ che pesarono molto sul suo lavoro

Certo, per dirla tutta le cose sono andate un ‘pochino’ peggio, ed il lavoro ne ha subito risentito gli effetti: Amazon ad esempio, sospese all’istante i già firmati accordi di produzione e distribuzione così come, il gruppo Hachette, si rifiutò di pubblicare il suo libro. E poi anche a livello ‘d’immagine’, gli atenei statunitensi hanno improvvisato depennato i suoi film delle visioni di studio e, sul set, molti attori hanno rifiutato di essere diretti da lui.

Allen: “Conseguenze? Non mi ha fatto nessun effetto”

Situazioni che, confessa oggi Allen, ”Nella pratica tutto questo non ha avuto alcun effetto. L’editore ha respinto il libro, ma 15 minuti dopo ce ne era un altro disposto a pubblicarlo. Amazon mi ha voltato le spalle, ma ho potuto girare un altro film poco dopo. Tutto questo, quindi non mi ha impedito di continuare a lavorare né ha fatto sì che la gente smettesse di guardare i miei film. È vero che alcuni attori mi hanno detto che non volevano lavorare con me nel film che ho girato a San Sebastián, ‘Rifkin’s Festival’ (che uscirà in autunno). Ma non è successo niente: ne ho trovati altri. Se nessuno avesse voluto lavorare con me o vedere i miei film, forse questo mi avrebbe condizionato. Ma non è quello che è successo”.

Max