Assemblea Pd, Renzi, “Non resterò fermo nella palude per i diktat della minoranza”- di Clarissa D’Artibale

    renzi-pdSi è svolta ieri l’assemblea del Pd in un hotel vicino Villa Borghese dopo che in settimana, in commissione alla Camera, sulle riforme si era consumata l’ennesima battaglia tra i renziani e le minoranze di un partito che il presidente Matteo Orfini non ha esitato a paragonare, per quantità e densità delle trame, alla serie “il Trono di spade”.

    Durante l’assemblea il presidente del consiglio Matteo Renzi non si tira indietro invitando il Pd a fare, e non osservare, i cantieri: “Noi siamo quelli che cambiano l’Italia, non quelli che stanno a mugugnare”, sottolinea il premier che poi affonda: “Il Pd non è un partito che va avanti a colpi di maggioranza ma sia chiaro che non starà fermo nella palude per i diktat della minoranza”. Una palude che Renzi vuole evitare e, sottolinea che oggi è su di lui che ricade questa “responsabilità”. “Chi non è d’accordo non deve sottostare a un “principio di obbedienza” ma di “lealtà” al partito. E chi vuol cambiare premier o segretario si metta il cuore in pace, non avverrà prima del 2017 e del 2018” avverte.

    Le parole del premier non sono riuscite a placare i dissensi che sono esplosi con l’intervento del deputato del Pd Stefano Fassina: “Non ti permetto più di fare caricature di chi la pensa diversamente da te, è inaccettabile”. Parole che sembrerebbero preludere ad una replica di fuoco del premier. Ma Renzi opta per non far votare la sua relazione e non evoca alcun provvedimento disciplinare sul dissenso sulle riforme.

    Un percorso che Renzi, dopo il sì di sabato in commissione, torna blindare nei tempi , ribadendo tra l’altro che l’Italicum sarà a gennaio in Aula al Senato, e nei contenuti, non risparmiando una stoccata a chi, giorni fa, evocava l’Ulivo. “Noto un certo richiamo nostalgico, ma l’Ulivo non è un santino, è stato mandato a casa dai nostri errori e noi realizziamo le sue promesse” ma “abbiamo perso 20 anni”. Riforme sulle quali, è il punto fermo del premier, i sindacati “non hanno potere di veto” e che non prescindono da una lotta alla corruzione oggi più che mai attuale.

    E sul tema, Renzi cerca di sciogliere ogni dubbio, soprattutto tra gli elettori. “Chi è disonesto non può camminare con il Pd. Chi sbaglia paga anche nel Pd”, afferma non risparmiando una nuova frecciata ai magistrati: “Parlino con le sentenze e non con le interviste”. Ma quella di ieri è stata anche l’assemblea del saluto al presidente Giorgio Napolitano che Renzi cita e difende, accompagnato dall’applauso della platea in piedi, dicendosi certo che: “Questo Parlamento potrà eleggere il successivo. Un Parlamento dove su nessun tema deve prevalere “l’anarchia” di partito”.