Home ATTUALITÀ BREAKING NEWS Cassazione: “Vannini, vicenda disumana, processo a Ciontoli da rifare”

Cassazione: “Vannini, vicenda disumana, processo a Ciontoli da rifare”

Ultimo aggiornamento 18:35

Quella maledetta sera del 17 maggio del 2015, Marco Vannini era in casa della fidanzatina, a Ladispoli. Poche ore dopo, quando era già il 18 maggio, il 20enne di Cerveteri venne dichiarato morto a seguito di un colpo di pistola. Una storia allucinante, che allibì il Paese intero, per le modalità e le contrastanti versioni che la famiglia Ciontoli fornì ai carabinieri della stazione locale. Un ‘polverone’ che poi alla distanza finì per coinvolgere anche gli stessi militi.
Il processo di primo grado si concluse con una condanna di 14 nei confronti del padre di Martina, Antonio Ciontoli, per omicidio volontario. La moglie, Maria Pezzillo, ed i due figli Martina e Federico, furono invece condannati a tre anni. Poi, lo scorso 29 gennaio, il colpo di scena, con i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma che, mantenendo inalterate le altre condanne, tramutarono invece la pena inflitta al Ciontoli a 5 anni di carcere.

“Dai Ciontoli una condotta omissiva e menzognera”

Stamane invece, Elisabetta Cennicola, sostituto procuratore generale della Cassazione (annullando con rinvio la sentenza d’Appello), ha richiesto un nuovo processo d’Appello in quanto, la morte di Marco Vannini fu conseguenza di un omicidio volontario.
“Marco Vannini non è morto per il colpo di pistola – ha sostenuto la Cennicola nel corso della requisitoria – ma per i 110 minuti di ritardo nell’allertare i soccorsi. Tutti – ha quindi sottolineato riferendosi alla famiglia Ciontoli – per ben 110 minuti mantennero una condotta omissiva menzognera e reticente. La gravità della situazione era sotto gli occhi di tutti loro. Se metto una bomba su un aereo non posso dire che non volevo far morire delle persone. Nel caso di Marco Vannini il proiettile è come la bomba di quell’aereo. Si tratta di una vicenda gravissima per la condotta degli imputati e addirittura disumana considerati i rapporti con la vittima – ha aggiunto il sostituto procuratore generale della Cassazione – Marco era un ospite in quella casa e come tale andava trattato”.
Max