Home ATTUALITÀ PRIMO PIANO Il coronavirus è arrivato in Africa: ora c’è da aver paura

Il coronavirus è arrivato in Africa: ora c’è da aver paura

Ultimo aggiornamento 19:20

Inevitabilmente – e qui la faccenda si complica maledettamente – il coronavirus è giunto anche in Africa. Ad annunciarlo è stato Foad Aodi dell’Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia), il quale ha riportato il caso di un cittadino di nazionalità cinese – in viaggio in Egitto – “isolato e ricoverato all’ospedale Najila nella Provincia di Matroha, sta bene e in condizione generale stabile e asintomatica. “Inoltre – spiega ancora la nota – sono stati disinfettati tutti i luoghi e percorsi che ha attraversato e messi in quarantena per 15 giorni tutti i membri del gruppo cinese che erano in contatto con il cittadino cinese risultato positivo al coronavirus“. Il medico ha aggiunto che il caso è stato “diagnosticato subito all’aeroporto tramite un primo esame dell’ispettorato e poi confermato dagli analisi di laboratorio”. Infine, appellandosi all’Oms, Aodi che ha tenuto a ringraziare “il Ministero della Salute Egiziano per l’ottimo lavoro che sta svolgendo da settimane per prevenire e bloccare qualsiasi tipo di contagio controllando tutti quelli che tornano dalla Cina, per non lasciare i nostri Paesi da soli senza indicazioni precise, senza creare allarmismi sulla notizia del primo caso in Africa per paura di non affrontarlo in modo qualificato, insufficientemente. L’Egitto ha smentito questa voce”.

“Si rischia un possibile, nuovo focolaio dell’epidemia”

Come dicevamo in apertura, come conferma il professore ordinario di Microbiologia e virologia all’università di Padova (già presidente della Società europea e italiana di virologia), Giorgio Palù: “L’Africa rischia di diventare un possibile, nuovo focolaio dell’epidemia. Il problema non è l’Egitto, che ha le capacità e i mezzi diagnostici necessari, e infatti ha rapidamente identificato il caso, ma la vera Africa, quella centro-equatoriale, dove la Cina ha grossissimi interessi economici e i cinesi che viaggiano e lavorano sono milioni. Si rischia un possibile, nuovo focolaio dell’epidemia“.

Sono al momento tre gli scenari ipotizzati

Al momento, ha aggiunto l’esperto all’agenzia di stampa AdnKronos, tre sono i possibili scenari ipotizzati sui quali lavorare per cercare di arginare, per quanto possibile, la velocità dei contagi:
Una possibilità è che i cinesi riescano, con le misure di contenimento messe in atto, a limitare la diffusione dell’epidemia fino a metterla sotto controllo; l’altra possibilità è che il virus, in questo momento in espansione, si estingua naturalmente, come è successo con la Sars“, tuttavia in merito il virologo nutre forte dubbi perché, a suo dire, il coronavirus è “diverso da quello responsabile della Sars, ha maggiore facilità nel riconoscere e attaccarsi alle cellule umane. Infatti, i numeri dell’epidemia di Covid-19 sono decisamente più alti di quelli della Sars“. L’ultimo scenario, è quello che nessun si augura, e cioè che “se nella peggiore della ipotesi – come pure è probabile – il virus identificato in Cina a fine 2019, continui a diffondersi e diventi endemico, come gli altri 4 coronavirus umani in circolazione e il virus dell’influenza. Insomma, il serbatoio diventa l’uomo. E non è una buona notizia perché in questo caso il virus non causa un banale raffreddore o un’influenza – sottolinea preoccupato Palù – ma una malattia ben più grave come la polmonite essudativa interstiziale“.
Max