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La guerra del grano: ecco perché il conflitto in Ucraina rischia di destabilizzare gli equilibri geo-politici mondiali, sono già decine i paesi ‘affamati’

Purtroppo, nell’ambito di un conflitto bellico come quello in Ucraina (specie in epoca moderna), le vittime cadute sul campo e le immense devastazioni relative alle città ed alle sovrastrutture, rappresentano soltanto la punta di un iceberg, la cui mole spesso occupa un ingombro colossale.

Ed infatti, come detto, premessi i danni ed i lutti ‘locali’, è ormai noto il caos derivato dalla forte dipendenza energetica (gas e petrolio), della quasi totalità dei paesi europei, un tema di per se  già abbastanza serio. Tuttavia, con il passare delle settimane, un’altra ben più grave ‘dipendenza’ sta iniziando a ‘sconvolgere’ il panorama economico della geo-politica mondiale: la carenza di grano e cereali.   

La guerra del grano: l’Ucraina, che condivide con la Russia il primato di produttore nel mondo, copre il 28% del fabbisogno mondiale

Del resto nel mondo moderno la fa da padrone il Pil e, il mercato globale ruota intorno sia alla produzione industriale che al commercio. Ed in un simile contesto, il valore del grano assume un valore assoluto, specialmodo nei cosiddetti ‘paesi poveri’, che rappresentano una larga fetta dell’emisfero.

Ora è ben noto il fatto che quando si si rivolge all’Ucraina, da sempre si sottintende ad aver a che fare con ‘il granaio del mondo’. Basti infatti pensare che, soltanto nel 2021 (con la Russia!), è stato il primo esportatore mondiale di grano, arrivando a coprire qualcosa come ben il 28% del mercato mondiale. Senza contare poi anche il primato di produttore di semi di girasole. Alle risorse agricole di Kiev oggi sono appese  ‘almeno’ 50 nazioni, Africa in primis.

La guerra del grano: l’India, secondo produttore al mondo, è al palo stritolata dall’inflazione interna che rende proibitivo l’export

A peggiorare poi le cose, i costi enormi che ruotano intorno a questo tipo di commercio, che ha in parte convinto anche gli Stati Uniti, a produrre ma per se stessi. Basta infatti guardare all’India, sulla carta il secondo produttore di grano e cereali al mondo che, proprio a seguito dell’incontenibile aumento annuale dell’inflazione (oggi all’8,38%), ha infine deciso di bloccare le esportazioni di grano, per poi registrare  i prezzi al dettaglio, che già lo scorso mese di aprile hanno toccato il massimo storico da otto anni.

La guerra del grano: nei silos ucraini fermi qualcosa come 25 milioni di tonnellate, tra cereali (grano, orzo e mais) e semi di girasole

Dunque ecco spiegato ‘il dramma nel dramma’ della guerra che sta devastando l’Ucraina, da mesi impossibilitata ad esportare i suoi prodotti. Anche perché il 98% dei cereali che vengono imbarcati, in tempo di pace partono da Odessa, come noto oggi una città praticamente ‘murata’ dai russi. Così negli immensi silos disseminati nel paese vi sono circa 25 milioni di tonnellate, tra cereali (grano, orzo e mais) e semi di girasole, destinati all’estero, fermi. Il problema è che l’unica via di esportazione è il mare, le ferrovie sono obsolete, e far muovere i tir sarebbe impossibile (si parlerebbe di ‘milioni’), senza contare l’immensa aggiunta dei costi (gasolio in testa) che comporterebbe. 

La guerra del grano, l’esperto Fao: “I porti sul Mar Nero sono inagibili, quel po’ che si riesce a spedire ha costi altissimi di spedizione, improponibile”

Come spiega l’economista senior divisione mercato e commercio della Fao, Mario Zappacosta, “Il problema dei porti è stato il primo fattore perché dal Mar Nero si originano una grande quantità di cereali, in particolare di grano, che è stato già raccolto. I porti sono inagibili e quel po’ che si riesce a spedire ha costi altissimi di spedizione e assicurazione, praticamente improponibile. La maggior parte delle esportazioni ora funziona su ferro, su gomma o per via fluviale, tre metodi che non hanno la capacità di far uscire dal Paese tonnellate di grano con la stessa velocità con cui uscivano dal Mar Nero: ci sono file lunghissime sulle strade e sulle ferrovie, con veicoli e vagoni in coda per 2, 3, 4 settimane per poter uscire dal Paese“.

La guerra del grano: altro che ordigni nucleari, con in mano i silos ucraini, la Russia ha ora in mano ‘un’arma di ricatto’ invincibile

In tale contesto va da se che la Russia, oltre che impegnarsi nello sforzo bellico, in questo momento, approfitti del fatto di avere l’opportunità di gestire questo immenso tesoro ucraino. Così oggi, prodotti energetici a parte, la Russia ne approfitta per ‘piazzare’ i suoi prodotti agricoli a costi maggiori, trasformando così il grano in una potente arma di ricatto: altro che bombe nucleari! Non a caso infatti Annalena Baerbock, ministra degli Esteri tedesca (poi seguita oggi dalla Leyen a Davos), non si è certo fata degli scrupoli a denunciare Mosca, rea di aver posto in essere una “strategia intenzionale per creare basi per nuove crisi così che la cooperazione internazionale possa essere ridotta”.

La guerra del grano, Coldiretti: sul mercato questi primi 3 mesi di guerra sono costati oltre 90 milioni di dollari, e rialzi del 36%

Dal canto suo, guardando al nostro Paese, Coldiretti ha stimato che, parlando di grano, questi primi 3 mesi di guerra in Ucraina, a livello mondiale sono costati ben oltre 90 miliardi di dollari, con aumenti che hanno toccato il +36%. Una situazione che poi, per effetto domino, ha finito per trascinarsi dietro anche molti altri prodotti alimentari.

La guerra del grano, con un costo oggi di 12 dollari per 27,2 chili, l’Onu avverte che ben 53 paesi sono a serio rischio alimentare

Calcolato in bushel (pari a 27,2 chili), oggi il grano costa 12 dollari a bushel, che tradotto pratica significa inflazione nei paesi ricchi ma, di contro, per quelli poveri si traduce in fame, miseria e, spesso, anche in sanguinose rivolte. Non a caso l’Onu ha lanciato l’allarme avvertendo che 53 Paesi sono a serio  rischio alimentare. Ed in tutto ciò analizza ancora Coldiretti, ‘grazie’ a questa ‘indegna speculazione sulla fame’, il tutto finisce per fare da contraccolpo positivo ad altri mercati, come  dei metalli preziosi come l’oro. Ecco perché la guerra in Ucraina non è soltanto un ‘fatto locale’, ma piuttosto un evento catastrofico, forse addirittura destinato a modificare l’assetto della geo-politica mondiale. Tra le righe si sta infatti già combattendo la ‘guerra del grano’, che non mancherà di lasciare sul campo milioni di altre vittime innocenti…

Max