Le rischiose sbornie dei baby bevitori del week-end

    “Lo scompenso acuto da alcol è un fenomeno preoccupate e insidioso, che si fatica a spiegare. Perché alcune persone bevono molto, regolarmente, per decenni prima di avere problemi, e ad altre basta un fine settimana di eccessi per sviluppare un danno simile? Si fatica a capirlo, ma si pensa che entrino in gioco fattori genetici. Inoltre in un caso su due questi giovani pazienti ricoverati con forme acute muoiono”, 
    Affermazioni che gelano il sangue, quelle del direttore dell’Unità Trapianto multiviscerale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Padova, Patrizia Burra, che ha recentemente illustrato le serie conseguenze dell’abuso da alcol – specie per i più giovani – nell’ambito dell’International Liver Congress 2019 di Vienna.
    Nel nostro Paese purtroppo quello dei ‘baby bevitori’ è un fenomeno in continua ascesa, con un range di età che va sempre diminuendo e questo rende la situazione a dir poco allarmante. Parliamo addirittura di 13enni che nei fine settimana finiscono in ospedale per il forte di abuso di alcolici. La cosa peggiore poi, è che i più giovani per la maggior parte dei casi nel corso della settimana l’alcol nemmeno lo sfiorano, salvo poi andare oltre al sabato sera, causando veri e propri shock epatici. 
    Una condizione che alla lunga crea i presupposti per un futuro da pazienti, con altissime probabilità di andare incontro a danni seri, quando non addirittura letali. 

    Aumentano i casi di pazienti giovani con gravi danni epatici

    Come spiega infatti all’Adnkronos Salute, il gastroenterologo dell’Università di Palermo, Antonio Craxì: “In Italia il problema è che è cambiata la modalità di consumo degli alcolici. A 13-14 anni un terzo dei ragazzi e delle ragazze almeno una volta a settimana supera la dose di alcol raccomandata. Come ha dimostrato un recente studio condotto dal Policlinico Gemelli di Roma: l’1,2% dei ragazzi tra 13 e 20 anni presentava infatti una diagnosi di dipendenza da alcol. E il danno legato agli alcolici lo vediamo in corsia: un quarto dei letti è occupato da pazienti sotto i 40 anni, spesso sotto i 30 anni. Pazienti con epatiti alcoliche acute e danno epatico, pronti al trapianto. Basti pensare che su 33.000 morti l’anno per cirrosi, 5000 sono legate all’alcol”, aggiunge Craxì.
    Per spiegare di cosa stiamo parlando, basta tenere bene a mente le parole della dottoressa Burra: “Da noi proponiamo il trapianto di fegato in persone con forma acuta di danno epatico da alcol, fino a poco tempo fa controindicato. Come Aisf (Associazione italiana studio del fegato) abbiamo proposto uno studio pilota, che coordino a Padova, su 30 pazienti giovani, di 30-50 anni, in ospedale per scompenso acuto da alcol. I pazienti sono stati sottoposti ad una attenta selezione psicologica, per valutare il contesto sociale e familiare in cui vivono. Finora 8 sono stati trapiantati, e abbiamo avuto una sopravvivenza nel 100% dei casi. Quanto ai non trapiantati- conclude il direttore dell’Unità Trapianto multiviscerale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Padova – il 60% è morto entro 6 mesi. Il trapianto – conclude Craxì – è davvero salvavita per questi pazienti”.
    Max