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L’ipnosi medica spesso può sostituire l’anestesia

Dileggiata, quando non associata addirittura alle pratiche ‘malefiche’, nei secoli l’ipnosi ha enormemente sofferto la sua reale natura, finendo in corposi romanzi come un mezzo di circonvenzione, capace persino di ‘appropriarsi’ delle altrui coscienze. Per non parlare poi della leggenda secondo cui, ‘gli zingari’ prima, ed abili truffatori poi, di convincere con il solo sguardo a donare denaro ed oggetti preziosi.
In realtà le cose non stanno esattamente così. Mettendo opportunamente da parte le abili illusioni circensi, o le ‘ciarle’ da strada, va premesso che la tecnica dell’ipnosi (attualmente molto usata in analisi), ha radice antichissime. Le prime testimonianze ci riportano all’antica Grecia, dove spesso veniva usata per alleviare dolori e stati ansiogeni. Se ne tornò a parlare poi addirittura nell’Ottocento quando, attraverso il suo ‘Mesmerism in India, and its Practical Applications in Surgery and Medicine‘, il dottor Franz Anton Mesme avanzò la convinzione che sarebbe stato possibile, entro certi livelli, effettuare interventi senza far soffrire i pazienti. Ma un po’ le ormai ‘dicerie’ radicate nella cultura popolare, e dall’altro l’avvento degli oppiacei e dell’etere, l’uso dell’ipnosi non venne mai approfondito abbastanza in contesti chirurgici-sanitari.

L’ipnosi medica ha i suoi vantaggi

Ora però le cose stanno cambiando, ed i fatti dimostrano che quelle che erano state ritenute per decenni soltanto teorie, danno invece risultati pratici ed evidenti. Tra i più tenaci sostenitori di questa ‘anestesia alternativa’ si distingue un attento e serio docente del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, il dott. Enrico Facco, autore di infinti studi e ricerche relative all’ipnosi medica. Intanto è bene chiarire che in alcuni ospedali è già in uso con eccellenti risultati, come testimonia una 69enne operata per un ematoma al cervello presso l’ospedale di Legnano.
Da buon medico, incontrando i cronisti dell’agenzia di stampa AdnKronos salute, il dott. Facco tiene subito a sottolineare anche i ‘benefici economici‘ legati a questa pratica: “C’è un vantaggio ineguagliabile, l’ipnosi è sempre disponibile e, se usata bene, non ha nessun effetto collaterale e non costa nulla per il Ssn. Gli ambiti in cui poter usare l’ipnosi medica sono diversi – spiega docente del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova – si sta diffondendo sempre di più in ambito odontoiatrico, ma ci sono medici che la usano per mettere a proprio agio i pazienti che devono essere medicati in ambulatorio, per le terapie del dolore, per il trattamento dei disturbi psicosomatici. E’ chiaro che usata bene e correttamente è uno strumento perfetto per riportate l’umanizzazione delle cure in Medicina. L’ipnosi non è far addormentare il soggetto o trasformarlo in uno ‘zombie’, il paziente è sempre cosciente e c’è un continuo scambio tra lui e il medico che la pratica”. E non è neanche veritiero che oggi i pazienti la considerano una sorta di ‘blando paliativo’, precisa l’esperto, “Si stima che un terzo della popolazione italiana possa sottoporsi all’anestesia ipnotica, e questo potrebbe garantire un miglior approccio all’intervento, meno dolore post operatorio, abbassamento dell’ansia e dello stress. In letteratura scientifica – spiega in proposito – c’è uno studio randomizzato controllato su 2000 soggetti in cui emerge che l’ipnosi medica aiuta nelle fasi pre e post operatorie, riduce l’ansia, aumenta il rilassamento e la collaborazione del paziente. Inoltre si è dimostrato anche che si riducono i consumi dei farmaci analgesici dopo un’operazione”.

L’ipnosi medica, dileggiata e poi riabilitata

E come dicevamo sopra, oggi la vera ‘battaglia’ è quella contro il pregiudizio: “Dall’alveo della medicina è stata confinata nei teatri”, afferma infatti non senza amarezza Facco, il quale assicura però che ora è diverso: “ci sono meno resistenze rispetto a prima, quando l’ipnosi era in contrasto con il pensiero illuminista e con l’idea plurisecolare che l’uomo è una creatura superiore amata da Dio; in realtà invece ha permesso di scoprire l’inconscio dell’Occidente, fino a Freud. Dagli anni ’50 – testimonia infatti il docente – il Centro italiano di ipnosi clinica forma i medici, e negli ultimi anni abbiamo anche deciso di aprire un corso di comunicazione ipnotica per gli infermieri. Il corso principale forma ogni anno fino a 80 partecipanti, dura un anno ma già dai primi 2-4 mesi i medici sono in grado di praticare l’ipnosi. Il problema maggiore che incontriamo è il fatto che nel percorso di formazione universitario manchi completamente uno spazio dedicato questo tipo di disciplina”.
Ovviamente, tiene a precisare il medico, “è chiaro che per interventi di grande impatto, in chirurgia addominale e toracica, non si può pensare di usare l’ipnosi, ma occorre sempre utilizzare i farmaci. Ma per la chirurgia mini-invasiva l’ipnosi può essere una scelta da poter offrire al paziente che – conclude Facco – deve essere però sempre motivato, consapevole e partecipativo, altrimenti meglio optare per una anestesia classica”.
Ma tecnicamente, in poche parole, come funziona? “E’ indotta facendo chiudere gli occhi al paziente e allo stesso tempo suggerendo la realizzazione di uno stato di rilassamento e benessere. Poi si fa immergere il soggetto nell’immagine di un paesaggio piacevole e si crea un’analgesia ipnotica focalizzata nella sede dell’intervento. In odontoiatria, un campo in cui si ottengono ottimi risultati con l’ipnosi, il 25% dei pazienti ha paura dell’intervento e il 10% ha una vera e propria fobia del dentista. Almeno in un caso su tre si riesce a migliorare l’ansia e il terrore per l’estrazione di un dente con l’anestesia ipnotica”.
Per quanti desiderosi di avere più notizie in merito, segnaliamo, di qui a poco, l’uscita di u libro specifico curato dal dott. Enrico Facco: ‘Ritornare a Ippocrate‘ (Mondadori Università). Ma come funziona l’ipnosi?
Max